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18 aprile 2012

Prima no, poi sì. L’Everest illude Brumotti: “Preso in giro"

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La salita sulla cima dell'Everest, in bicicletta, è stata bloccata dal governo nepalese: Vittorio Brumotti è tornato a casa (Foto dal sito web)

L'INTERVISTA. La sua scalata in bici al tetto del Mondo è stata bloccata dal governo nepalese. Un'autorizzazione tolta e poi ridata al suo rientro in Italia, quando ormai era troppo tardi. Come un fiume in piena, Brumotti racconta lo scandalo

di ILENIA MORACCI

“Ci hanno illuso e preso in giro. Sono amareggiato, ma il mio spirito rimane vivo al 100%”
. Rabbia, delusione e solita adrenalina. Vittorio Brumotti, dopo più di dieci giorni dal suo rientro in Italia, è un mix di tutto questo. A causa di uno scandalo internazionale la sua scalata in cima all’Everest in bicicletta è stata bloccata dal governo nepalese. Un’autorizzazione tolta e poi ridata quando ormai era troppo tardi, una volta rientrato in Italia. Forse complice la risonanza mediatica che aveva avuto la notizia. Un cambio di rotta che Brumotti definisce “un vero scandalo”. Dal mistero alle contraddizioni, dai soldi persi al suo amore per la montagna, dalla rabbia a un nuovo Guinness già in testa. “A bombazza" non si ferma e come un fiume in piena racconta questa amara avventura, finita prima ancora di cominciare.

Vittorio, che cosa è successo?
“Il mio spirito è comunque al 100 per cento. Certo, sono amareggiato perché i politici rovinano sempre tutto, anche in Nepal. Ci avevano dato l’autorizzazione per la scalata e poi ci è stata tolta. Per uno scandalo internazionale hanno bloccato tutti i permessi non alpinistici per la cima. E’ stato scoperto che un’azienda americana metteva in vendita degli orologi con incastonati nel quadrante alcuni pezzi di pietre sottratti sulla cima dell’Everest.” 

Quando vi è stato comunicato?
“Questo calvario è iniziato dal mercoledì, il 28 marzo. Mi hanno detto che potevo arrivare solo fino ai 7.900 metri e poi scalare la cima, ma senza la bici. Ma non era più l’obiettivo della mia spedizione.”

Avete provato a trattare?
“Abbiamo trattato con il governo nepalese. Sono passati dei giorni, ma arrivati al sabato la risposta è stata sempre la stessa: si poteva arrivare solo ai 7.900 metri. Insomma, abbiamo trattato per 4 giorni e non è servito. La domenica ho deciso di ripartire e tornare in Italia. Loro hanno voluto tutelare la montagna. Se fosse stato così e fossero stati ferrei nella loro decisione io lo avrei accettato. Ma lo scandalo vero e proprio è stato un altro…”

Cioè? Qual è stato lo scandalo?
"Al mio ritorno mi hanno avvisato che se non avessi avuto fretta avrebbero potuto trattare e mi avrebbero dato l’autorizzazione. L’hanno fatto per salvarsi la faccia. E mi hanno illuso doppiamente. Io sono rientrato la domenica sera, sono passati un po’ di giorni, intanto anche l’assessore alla Regione Liguria aveva scritto alla Farnesina per sapere come mai ero stato mandato indietro. E alla fine, cambio di rotta. Mi hanno scritto per dirmi che se tornavo in Nepal mi potevano dare l’autorizzazione. Questa è la presa in giro che non mi è piaciuta. Appena hanno visto che sono andato via e ho fatto tornare indietro cinquanta uomini dalla montagna, hanno cambiato idea. E’ un mistero pazzesco. Ci hanno illuso togliendoci una somma di centinaia di migliaia di euro. E poi hanno detto che avrebbero dato l’autorizzazione a me, ma magari non a tutti. Peggio ancora. C’erano altre spedizioni in programma, non alpinistiche, e per me il permesso doveva essere dato a tutti, non solo a Brumotti perché è conosciuto ed è seguito dai media.”

E i soldi?
“Io questi soldi non lo rivedo. Fra tutto avremo sprecato, tra me e la produzione del film, più di 200mila euro. Non c’era un modo per recuperarli, ho pagato i permessi per scalare la montagna. Si poteva recuperare qualcosa, ma preferisco metterci una pietra sopra così. I soldi che ho lasciato laggiù fanno bene ad una Nazione del terzo mondo ed è l’unica ragione che mi sono dato. Il Nepal è una terra fantastica che ha bisogno e i miei soldi serviranno.”

Si ma non sai come verranno usati….
“Anche se i soldi andranno nelle mani dei politici, lì i politici non vanno in giro con le auto blu o vanno a sperperare. Le autorità nepalesi hanno le scarpe sporche di fango e i calli sulle mani. Gli consiglio però di non ragionare da politici internazionali, di fare la loro politica e di dare l’autorizzazione a imprese sportive come la mia. L’intento era solo di fare promozione nel mondo a quella nazione. Perché per “100% Brumotti” fare un guinness in Nepal o a Hollywood non cambia niente. Io lo facevo in quella terra perché da due anni mi sono avvicinato a una sorta di buddismo e mi sentivo anche il dovere di offrire qualcosa a chi ha bisogno.”

Inutile forse chiederti, quindi, se ritenterai l’impresa…
“Io sono fissato con le montagne. Penso di essere, senza voler sembrare troppo esaltato, l’unica persona al mondo che può salire le montagne con la bici. E’ forza di volontà, oltre che fisica. Mi sono allenato circa due anni a scalare tutte le Alpi possibili con la mia bici, in mezzo alla neve. Sono sicuro che mi arriveranno a dire “Ti diamo l’autorizzazione, non pagherai i permessi”. Questo sarebbe il mio sogno, fare un po’ di chiarezza su questo fatto buio e losco. Sono sicuro che questo è stato un arrivederci. E nel frattempo mi sto dedicando a un altro Guinness…”

Ci puoi svelare qualcosa?
“Non voglio fare il misterioso ma c’è un qualcosa di grossissimo e devo avere varie autorizzazioni. Sono stato in Arabia per avere i permessi. Comunque non passerà un mese e lo vedrete. E’ estremo, durissimo e di forte impatto. L’ho presa proprio con cattiveria. Se la mia vita la affrontavo al 100% adesso ho messo qualche percentuale in più.”