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16 aprile 2013

Boston: perché? Quando il tempio dello Sport viene profanato

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Da Boston a tutti gli angoli della Terra, tutti smarriti, gli occhi gonfi di lacrime. La morte durante un evento sportivo come a Monaco '72 , come a Atlanta '96. Nel giorno delle tasse negli Usa, la tassa più dura da pagare. E soprattutto da comprendere

Sentire un’esplosione – anzi due, fortissime a distanza di una decina di secondi - quando l’unica cosa che sembra stia per scoppiarti dentro è il cuore. Dopo 42 chilometri e quattro ore  di corsa senza essere campioni, ma normalissimi maratoneti della domenica. E senza riuscire a capire che cosa stia accadendo. Nel giorno delle tasse, la tassa più dura da pagare.

Da Boston a tutti gli angoli della Terra in pochi minuti, tutti smarriti, gli occhi gonfi di lacrime che faticano a uscire. Una sensazione che dura, anche ora che è trascorso quasi un giorno. Perché? E soprattutto chi è stato? Tutto il mondo si è fermato davanti a queste immagini che riproducono la più assurda contraddizione: la morte durante un evento sportivo. Un evento che puntualmente si celebra da 117 anni, cioè da due secoli. Nella più europea delle città americane, in quella che qualcuno riteneva, fino a ieri, la più sicura.

Lo sport in America s’era già confrontato con le bombe. Accadde ad Atlanta, anno 1996, era l’Olimpiade, fu riprodotto il terrore già vissuto a Monaco ’72, quando Settembre Nero per la prima volta insanguinò i Giochi olimpici dell’era moderna.

Di moderno qui non c’è niente, la morte dispensata a tradimento è una barbarie che resiste dalla preistoria, qualsiasi etichetta ideologica finirà per essere appiccicata. Con un terribile sospetto: che il tempio dello sport possa essere ancora profanato. Da Boston a tutti gli angoli della Terra.