09 agosto 2017

Liga, ipotesi big match all'estero dalla prossima stagione

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Secondo il Financial Times, le partite più importanti del prossimo campionato di calcio spagnolo potrebbero essere giocate all'estero, in Cina e negli Usa. Javier Tebas, presidente della Liga: "Il nostro è uno spettacolo globale"

Barcellona-Real Madrid a Pechino. Ma non per un’amichevole. Già dalla prossima stagione le partite della Liga spagnola potrebbero essere disputate all’estero, in Cina o negli Stati Uniti. Lo rivela il Financial Times: l’obiettivo è aumentare gli incassi e ampliare la platea di pubblico internazionale. “La Liga - ha spiegato il suo presidente Javier Tebas - è uno spettacolo globale e noi vogliamo far crescere il suo appeal internazionale. Per questo stiamo discutendo l'opzione di giocare alcuni match fuori dalla Spagna. La discussione è solo a uno stadio iniziale ma come lega appoggiamo questa idea". La grande attrattività del calcio europeo all’estero è dimostrata ogni anno dal successo dei match dell’International Champions Cup. Un esempio? Proprio quest’estate, in occasione del Clásico giocato a Miami tra la squadra di Zidane e quella di Valverde, sono andati a ruba i 65mila biglietti messi in vendita, malgrado il loro costo fosse tra i 600 e i 4500 dollari.

Quella della massima serie spagnola non è un’idea così originale. Già nel 1990 la Nba fece disputare due partite di stagione regolare tra Phoenix Suns e Utah Jazz a Saitama, in Giappone. Negli anni successivi quella dei “Global Games” è divenuta una tradizione per il campionato di basket a stelle e strisce, che dal 2011 ogni anno esporta fino a tre partite ufficiali a Londra e Città del Messico. Un esempio seguito anche dalla Nfl, il campionato di football americano.

Persino il nostro calcio, solitamente molto conservatore, ha disputato 9 edizioni della Supercoppa di Lega in terra straniera, a partire dal 1993, quando Milan-Torino si giocò al Robert F. Kennedy Memorial Stadium di Washington. Ma le partite di campionato sono un’altra cosa. Se ne sono accorti sulla loro pelle i club di Premier League, che nel 2008 videro crollare un simile piano di giocare partite ufficiali all’estero, a causa delle proteste di tifosi, politici e giornalisti.

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