Arsenal, Wenger: "Il mio più grande rimpianto? La finale di Champions League del 2006"

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Dopo l'annuncio dell'addio a fine stagione, inevitabili le domande a Wenger su tutta la sua storia e l'esperienza a Londra. Il più grande rimpianto? Il francese ne è certo: "La finale di Champions del 2006. Quell'anno battemmo la Juve di Ibra e Trezeguet e un Real fortissimo. Sarebbe stato il mio più grande successo personale"

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Ventidue anni, un allenatore, una squadra e un rimpianto, enorme. La clessidra di Arsene Wenger alla guida dei Gunners sta scadendo, e le partite alla fine di un’avventura lunga - lunghissima, all’apparenza interminabile - sono appena cinque, forse sei. Le ultime quattro di Premier inizieranno con l’ennesimo faccia a faccia contro il grande rivale (e ora amico) Mourinho, senza ormai più poter sperare in una qualificazione alla prossima Champions ma puntando a consolidare il piazzamento Europa League. Dunque, proprio dalla coppa Wenger ripartirà la settimana seguente, dopo l’1-1 dell’Emirates contro l’Atletico Madrid, e continuando la caccia alla finale di Lione, che potrebbe consegnare al francese il primo titolo europeo della sua intera carriera. E proprio l’Europa è stata una delle principali pecche della sua storia londinese, tanto che lo stesso Wenger - alla vigilia della sfida al Manchester United - ha rivelato il suo più grande rimpianto nella guida oltre ventennale dello stesso club.

La sfida a Rijkaard e Ronaldinho

“La finale del 2006? Il mio più grande rimpianto” - parola di Arsene Wenger, che quella notte di Parigi del 17 maggio proprio non la scorderà mai. Prima l’espulsione di Lehmann dopo nemmeno venti minuti a ridurre le chance dei Gunners, dunque il gol di Campbell per un vantaggio durato fino a quindici minuti dalla gloria, e un sogno sfumato in appena sei giri d’orologio. “Quell’anno in Champions giocammo contro la Juventus di Ibrahimovic e di Trezeguet (eliminata ai quarti, ndr), e contro il Real (eliminato ancor prima negli ottavi, ndr) di gente come Zidane, Figo e Ronaldo - ha proseguito il francese - quella coppa sarebbe stato il mio più grande traguardo personale”. E poi? Poi i gol di Eto’o e Belletti, e la Champions prende la via catalana tra le braccia di Rijkaard e Ronaldinho, e i rimpianti - ancora oggi - sono enormi.

L’altra finale

Eppure, quella del 2006 non fu l’unica finale europea persa da Wenger, perché - prima ancora - nel 2000, ci fu la delusione di Copenaghen, nella finalissima di Coppa Uefa persa ai rigori contro il Galatasaray di Terim. Una storia sfortunata, e mai un titolo da alzare al cielo davanti al continente intero del calcio. Ecco allora perché la semifinale di ritorno contro l’Atletico di Simeone, nonostante il pareggio 1-1 interno, diventa così importante. Perché, questa volta, sarebbe un’altra finale, ma con la speranza dell’esito diverso. L’ultimo trofeo vinto per i Gunners, e il primo in Europa. Oltreché un modo per provare a scacciare l’incubo di quella notte contro il Barcellona.

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