Cuba, viaggio nell’isola ad un anno dalla morte di Castro. Sotomayor ricorda Sara Simeoni e applaude Tamberi

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Lo sport continua ad esprimere tutte le potenzialità e le contraddizioni del sistema cubano. Castro è scomparso nel novembre del 2016, ma un anno dopo la sua filosofia e il suo sistema rimangono un punto di riferimento

Lo sport è un diritto del popolo. Deve essere garantito a tutti, come l’istruzione e l’assistenza sanitaria. Castro è morto un anno fa, ma la sua filosofia rimane un punto di riferimento. Con il vantaggio di cercare e costruire talenti a Cuba in modo capillare come pochi paesi sanno fare e con tutte le difficoltà.

Cuba cerca e costruisce talenti in modo capillare, come pochi paesi sanno fare e con tutte le difficoltà dovute a strutture non adeguate e ad obiettivi di carriera sportiva che sull’isola sono sempre più stretti e limitati. Non manca la fiducia, lo sport continua ad essere una grande speranza che il sistema possa continuare a funzionare. Lo si percepisce dalle parole di leggende come Ana Fidelia Quirot, campionessa mondiale di 400 e 800, come Javier Sotomayor che detiene ancora il record del mondo di salto in alto, intervistati in esclusiva dal'inviato Fabio Russomando. Una fiducia costruita su 120 medaglie olimpiche. Cuba è una superpotenza dello sport. O forse era…

 

Non manca il talento, mancano le prospettive. E allora alcuni tra i migliori allenatori vanno altrove ad insegnare, alcuni tra i migliori atleti vanno altrove per vivere di sport e magari cambiano anche nazionalità. Una continua emorragia. Anche attraverso la fuga, se necessario. E necessario lo è ancora. Dopo le aperture di Obama, l’amministrazione Trump sta riportando Cuba al suo isolamento. Anche sportivo.

L’esempio più significativo rimane il baseball, orgoglio nazionale a Cuba dove ci sono tanti giocatori di livello internazionale che continuano a crescere. Ma le poche centinaia di dollari di guadagno che ne fanno dei privilegiati sull’isola, non bastano contro i milioni di dollari che i cubani fuggiti guadagnano in America giocando nelle squadre MLB. Da Cuba è scappato anche Yuli Gurriel, ultimo esponente di una famiglia legatissima a Castro e al baseball cubano, fondamento di una nazionale che in passato ha vinto tutto. Ma Gurriel ha vinto quest’anno le World Series con Houston e ora guadagna milioni, seguito in tv da tutti i tifosi cubani e dai prossimi talenti che inseguiranno lo stesso sogno. La nazionale prova ad andare avanti senza i giocatori che hanno lasciato l’isola e le medaglie non arrivano più.
 

Ma negli sport dove manca una tradizione, succede anche il contrario. Il calcio cubano ha affidato il suo futuro ad un italiano, Lorenzo Mambrini, un umbro tenace che ha vinto il campionato con il Santiago de Cuba. Un tentativo di rivoluzione importata. A Cuba si possono trovare le materie prime più importanti per la pratica sportiva: fisico e talento.

 

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