Pallanuoto, il Setterosa si gioca le Olimpiadi con l’Ungheria: “Casa nostra, non si passa"

PALLANUOTO
Lia Capizzi

Lia Capizzi

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Nei quarti di finale del Torneo preolimpico di Trieste l’Italia supera (15-6) Israele. Sabato sera la semifinale contro l’Ungheria che vale quattro anni di sacrifici. Solo chi vince si qualifica per le Olimpiadi di Tokyo. “Sono le ungheresi che devono temere noi, non il contrario” avverte Giulia Viacava che in questo 2020 si è divisa tra gli allenamenti e il lavoro di infermiera in prima linea contro il Covid-19

Tutto come previsto. Israele ha racimolato solo un punto nella prima fase a gironi, rappresenta un boccone troppo morbido per impensierire il Setterosa. Il quarto di finale è poco più di un allenamento per le azzurre che si concedono il lusso di un inizio match in totale relax. I parziali dei primi due tempi (3-0, 3-1) sono fin troppo iindulgenti considerando l’oceano tecnico che separa le due nazionali. Il C.t. Zizza si fa sentire durante l’intervallo lungo, pretende che l’Italia aumenti il ritmo. Detto fatto, la musica cambia tonalità, il terzo quarto è un rock e il parziale 7-1 diventa finalmente veritiero. Finisce 15-6 con Claudia Marletta miglior marcatrice a segno quattro volte. Ora si pensa solo all’Ungheria, la più tosta avversaria che il Setterosa potesse trovare in semifinale sabato sera. Una partita “win or go home”, solo la vittoria porta in dote uno degli ultimi due pass rimasti per le Olimpiadi di Tokyo. 

E’ l’appuntamento che vale quattro anni di sacrifici, è il traguardo a cinque cerchi che serve come ossigeno a tutto il movimento della pallanuoto femminile, troppo spesso ignorato in termini di visibilità. La colpa è di tutti, sia chiaro, di media e sponsor e di chi si dimentica che il Setterosa dopo l’impresa dell’oro olimpico ad Atene 2004 è stato capace di ricostruirsi fino a disputare una seconda finale olimpica a distanza di 12 anni, la medaglia d’argento di Rio 2016 non è stata un caso. La rivalità tra italiane e ungheresi non ha lo stesso blasone storico di quella in campo maschile ma è pur sempre una profonda inimicizia sportiva. Brucia ancora il quarto di finale ai Mondiali di Gwangju 2019 vinto 7-6 dalle magiare che poi chiusero al quarto posto con l’Italia sesta.

Quella in Corea del Sud era la terza sconfitta in poco meno di 12 mesi, in aggiunta alle due rimediate nei turni preliminari della World League 2019. Precedenti non incoraggianti che bisogna resettare. La 26enne ligure Giulia Viacava è una combattente per natura, in questo 2020 ha fatto turni di lavoro massacranti come infermiera in una RSA di Genova, ha messo a frutto la sua Laurea Triennale in infermieristica scegliendo di essere in prima linea durante la fase acuta dell’emergenza da Covid-19.

Figuriamoci se si fa impensierire da qualche avversaria: “Sono le ungheresi che devono temere noi, non il contrario. Giochiamo a Trieste, è casa nostra, qui non passa nessuno!”, la chiamata alle armi della 26enne ligure difensore della Orizzonti Catania. “Questa è LA partita”, conferma il CT Paolo Zizza. “E’ la sfida che abbiamo preparato da tempo, la aspettiamo da più di un anno. L’Ungheria è pericolosa nelle ripartenze, noi dovremo prestare la massima attenzione nell’annullare ogni tentativo di contropiede. Servirà una partita di sacrificio in difesa, con i doppi centri a portare i blocchi, tutte dovranno darsi una mano”. Alle ore 18 è in programma la prima semifinale tra Olanda e Grecia. Alle 20 tocca a Italia-Ungheria. Inutile girarci attorno, un match da dentro-o-fuori è sempre una guerra ma il Setterosa è pronto.

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