È morto lo scrittore Andrea Camilleri, aveva 93 anni

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Il grande scrittore del Commissario Montalbano, Andrea Camilleri, è morto stamani all'ospedale Santo Spirito di Roma dove era da tempo ricoverato in gravi condizioni. Aveva 93 anni, i suoi libri hanno venduto 31 milioni di copie

Lo scrittore Andrea Camilleri è morto stamani all'ospedale Santo Spirito di Roma, dove era da tempo ricoverato. "Le condizioni sempre critiche di questi giorni si sono aggravate nelle ultime ore compromettendo le funzioni vitali - si legge nel bollettino dell'ospedale -. Per volontà del maestro e della famiglia le esequie saranno riservate. Verrà reso noto dove portare un ultimo omaggio". Camilleri, 93 anni, è diventato celebre per il personaggio del commissario Montalbano. Nato a Porto Empedocle nel 1925, era stato ricoverato in condizioni critiche la mattina del 17 giugno 2019 all'ospedale Santo Spirito di Roma per un arresto cardiorespiratorio.

Camilleri e lo sport: in bici durante la Seconda Guerra Mondiale

Sul rapporto con lo sport, Camilleri spiegava: "Fa ampia parte della società italiana, questo è sicuro. Non è che io lo disprezzi, anzi. Il fatto è che lo praticai in gioventù al tempo del fascismo. Era obbligatorio e questo non lo accettai: fui l’unico studente italiano, penso, rimandato a ottobre in educazione fisica nel '42. E proprio durante la Seconda Guerra Mondiale, lo scrittore raccontò che durante i bombardamenti scappò in sella a una bicicletta attraverso una strada martoriata da bombe e carri armati:"“Un miracolo ripetuto quattro giorni dopo, quando rifeci quella strada al contrario per andare a dire a mia madre che papà era vivo".

Dall'Empedoclina alla Nazionale italiana di calcio

Originario di Porto Empedocle nell’agrigentino, Camilleri  si avvicinò al mondo del calcio grazie a papà Giuseppe che divenne presidente dell’Empedoclina. Così ricordava quegli anni: "Era una squadra da quattro soldi, io ero figlio unico. Ricordo queste angoscianti domeniche sera, nelle quali mio padre non tornava a casa dopo la partita. Erano partite che finivano sempre a botte, si svolgevano tra paesi vicini. Non sapevamo con mamma se papà era stato arrestato, fosse all’ospedale... Credo che quelle domeniche mi abbiano allontanato dal calcio e abbiano un po’ condizionato la mia esistenza". In realtà, col tempo, Camilleri cambiò opinione sul calcio appassionandosi della Nazionale italiana: "Non comprendevo il gioco, ma quando è bello dopo un po’ il gioco lo capisci. Capisci la rete dei passaggi, la qualità dei giocatori".

Amante della Ferrari e della competizione

Il giovane Camilleri ammetteva un rapporto difficile con lo sport come spiegava alla Gazzetta dello Sport, idea stravolta nel tempo accostando lui stesso ad un atleta: "Io scrivo tutti i giorni, come un pianista si esercita a suonare sulla tastiera, come un atleta si allena tutti i giorni in palestra". Tra le passioni sportive del papà di Montalbano c’erano anche i motori: "Mi piace guardare anche le gare di Formula 1, la Ferrari e quelle delle moto. Non è che non ami lo sport, lo amo, mi piace vedere la competizione. Credo che l’unità d’Italia oggi si realizzi nel contrasto con l’avversario della squadra di calcio: nell’opposizione che si svolge sulle tribune, in realtà c’è un’unità di sentimento. Si può essere da una parte o dall’altra, ma un’unità di sentimento esiste".

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