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16 febbraio 2011

Jordan lo Squalo: dalla dentiera, alla promozione del Milan

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L'esultanza dello "Squalo" dopo il gol nel derby di Coppa Italia nel settembre '81

Chi è l'uomo della testata di Gattuso. Il centravanti scozzese è un vero duro: perse anche gli incisivi superiori per i contrasti con gli avversari. Negli anni bui del calcio-scommesse portò i rossoneri in A, tanto da entrare nei 110 più amati di sempre

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Il soprannome di "Squalo" Joe Jordan se lo meritò nei primi anni della sua carriera, quando perse gli incisivi superiori per i duri contrasti di gioco con i difensori avversari, per cui fu costretto a portare una dentiera che era solito togliersi per entrare in campo, dandogli un'espressione molto particolare che gli valse appunto il soprannome Jaws (come il titolo originale del film "Lo squalo").

Centravanti scozzese vecchia maniera, conquistò il titolo inglese nel '72 e nel '74 nelle file del Leeds grazie ad una sorprendente striscia di gare senza sconfitte, ben 29. Furono però tante anche le delusioni con il Leeds: due finali perse di Coppa Campioni e una di Coppa delle Coppe, ques'ultima proprio contro il Milan nel '71.

Attaccante titolare della sua nazionale, Jordan è diventato l'unico giocatore della Scozia capace di segnare in tre differenti edizioni dei campionati del mondo ('74, '78 e '82), ma con un neo, legato alla partita di qualificazione per Argentina '78. Nella sfida decisiva contro il Galles, infatti, fu proprio lui a toccare la palla di mano nell'area avversaria. L'arbitro non se ne ravvide e diede un calcio di rigore contro i gallesi convinto che fosse stato il difensore avversario a commettere l'infrazione: la Scozia segnò e si qualificò a spese degli avversari.

Dopo la parentesi al Manchester United (una finale di FA Cup persa nel 1979 e l'accusa di "alto tradimento" dei sostenitori del Leeds), passò al Milan nel 1981: la squadra rossonera era appena tornata in Serie A dopo la vicenda del calcio-scommesse e cercava di allestire una squadra competitiva. La scelta di Jordan, in realtà, fu un ripiego data l'impossibilità di ingaggiare il fuoriclasse brasiliano Zico e, in seconda battuta, il possente attaccante belga Jan Ceulemans.

Logoro da mille battaglie, non disputò un campionato eccezionale (due reti in 22 partite), anche per i difficili rapporti dell'allenatore Gigi Radice con lui e col resto della squadra. Delle due reti in campionato realizzò quella che poteva essere decisiva per la salvezza, nell'ultima di campionato. Nonostante quest'ultima vittoria, infatti, il Milan retrocesse nuovamente per una serie di circostanze sfavorevoli, in quanto due delle altre dirette concorrenti, Cagliari e Genoa, pareggiarono contro Fiorentina e Napoli.

Nel 1982-1983 in Serie B, sempre con il Milan, Jordan ritrovò lo smalto dei giorni migliori disputando un'ottima stagione, con un tabellino finale di 30 presenze e 10 reti. I tifosi milanisti gli riconobbero l'enorme contributo offerto nel riportare il Milan in massima serie e infatti, in occasione del 110° anniversario del club milanese, è stato inserito nella lista dei 110 giocatori più importanti della storia rossonera (vincendo anche la Mitropa Cup).

Dopo un'esperienza con l'Hellas Verona, tornò a giocare in Inghilterra al Southampton nel 1984, dove rimase tre stagioni, terminando la carriera al Bristol City come giocatore-allenatore.

Terminata la carriera da calciatore, intraprese quella di allenatore alla guida di alcuni club inglesi e scozzesi. Dal 2008 è assistente di Redknapp sulla panchina del Tottenham. E ieri ha fatto la conoscenza di Rino Gattuso.