Bayern Monaco, Uli Hoeness lascia il club dopo 49 anni

Bundesliga

Da giocatore a presidente, passando dal ruolo di dg del club bavarese, il campione d'Europa e del Mondo tedesco lascia il Bayern Monaco dopo 49 anni. Il cambio della guardia è previsto per il 15 novembre, ma il congedo è già avvenuto

Dopo 49 anni al Bayern Monaco, Uli Hoeness, prima giocatore, poi direttore generale e infine presidente della squadra bavarese, molla le redini della società. Campione d'Europa e del Mondo, scampato a un incidente aereo, ha vissuto la gloria e il baratro venendo condannato a 3 anni e 6 mesi di carcere per sette diversi capi d'imputazione mentre era alla presidenza della società tedesca nel 2014. Il cambio della guardia è previsto per il 15 novembre, con l'assemblea dei soci. Ma il dirigente si è già congedato con la sua ultima uscita ufficiale, coincisa con la vittoria dei bavaresi per 4-0 sugli eterni rivali del Borussia Dortmund.

Chi è Uli Hoeness

Hoeness nasce a Ulma, stessa città di Albert Einstein, nel gennaio del 1952. A 20 anni è già titolare nella Germania Ovest campione d'Europa con Gerd Muller sugli scudi. In quella squadra fortissima, capitanata dal 'Kaiser Franz' Beckenbauer, lui è la mezzala titolare. Scippa il titolo di campione del Mondo agli olandesi dell'Arancia meccanica nel 1974, nel periodo più vincente della sua carriera.

Al Bayern tra il 1971 e il 1976 vince tre scudetti, tre Coppe dei Campioni, una Coppa di Germania, e una coppa Intercontinentale. Nella finale contro l'Atletico del 1974 solleva la coppa dalle grandi orecchie da protagonista segnando una doppietta. Lascia, da giocatore, il club tedesco 2 anni dopo per trasferirsi al Norimberga, dove chiuderà la sua carriera a 27 anni, nel 1979, per colpa di un infortunio al ginocchio rimediato durante la finale di Coppa dei Campioni del 1975 contro il Leeds United dal quale non riuscirà a riprendersi. Nell'anno del ritiro diventa il direttore generale del Bayern Monaco inaugurando un periodo incredibile di trionfi. Aggiunge in bacheca: quindici campionati, otto coppe di Germania, tre Supercoppe di Germania, sei Coppe di Lega tedesca, una Coppa Uefa, una Champions League ed una Coppa Intercontinentale. Rende il club il secondo al mondo per numero di soci, si fa carico della costruzione del nuovo stadio, l'Allianz Arena, e succede al suo capitano Franz Beckenbauer alla presidenza del club. In un'intervista descrive così il suo primo giorno di lavoro: "Misi una cravatta, mi diedero una scrivania e dopo tre ore non c'era altro da fare".

Dal disastro aereo alla condanna

Un'ascesa trionfale che nemmeno il disastro aereo del 1982 è riuscita a fermare. Il 17 febbraio di quell'anno il dirigente tedesco deve assistere ad una partita della Germania Ovest contro l'Hannover. Vuole vedere le condizioni di salute dell'amico ed ex compagno di squadra Breitner. Uli, stanco dopo una giornata di lavoro, si mette in coda a destra e inizia a dormire. Quando l'aereo si schianta lui viene sbalzato fuori e si salva per miracolo, perché non aveva legato le cinture di sicurezza. Nello stesso incidente perdono la vita tre dei suoi migliori amici: Helmut Simmler, 35enne direttore editoriale della Copress di Monaco, il 30enne pilota Wolfgang Junginger, bronzo ai Mondiali di sci alpino nel 1974 e il co-pilota Thomas Kupfer, studente 25enne. Da quel momento quando riprenderà l'aereo siederà sempre in fondo, a destra. Il 14 marzo del 2014 ammette di aver evaso il fisco per una cifra pari a 27,2 milioni di euro e viene condannato a 3 anni e 6 mesi di carcere. Si perde così una delle migliori annate della storia del Bayern, finita con il 24esimo campionato vinto, la 17esima coppa di Germania, la prima coppa del mondo per Club e la prima Supercoppa Uefa. Viene rilasciato dal carcere di minima sicurezza di Rothenfeld 21 mesi dopo la condanna. Quando esce ha perso venti chili ma ha riconquistato la presidenza del Bayern Monaco. Si siede di nuovo a capo dei soci della gloriosa squadra tedesca e, negli ultimi tre anni del suo regno, conquista altri tre scudetti, altrettante supercoppe e una coppa di Germania. Con la stessa cocciutaggine per cui lo rimproverava il Kaiser Franz durante la carriera da giocatore, che lui però traduceva nel motto societario "Mia san Mia": Noi siamo Noi. Il Bayern Monaco.

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