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15 dicembre 2015

Atletica, i 26 deferiti: non pagheremo per errori di altri

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La lanciatrice del martello Silvia Salis ha ricevuto il compito di curare la comunicazione dei 26 atleti coinvolti (Getty)

Contrattacco degli atleti deferiti dalla Procura antidoping per mancati adempimenti formali: è pronto un pool di avvocati capitanato da Giulia Bongiorno e Antonio De Renzis. Fabio Donato, bronzo a Londra nel salto triplo: "E' un sistema che non funziona"

"Non aspetteremo inermi davanti a un muro di essere fucilati dopo un processo sommario!". I 26 atleti azzurri deferiti nei giorni scorsi dalla Procura antidoping, con l’accusa di avere volutamente omesso di compilare i documenti necessari per garantire la reperibilità da parte di chi è preposto ai controlli, reagiscono con una posizione comune. "Ci siamo guardati in faccia per la prima volta dopo l'accaduto – ha spiegato la lanciatrice del martello, Silvia Salis, alla quale il gruppo di atleti ha affidato il compito di coordinare la comunicazione - e abbiamo convenuto che il modo migliore per affrontare la situazione è agire con granitica compattezza. Così faremo".

 

Gli atleti hanno affidato la propria tutela legale a un gruppo di avvocati: Giulia Bongiorno, Giovanni Fontana, Antonio Derensis e Fabio Milano. "Siamo vittime di una situazione paradossale - aggiunge Fabrizio Donato, bronzo ai Giochi di Londra 2012 nel salto triplo - che si è creata per colpa del malfunzionamento di un sistema sulla cui efficienza avrebbero dovuto vigilare Coni e Fidal. Non possiamo certo pagare noi per gli errori di qualcun altro. Per adesso pensiamo a difenderci, ma non escludiamo di intraprendere anche azioni volte a risarcirci, per quanto possibile, dei danni d'immagine ed economici che questa vicenda ci ha causato".

 

Alla riunione, insieme all'avvocato della Federazione, Guido Valori, ha partecipato anche il presidente Fidal, Alfio Giomi, che non ha voluto far mancare il proprio sostegno agli atleti, come del resto ha fatto dopo che l'apertura del caso insieme al presidente del Coni, Giovanni Malagò. "Deve essere chiaro a tutti che non stiamo in nessun modo parlando di una questione legata all'assunzione di sostanze dopanti. In ogni modo - ha detto Giomi -, è una vicenda che deve risolversi in tempi brevi, perché molti di questi ragazzi si stanno preparando all'Olimpiade di Rio e devono poterlo fare con la giusta condizione psicofisica".