Mondiali Atletica Doha: Chepngetich d'oro in una maratona femminile quasi proibitiva

Atletica

Lia Capizzi

40 atlete all'arrivo su 70 partecipanti, 32 gradi con il 75% di umidità. La maratona femminile a Doha ha regalato le prime medaglie e scene assurde. Non ce l'hanno fatta ad arrivare al traguardo neanche le italiane Dossena ed Epis. Furiosa l'Etiopia: "Nel nostro paese non avremmo mai disputato una maratona in queste condizioni", denuncia l’allenatore Haji Adillo Roba

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Non è stata una maratona. È stata una lotta per la sopravvivenza. Se la gara simbolo della fatica e del fascino dello sport si trasforma in uno show triste o addirittura in un possibile pericolo per la salute, c’è forse bisogno di fermarsi e chiedersi: è questa l'atletica del futuro? Organizzare un Campionato del Mondo a ridosso del deserto era un rischio in partenza, le preoccupazioni sono sempre state molte sin dalla scelta della IAAF di accettare la candidatura (e soprattutto i petrodollari) del Qatar. Proprio in un appassionato e coinvolgente venerdì di "Fridays For Future", con milioni di giovani di tutto il mondo mobilitati in corteo per chiedere ai governi di impegnarsi contro il cambiamento climatico, prende il via il Mondiale di atletica meno ecologico di sempre. Per arginare il caldo torrido all'interno del Khalifa Stadium, stadio all'aperto, è stato messo a punto un super tecnologico (e chissenefrega dei danni all’ecosistema…) meccanismo di raffreddamento: trecento bocchettoni rilasciano aria fredda, potenti spifferi capaci di garantire una temperatura di 22-24 gradi. Bene, ma non proprio benissimo, per gli atleti impegnati nelle gare dentro lo stadio, peccato invece per i marciatori e i maratoneti: il caldo soffocante lungo le strade mica lo puoi trasformare. La maratona femminile è la gara che assegna le prime medaglie iridate. La IAAF e il Comitato Organizzatore mettono le mani avanti, comunicano che tutte le Nazionali sono state informate da mesi sui possibili pericoli legati al caldo. Avessi detto, che gran sforzo inviare mail di allerta. La commissione medica è da tempo sull'attenti con consigli su metodologie anti calore e presidi raddoppiati lungo il percorso. Le atlete, per adattarsi a una maratona che parte a mezzanotte, hanno cambiato bioritmi dormendo di giorno e vivendo di notte. Dalla teoria si passa alla pratica, 32 gradi con il 75% di umidità, si suda solo a stare fermi, come si può correre 42 Km in queste condizioni? Sara Dossena al 12° km non respira, barcolla, il gruppo dei tecnici azzurri corre a fermarla per paura che cada. "La situazione è peggiore di quel che avevamo preventivato. Il rapporto temperatura-umidità è quasi proibitivo. Si fatica a respirare, stando ai nostri parametri lo sforzo si allunga di 5 Km, è come correre una maratona di 47/48 Km e non di 42", sottolinea il CT La Torre dopo aver abbracciato la 32enne bergamasca cercando di alleviarne il senso di frustrazione. "Mi sono dovuta fermare perché sono svenuta. È un Mondiale, vesto la maglia azzurra, volevo arrivare a tutti i costi al traguardo, anche camminando, ma con questo caldo non si riesce a respirare, il mio fisico è esploso. Avrei voluto poi ripartire ma la situazione rischiava di diventare pericolosa. Probabilmente in futuro non dovrò preparare una maratona ma dovrò fare una preparazione di resistenza a queste condizioni climatiche impossibili", chiosa avvilita la Dossena. Pure l’altra azzurra Giovanna Epis alza bandiera bianca, al 30° Km. 

Si susseguono altre scene che fanno tenerezza, atlete boccheggianti, paonazze, nonostante le numerose soste ai rifornimenti per idratarsi. Si trovano in gruppo le favorite, la campionessa iridata del 2017 Rose Chelimo (Bahrein), la numero uno del ranking Ruth Chepngetich (Kenia) insieme alla connazionale Visiline Jepkesho, l'intramontabile quarantenne Edna Kiplagat. Corrono ma non viaggiano le super campionesse, fa troppo caldo anche per loro. Al Km 37 la Chepngetich saluta la compagnia e nessuna riesce più a prenderla, lanciata verso la medaglia d'oro. Chiude in 2h 32' 43'', lontanissima dal suo record personale, oltre 15 minuti superiore al sensazionale 2h 17'07'' (terzo crono femminile di tutti i tempi) del gennaio 2019 stabilito a Dubai in una maratona iniziata alle 6 del mattino e con 18 gradi. Tutt'altro scenario ambientale rispetto a questo di Doha. Va dunque tristemente in archivio la maratona più lenta di sempre nella storia dei Mondiali. Solo 7 atlete riescono a chiudere sotto le 2 ore e 40'. Aggiungiamoci pure la mestizia della cornice: poco pubblico e quindi quasi zero tifo (alle 2 di notte in Qatar sono già tutti a letto). L'argento se lo mette al collo la Chelimo (2h 33’46), festeggia il bronzo a sorpresa Helaia Johannes (Namibia) in 2h 34’ 15”. Dobbiamo ripeterci: come si fa a correre una maratona con 32 gradi (40 percepiti)? Ci riescono in poche, delle 70 atlete in gara solo 40 tagliano al traguardo, 30 si sono arrese. Ma davvero in un sfida mondiale il 42% del field si è ritirato? Questa notte potrebbe addirittura aumentare la lotta per la sopravvivenza, alle 22.30 italiane (23.30 di Doha) parte la 50 Km di marcia maschile e femminile. Per Eleonora Giorgi, candidata a salire sul podio, per il resto degli azzurri, per tutti i partecipanti, sarà una gara di passione e di tormenti, oltre quattro ore di tacco e punta al 75-80% di umidità. È normale o è una follia? Illustrissimo Lord Sebastian Coe, chiediamo a lei che è il boss della Federazione Internazionale: è davvero questo il modo per rendere più avvincente l'atletica del futuro?

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