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26 aprile 2012

Bayern-Chelsea, quella finale che nessuno si aspettava

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Arjen Robben e Didier Drogba: entrambi hanno un conto in sospeso con la Champions (Getty Images)

Tutti volevano Real Madrid e Barcellona, ecco invece la doppia sorpresa. I tedeschi giocheranno in casa, gli squalificati (quattro tra gli inglesi, tre per Heynckes) saranno un fattore, come anche la voglia di cancellare le sconfitte del 2008 e del 2010

La finale meno pronosticata è servita. Fatevene una ragione: niente Clasico. All'Allianz Arena di Monaco, il prossimo 19 maggio, se la Champions League se la contenderanno il Bayern e il Chelsea. Arrivate come outsider, ma che si sono meritate il posto in finale. Le due squadre si sono già affrontate in Champions League, nei quarti di finale della stagione 2004/05. Si qualificarono gli inglesi con un 6-5 complessivo, frutto di due super partite: 4-2 a Londra per i Blues e vittoria tedesca per 3-2 al ritorno. Schweinsteiger, Lampard, Drogba, Cech e Terry sono i superstiti di quella sfida, anche se il capitano inglese non giocherà, in quanto squalificato.



Lo stadio come arma
di Luciano Cremona

Sulle spalle di Drogba
di Matteo Veronese
Provaci ancora, Bayern. A due anni dalla finale del Bernabeu in cui l’Inter di Milito concluse lo storico triplete, proprio a Madrid i tedeschi si sono presi la loro personale rivincita con la città spagnola. Da Madrid a Monaco, ora. Perché i ragazzi di Heynckes si sono concessi il lusso di regalarsi una finale di Champions nel loro stadio, caso unico nella storia della competizione. L’Allianz Arena sarà il solito fortino difficilmente espugnabile, con tutti i favori del pronostico che pendono dalla parte dei bavaresi. Il Bayern, che arriva dagli spareggi con lo Zurigo, in questa Champions ha sempre vinto in casa: oltre agli svizzeri, hanno battuto tra le mura amiche Manchester City, Napoli, Villarreal, Basilea, Marsiglia e Real Madrid.

L’ultima volta che il Bayern ha sollevato la coppa dalle grandi orecchie è stato proprio grazie ai calci di rigore, decisivi per battere il Valencia di Hector Cuper nel 2001 a San Siro. Per i tedeschi si tratterà della nona finale di Coppa; quattro le vittorie (oltre al 2001, i tre titoli consecutivi dal ’74 al ’76): il ricordo delle sconfitte del ’99 (nel recupero, contro il Manchester United) e del 2010, contro l’Inter di Mou, è ancora vivo. L’impianto della squadra è molto simile a quello di due stagioni fa. Neuer ha alzato la cifra difensiva, come anche l’innesto di Boateng è servito a garantire solidità. E Gomez è esploso come bomber totale.

Heynckes, che con il Real Madrid vinse la Champions del 1998 contro la Juventus, ha dimostrato una gestione perfetta della squadra in tutta la stagione europea. Se in campionato il Borussia è stato imprendibile, la velocità di Ribery e Robben in campo europeo è stata letale. Una squadra modernissima, questo Bayern: difensori giovani che non hanno problemi a gestire il pallone, terzini che spingono molto, due mediani dai piedi raffinati e quattro straordinari campioni davanti: il mix è stato formidabile. Anche il Real si è inchinato. Gomez, in questa competizione, è a quota 12 gol in 11 presenze. E vuole ancora dimostrare, agli occhi di tutti, che quei gol sbagliati all’Europeo 2008 con la maglia della Germania sono solo un lontanissimo ricordo.

Heynckes, come Di Matteo, sarà però costretto a fare i salti mortali per decidere la formazione da schierare all’Allianz. I cartellini piovuti al Bernabeu hanno tolto dalla finale Badstuber, Alaba e Luiz Gustavo. Se l’assenza del giovane terzino potrà essere colmata da uno tra Pranjic, Rafinha o Contento, più delicata sarà la scelta per sistemare l’asse centrale. In difesa potrebbe giocare l’ucraino Tymoshchuk, che sarebbe comunque adattato. Mentre a centrocampo probabile che Kroos affianchi Schweinsteiger, con l’utilizzo di Müller dal primo minuto.


Non capita spesso, specie nel calcio e specie a certi livelli, di avere una seconda occasione. I Blues si ritrovano a giocare l'atto decisivo della Champions League 4 anni dopo la bruciante sconfitta di Mosca contro il Manchester United, quando il capitano John Terry “tradì” i propri compagni scivolando sul dischetto al momento di calciare il rigore decisivo. Questa volta Terry non ci sarà, ma come lui altri 9 compagni di quella sfortunata finale avranno l'occasione (forse l'ultima) per andare a prendersi la Coppa.

Eroe di questa incredibile cavalcata, che pareva doversi interrompere già agli ottavi, è Roberto Di Matteo: subentrato ad Andrè Villas Boas il 4 marzo, pochi giorni prima della gara di ritorno contro il Napoli, ha riportato in squadra i “senatori” fino ad allora in guerra con l'allenatore portoghese e con loro ha confezionato l'impresa di ribaltare l'1-3 del San Paolo. L'italian job ha pagato anche contro gli extraterrestri blaugrana, rimontati dallo 0-2 e in inferiorità numerica al Camp Nou, risultato unico nella storia recente. L'ultimo passo dovrà essere quello di migliorare il risultato di Avraham Grant, anch'egli subentrato nel corso della stagione 2007-2008.

Il punto di forza della squadra è sicuramente Didier Drogba, troppo frettolosamente accantonato dall'erede incompiuto di Josè Mourinho al quale Di Matteo ha ridato fiducia. L'ivoriano lo ha ripagato con il gol che ha dato il via alla rimonta sul Napoli e, soprattutto, il gol decisivo nella gara d'andata della semifinale contro il Barcellona. Al di là della statistica resta la prova eccelsa nella gara di ritorno al Camp Nou, dove ha tenuto in scacco l'intera difesa blaugrana quando ha potuto, ritrovandosi spesso in posizione da terzino sinistro come fece Eto'o nel 2010 e dimostrando uno spirito di sacrificio che è stato da esempio per tutti i compagni.

Se a Monaco Di Matteo potrà contare su uno straordinario Drogba, di contro l'allenatore italiano dovrà letteralmente inventarsi l'11 titolare: l'espulsione di Terry e le ammonizioni dei diffidati Ivanovic, Meireles e Ramires complicano non poco i piani dei Blues. La difesa è il reparto più in difficoltà: David Luiz è con Cahill l'unico difensore centrale disponibile, ma non è apparso sicurissimo in stagione. Non mancano invece le opzioni a centrocampo e in attacco, dove Essien e Malouda o Kalou potranno sostituire più che degnamente Meireles e Ramires.