Bebe Vio: "Alex Zanardi mi ha insegnato a dedicare la vita allo sport"

rising phoenix
Lia Capizzi

Lia Capizzi

Un docufilm destinato a entrare nella storia. È il racconto di come le Paralimpiadi hanno cambiato la percezione dello sport dei disabili. Tra i protagonisti c'è Bebe Vio che ha fornito materialmente il titolo: "Rising Phoenix" (Fenice Radiosa) era il suo nome di battaglia negli scout. Una chiacchierata con la campionessa veneta divenuta un simbolo mondiale proprio come il suo mentore Zanardi. "Rising Phoenix" dal 26 agosto  su Netflix, e direttamente su SkyQ grazie all’offerta Intrattenimento plus

L’attesa è finita. Il 26 agosto esce il docufilm in cui sei tu sei tra le protagoniste, un grande onore ma pure una responsabilità.

"È un film creato apposta per insegnare alle persone cosa sia lo sport paralimpico. Racconta la storia del nostro movimento, relativamente recente se pensate che la prima edizione dei Giochi Paralimpici si è svolta a Roma nel 1960. Siamo giovani ma stiamo crescendo bene. La cosa bella è che, vedendolo, un secondo piangi, il secondo dopo ridi, subito dopo ancora hai paura. È un mix di varie emozioni".

 

Vale il motto: alle Olimpiadi vengono creati gli eroi, alle Paralimpiadi invece arrivano gli eroi. Perché tutti voi avete vissuto una tragedia personale dalla quale vi siete rialzati

 

"La mia prima Paralimpiade è stata a Londra nel 2012, ma vedevo le gare degli altri perché ero troppo piccola per partecipare. Voi di SKYSPORT mi avete offerto di fare l’inviata, un lavoro vero. Per me la figata vera era andare in giro e chiedere a chiunque: Perché sei qua? Cosa hai combinato? Perché ti manca una gamba? Perché ti manca un braccio? Perché sei in carrozzina? Quando arrivi là, ai Giochi, tu devi essere pronto a vedere persone che hanno già vinto nella loro vita. A quel punto iniziano a viverne un’altra, ma è una seconda vita quella dello sport paralimpico. Come è accaduto a me".

                                                                                                                                      

Londra 2012 è la data spartiacque, da lì in poi è cambiato tutto, è esplosa la vostra visibilità ma soprattutto è mutata la percezione delle persone nei confronti di voi disabili. In quell’edizione inglese delle Paralimpiadi lo slogan era: venite ad incontrare i supereroi.  Uno di questi era Alex Zanardi, è diventato iconico il suo gesto mentre solleva la handbike dopo la sua prima medaglia d’oro in carriera. Lui ha fatto parte della tua crescita sportiva, ti ha spronato quando non ti conosceva nessuno. Tua madre Teresa ricorda quando prese un treno per andare a conoscere Zanardi per chiedergli consigli mentre tu eri in ospedale e chiedevi ai tuoi di poter continuare a fare sport anche senza braccia e gambe.  Questo docufilm ha una dedica ideale proprio per Alex, in questo momento così delicato per lui?

 

"Alex è stata uno delle persone che letteralmente creato lo sport paralimpico. In Italia ha dato la voce al nostro movimento. Io lo adoro. E’ stato il secondo campione paralimpico che ho conosciuto e che mi ha spronato dicendomi: vai e spacca tutto. Il primo era stato Pistorius, l’avevo incontrato quando avevo 13 anni. Alex mi ha fatto capire – ma dico pure ci ha fatto capire- quanto fosse importante dedicare la propria vita allo sport. E’ grazie a lui se tante persone si sono dedicate all’attività fisica. E’ grazie a lui anche se sono molti sponsor hanno iniziato a dare retta allo sport paralimpico, ad investire nelle nostre gare. Alex mi ha sempre reso orgogliosa, mi considero fortunata ad avere un riferimento come lui, con il suo carisma, con la sua voglia di fare, con la sua invincibilità dentro. Io sono fierissima di essere italiana anche grazie a personaggi come Alex".

 

Ma anche tu adesso sei un personaggio. Non a caso sei stata scelta tra i protagonisti di questo docufilm che passerà alla storia, un racconto così epico dello sport paralimpico non si è mai visto. Sono otto storie di otto campioni, tu hai pure l’onore di aver fornito materialmente il titolo. Rising Phoenix significa Fenice Radiosa, era il tuo nome di battaglia quando eri nel gruppo degli scout.

