23 aprile 2017

Un Clásico da playstation che vale una Liga

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Neymar non convocato per la super sfida contro il Real Madrid (foto LaPresse)

E' il giorno del Clásico per definizione: Real Madrid-Barcellona, la sfida vale una Liga con i blancos che sentono il profumo del titolo. Luis Enrique non convoca Neymar: il brasiliano comunque era già squalificato

Se cercate ‘“El Clasico” su Google vi comparirà il giorno “domenica 23 aprile” e l’ora “20.45” ma non lo sport di riferimento. Togliendo “el” e cliccando solo “clasico” qualcosa inizierà a tornarvi: Real Madrid-Barcellona. Scontato no? Per il motore di ricerca è ovvio, come per tutto il resto del mondo che questa sera resterà incollato alla tv ma la vera domanda sarebbe: è il “Clasico” da una decada ma ‘Clasico’ perché? Anzi, per restare in tema, meglio quel famoso ¿porque? alla Mourinho che il portoghese pronunciò con tono di polemica dopo un… Clasico perso in Champions. Clasico per tutti, indistintamente, anche per l’Accademia Reale della Lingua spagnola che definisce: “Clasico: competizione di grande importanza che si celebra annualmente”. Il “partido” tra le due squadre più rappresentative di Spagna, le due più forti del mondo. Il duello perfetto tra due - per dirla alla Luis Enrique - “eterni rivali” che non perdono occasione per stuzzicarsi e sgambettarsi. Ah, questa sera non ci sarà Neymar, squalificato e nemmeno convocato per Madrid. Questo il comunicato del club di Bartomeu dopo il fiume di polemiche che ha inondato la settimana pre Clasico: "Dinnanzi all'incertezza legale che ha portato a una non pronuncia da parte del Tribunale amministrativo dello sport sul caso Neymar, a meno di 12 ore dalla partita di questa sera il Barcellona ha deciso di non convocare il brasiliano per concetrarsi sull'aspetto sportivo". 

Un canterano madridista doc come Alvaro Morata si giocava il Clásico pure dall’Italia, quando era della Juventus: “Certo! Alla playstation”. Il talento merengue 3.0 Marco Asensio non ha nascosto la sua emozione: “E' da quando sono piccolo che sogno questa partita. Ci vediamo al Bernabeu!”. 

Nessun post social per i blaugrana, ancora scottati dall’eliminazione in Champions contro la Juventus, ma solo tanti bei ricordi nel cassetto. Il veterano culé Iniesta non dimentica la lezione di calcio del 2009 in cui ci fu manifesta superiorità Barcellona: 2-6. Con Messi e Piqué in campo, di già, oltre a Don Andres. C’era Guardiola in panchina, allenatore che si è sempre contraddistinto per eleganza e pacatezza, ma che dopo un Clasico vinto su Mourinho non le mandò a dire al portoghese: “Gli regalo la sua Champions fuori dal campo, che se la porti a casa. In conferenza stampa è il boss e io non ci voglio avere nulla a che fare”. Nei 90 minuti però, aveva sorriso solo Pep. Tanti i trend moments di questa supersfida, dal dito nell’occhio di Mou a Tito Vilanova nel 2011 alla scarpata di Busquets a Pepe qualche anno più tardi fino allo show di Dinho che fece alzare in piedi tutto uno stadio merengue. Indimenticabile la testa di maiale in omaggio a Figo: l'ex Barcellona torna al Camp Nou da avversario con la maglia del Real Madrid, i tifosi blaugrana non la prendono bene e dopo avergli ulrato di tutto, quando il giocatore si avvicina alla bandierina del calcio d'angolo, ecco la sorpresina.

Quello di stasera sarà un Clásico… mundial! Perché seguito in 185 paesi, perché dovrebbe contare un audience di 650 milioni di spettatori. Sarà un Clásico che può decidere una Liga perché se il Real Madrid dovesse vincere volerebbe a +6 con una partita in meno rispetto ai rivali, secondi. Concentrato, Luis Enrique, lo ha definito “una finale solo da vincere”. Zidane, nel pre, non si è scomposto: “Vincere non significherebbe nulla”. Aggiungendo un “partido a partido” molto… colchoneros stile Atletico Madrid del Cholo Simeone. Quali saranno i protagonisti? Forse più intrigante sapere in quanti si sarebbero potuti vivere questo Clásico a maglie invertite: un anno fa André Gomes era corteggiato anche dai blancos, Marco Asensio invece sembrava promesso sposo del Barcellona ma in entrambi i casi fu decisiva la volontà del giocatore. Nel 2006 il Real era sul punto di pagare la clausola di 60 milioni di Iniesta poi il cambio di presidenza (da Palacios a Calderon) fece saltare tutto, nel 2008 invece il Barcellona si era persino incontrato con Benzema però l’allora ds Beguiristain reputò il francese un po’ troppo problematico. Per non parlare di Neymar che a 13 anni aveva già firmato un pre contratto con il club di Madrid oppure Suarez che tanto piaceva a Florentino. Un po' come Isco ai vertici blaugrana. Anche se il fantasista malagueño ha già detto la sua: “Io al Barcellona? Invenzioni. Ce li mangiamo con le patate”. Post datato 7 aprile. Perché un Clásico dura tutto l’anno, da sempre.

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