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21 novembre 2014

Onde alte e vento forte, quante insidie nell'Oceano Indiano

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Una velista del Team Sca travolta da un'onda durante la navigazione. Le condizioni meteo nell'Oceano Indiano sono difficili (Getty)

VIDEO e TWEET. Le sette imbarcazioni della Volvo Ocean Race hanno oltrepassato Capo Agulhas e viaggiano verso Abu Dhabi, ma le condizioni meteo sono pessime. Persino mangiare diventa un problema. LO SPECIALE

Oceano che vai, condizioni che trovi. Le sette imbarcazioni della Volvo Ocean Race hanno superato Capo Agulhas, la punta che indica il passaggio da un oceano all’altro. La vita a bordo non è delle più semplici: vento forte e onde danno seri problemi di equilibrio ai 66 velisti. Se la prima notte dopo la partenza era stata relativamente tranquilla per i team, la seconda ha dato qualche problema in più, causato soprattutto dallo stato del mare nella zona della corrente di Agulhas.

Onde intorno ai 4 metri, corrente intorno ai 5 nodi, vento intorno ai 25/30 nodi hanno reso la seconda notte della seconda tappa della Volvo Ocean Race un “inferno” per i sette equipaggi. Cucinare e riposarsi è praticamente impossibile, e del resto i velisti non hanno una gran fame. “Lavorare è difficile – ha detto Amory Ross che viaggia a bordo del Team Alvimedica - ci ho messo quasi un'ora a scrivere un post sul mio blog oggi, e mangiare è ancora più difficile, nessuno si avvicina nemmeno al cibo e anche cose da nulla come versare il latte in polvere nella ciotola per mangiare un po' di cereali può essere un problema, Charlie (Enright, lo skipper) lo ha appena fatto e la cucina adesso sembra una scena di un film dell'orrore”.

Per il momento le barche non sembrano aver avuto problemi di carattere tecnico, solo Team Vestas Wind ha riportato danni alla randa, come ha spiegato l'Onboard reporter Brian Carlin: “Il primo piccolo incidente è stata la randa strappata, siamo certi che sia successo durante quella strambata violenta nella in-port a causare il danno. Tom (Jonson) che ha il ruolo di velaio si è messo al lavoro con Peter (Wilbroe) per ripararla. Quando tutti i pezzi di tessuto erano pronti e la colla cominciava a tirare, abbiamo ammainato la randa ed è stato fatto il lavoro. Ci è costato un po' di tempo, non sappiamo quanto, ma qualcosa abbiamo perso. Era un male necessario e abbiamo fatto bene a farlo prima che le condizioni cominciassero a peggiorare”.

Per quel che concerne le posizioni di classifica, la flotta è ancora guidata dai giovani di Team Alvimedica, con l'italiano Alberto Bolzan, la barca che si è tenuta più a nord di tutti, che ha tenuto un buon passo e il controllo sugli inseguitori più immediati, gli spagnoli di Mapfre e i franco/cinesi di Dongfeng Race Team. Dopo due giorni di regata, i sette monotipo sono ancora tutti molto vicini, i primi cinque in sole 5,5 miglia, e sono solo poco più di 18 le miglia che separano i leader di Team Alvimedica e le veliste di Team Sca in settima posizione, che però hanno optato per una rotta più meridionale, il cui risultato sarà verificabile solo nelle prossime ore. Prossime ore in cui i navigatori dovranno prendere la decisione se e quando puntare la prua verso nord, in avvicinamento alla rotta ortodromica.

“Navigare a vista con tre altre barche, ci ha dato la possibilità di valutare le nostre prestazioni in rapporto a loro, ma è certo che è anche un fattore di stress”, ha raccontato Matt Knighton a bordo di Abu Dhabi Ocean Racing, leader della classifica provvisoria dopo la vittoria nella prima tappa. “A bordo c'è una strana mancanza di chiacchiere. In questa situazione ogni miglio, ogni piccolo guadagno non è da dare per scontato”. Se le condizioni di bordo non sono delle migliori, va detto però che le velocità di punta e sulle 24 ore sono di alto livello, con Team Sca che ha fatto registrare 24,4 nodi di top speed e Mapfre che in un giorno ha percorso ben 517,3 miglia.