 

"Io l’avevo detta come una battuta durante una fase delle riprese, l’avevo buttata lì ma al regista e agli sceneggiatori è piaciuta tantissimo. Mi ha fatto ancora più strano quando mi hanno riferito di averla scelta per il titolo. Io ci metto la mia faccia ma il mio vero ruolo è quello di rappresentare tutti gli altri ragazzi dello sport paralimpico. La vera figata è come questo film stia già diventando un cult, vedo che sta spaccando in giro per il mondo. Per esempio, l’altro giorno è uscito il brano ufficiale della colonna sonora (scritta ed eseguita da Daniel Pemberton, Toni Hickman e prodotta da Pemberton). Anche i Coldplay, che si erano esibiti dal vivo alla Cerimonia di Chiusura delle Paralimpiadi di Londra 2012 insieme a Rihanna, hanno postato sui loro social il video della canzone. Il brano si chiama come il docufilm “Rising Phoenix” ed è assurdo pensare che in copertina ci sia io. Questa cosa ti fa capire come lo sport paralimpico stia facendo innamorare veramente tutti. Io personalmente sono pazza di Ntando Mahlangu, il ragazzino del Sudafrica che nel documentario voi vedrete correre insieme a un ghepardo. Io me lo ricordo in mensa a Rio de Janeiro, aveva 15 anni e non stava mai fermo un attimo con quelle sue gambette. Ritrovarmi protagonista insieme a lui e agli altri è stato speciale".

 

Speciale fu negli anni 40 l’intuizione di Sir Ludwing Guttmann, considerato il padre putativo dello sport paralimpico. Era un medico ebreo, neurochirurgo tedesco costretto ad emigrare in Inghilterra per fuggire alle persecuzioni del regime. E’ stato il primo a inserire lo sport nella riabilitazione dei soldati reduci della Seconda Guerra Mondiale, in gran parte piloti della RAF tornati in Patria menomati o con lesioni spinali. Il motto di Guttmann era: non esiste nient’altro al mondo che possa farti riemergere dall’abisso come lo sport

 

"Mi fa strano pensare che se siamo qui è grazie all’idea di questo medico, non era mai venuto in mente a nessuno prima di lui. Per merito suo noi adesso siamo in grado di goderci al 100% la nostra vita. Lo vedete anche voi quanto lo sport faccia rinascere le persone, crea pure delle squadre pazzesche perché bisogna sempre considerare un intero staff dietro agli atleti. Io ricevo tanti messaggi, quelli di complimenti mi imbarazzano, adoro invece quelli di chi mi scrive: ti ho vista quella volta lì, ho visto cosa fa la tua associazione Art4Sport ed ho capito che forse i sogni che avevo non sono poi così irrealizzabili. Ecco, vedere qualcuno che esce di casa e ce la fa perché uno di noi gli ha detto: tira fuori le palle, vai ed ottieni ciò che vuoi. E’ questo che ci dà più soddisfazione. Noi che vinciamo non vogliamo esibire le nostre medaglie o trofei, noi dobbiamo riuscire a fare comunicazione, ad aumentare la  cultura paralimpica".

 

Vedere in anteprima Rising Phoenix ti ha dato una carica ulteriore in vista dei Giochi di Tokyo rinviati al 2021? Ti ha ulteriormente gasato?

 

"Mi ha gasato tanto. Non vedo l’ora di rivedere tutti i ragazzi che sono nel film, anche per capire come siamo cambiati dopo un anno, come abbiamo lottato tutti per arrivare in Giappone. Può essere che ci sia un ulteriore rinvio a causa del Covid-19? Non importa. A noi va bene anche nel 2022, noi andremo sempre avanti ad allenarci per riuscire ad arrivare ai Giochi carichi a pallettoni".

 

Dalla medaglia d’oro nel fioretto a Rio nel 2016 il tuo mondo è totalmente cambiato, sei diventata un simbolo, un punto di riferimento, una icona anche al di fuori dello sport.  Quanto sei cambiata davvero, dentro?

 

"Forse sono maturata ma in realtà sono cresciuta io, sono andata a vivere da sola e ho cercato di fare le mie cose. Il vero cambiamento l’ho visto attraverso la mia Associazione che aiuta i giovani a fare sport. La nostra vetrina è rappresentata da “Giochi Senza Barriere”, una manifestazione che è cresciuta tantissimo, se penso alle prime edizioni che avevano un formato molto semplice. Quest’anno abbiamo deciso di fare il nostro evento a novembre a Milano all’Allianz Cloud, si chiamerà Wembrace, sarà una sfida in cinque sport diversi tra olimpici e paralimpici. Non vediamo l’ora. Vedrete che noi atleti paralimpici saremo agguerritissimi!".

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