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06 maggio 2017

Kipchoge non corre sotto le 2 h per 25''. Resta un tempo incredibile

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Il muro delle 2 ore resiste per soli 25 secondi. A Monza il keniano Kipchoge chiude in 2h 00’ 25”, prestazione comunque eccezionale. Non viene omologato come record del Mondo, ma come tempo ufficiale IAAF

Il muro è ancora lì. Per soli 25 secondi non riesce il tentativo di scendere sotto la barriera “disumana” delle due ore. L’oro olimpico di Rio 2016, il keniano Eliud Kipchoge resta in linea con l’obiettivo fino ai 35 Km ma gli manca lo sprint nel finale e chiude in 2h 00' 25''. E’ comunque un’impresa, mai nessuno aveva corso una maratona con un tempo simile.. Per intenderci, il record del Mondo del 2014 di Dennis Kimetto resta 2’32” superiore (2h 02’ 57”). Quello di Kipchoge non può essere omologato come nuovo record mondiale per via delle lepri utilizzate ad intermittenza e della metodologia di alimentazione durante la gara. Ma è una maratona certificata IAAF e quindi il tempo è ufficiale. Record o meno, il progetto "Breaking 2" ha dimostrato la possibilità di superare ( o quanto meno avvicinare) i limiti umani, fisici e mentali. Ad assistere alla sfida a Monza anche la campionessa inglese Paula Radcliffe, detentrice Record del Mondo della maratona femminile mista (2h 15’ 25” stabilito nel 2003)  particolarmente emozionata: "Mi considero fortunata ad aver assistito ad una maratona del genere che è storica. Kipchoge è stato incredibile. Questo è il futuro".  

La maratona parte al buio, alle h 5.49, all’autodromo di Monza. Kipchoge, che prima di oggi aveva un personale di 2h 03’ 05” (Maratona di Berlino 2015), è accompagnato da altri due campioni: Leilsa Desisa (Etiopia), vincitore della maratona di Boston 2013 e 2015, e Zersenay Tadese (Eritrea), detentore del record del Mondo della mezza maratona. Fino al termine dei 42,195 Km si alternano a rotazioni 19 lepri, tra di loro pure il medagliato olimpico dei 1500m a Atene e Sidney, l’americano Bernard Lagat.

Il più giovane Desisa, 27 anni, si stacca dal gruppo dopo i primi 15 Km, Tadese resiste fino a metà gara. Resta da solo Kipchoge, in canotta rossa, a continuare il tentativo, ai 35 Km in 1h 39’ 37” è in linea con la proiezione finale sotto le due ore, è pure sorridente, non tradisce tensione, salvo poi calare il ritmo. “Mi è mancato il finale, la prossima volta ce la farò”, commenta al traguardo il keniano. E’ un tripudio, viene festeggiato da tutti, pure dal figlio del vento Carl Lewis, insieme agli esperti e scienziati che per più di 3 anni hanno messo anima e cuore al progetto Nike “Breaking 2”. Nei prossimi giorni chissà quante volte Kipchoge si sognerà questi benedetti 25 secondi in più. Atleta eccezionale, protagonista di un crono pazzesco, di un’impresa che per un nonnulla non è diventata leggenda.  Nel 1991 il Dottor Mike Joyner teorizzava che il limite teorico della fisiologia umana per una maratona fosse di 1h 57’ 58”. Per decenni abbiamo preso questa teoria come utopia, al limite dell’assurdo. Oggi per la prima volta ci siamo invece andati vicino. Il muro delle 2 ore è sempre lì, ma adesso non è più fantascienza.

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