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24 dicembre 2016

Un anno, un ricordo: il 2016 di Giorgio Porrà

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Ogni giorno, durante le feste, un personale ricordo del 2016 da parte dei volti di Sky Sport. L'evento vissuto, raccontato oppure sentito più vicino 

 

Rivoluzione totale. Questo è stato Johann Cruyff, il massimo, sull'erba, in panchina. Ne prendano nota quelli che insistono nel tenerlo giù dal podio di Maradona e Pelè. Anticipatore e progressista, figlio dei fiori e lucido manager, centravanti e terzino, non esiste ruolo che non abbia ricoperto con successo, rompendo e riscrivendo le regole, le sue, quelle di chi ha scelto di spendere la propria fantasia nella costruzione di un mondo nuovo, arancione, con venature blaugrana.

Anche dopo la sua scomparsa, l'essenza del gioco, la rotondità del gesto, la rapidità del pensiero, restano custodite nei suoi piedi, nei suoi neuroni. Lui lo ha sempre saputo, dubitava semmai della devozione altrui. "Nemmeno Rembrandt e Van Gogh furono capiti - filosofeggiava - la lezione è questa: ti prendono per pazzo finché non diventi un genio".
 

Cruyff ha sempre agito nel nome della bellezza, nulla ha mai contato di più dell'immaginazione al potere. Lo ha fatto col 14 sulle spalle, mixando eleganza e velocità, con quel formidabile esterno destro, con la "Cruyff-turn", quella giravolta che uccellava chiunque, diventando il faro di quel calcio libero, socialista, sorta di utopia realizzata, di '68 in salsa olandese, fatto di pressing, sovrapposizioni, zona, ruoli interscambiabili, che non smette di essere riferimento di tutte le avanguardie contemporanee.

Lo ha fatto in panchina, nel Barcellona, in quegli otto anni nei quali mise 11 trofei in bacheca, ispirando il guardiolismo, la dittatura del tiki taka, imponendo concetti tanto basici quanto provocatori: "Il calcio è un gioco semplice, ma giocare in modo semplice è molto difficile, la palla è una sola, per questo bisogna sempre averla tra i piedi".

La verità è che nessuno, come Cruyff, ha cambiato questo gioco, nessuno ha avuto la stessa visione, nessuno si è mantenuto nel tempo estremista come lui, purezza e divertimento innanzitutto, unici argini alle derive del fenomeno. Cruyff è stato profeta pop, divo spigoloso, filantropo illuminato, Cruyff è stato tutto questo in una vita sola, troppo breve se riflettiamo su quanto stupore avrebbe potuto continuare a spalmare sulla nostra. "Mio padre era di tutti - ha detto il figlio Jordy nella cerimonia funebre - e per tutti è stato fonte d'ispirazione. E così lo dobbiamo ricordare". Ed è proprio così che lo ricorderemo.