PSG-Borussia Dortmund, le chiavi tattiche degli ottavi di Champions League

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Dario Pergolizzi

©Getty

La squadra di Tuchel dovrà migliorare la propria strategia offensiva se vuole ribaltare il risultato dell'andata. La sfida sarà trasmessa in diretta da Sky ai canali Sky Sport Football (satellite e fibra) e Sky Sport 253 (satellite e fibra)

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Dopo la sconfitta per 2-1 dell’andata, il PSG sarà costretto a ribaltare il punteggio del suo ottavo di finale in casa, senza però la presenza propri tifosi al Parco dei Principi a causa delle ben note restrizioni, arrivate ormai anche in Francia e altri Paesi.

 

In campo Tuchel dovrà fare a meno di Verratti, il migliore per i parigini all’andata, e forse anche di Mbappé, che non si è allenato negli ultimi giorni a causa di una forma influenzale, ma che dovrebbe essere comunque convocato. Per i francesi queste due assenze - una certa e una possibile - non sono una buona notizia, alla luce dei problemi di sterilità offensiva visti nella partita di andata. I tedeschi invece dovranno dimostrare la giusta maturità, mancata in alcune prestazioni soprattutto in trasferta, per non sprecare il vantaggio acquisito, e sarà un’altra occasione per mettere alla prova l'inarrestabile forza di Haaland.

 

Com’è andata la gara di andata

La partita di Dortmund è stata abbastanza omogenea nel suo svolgimento: Il Borussia ha scelto di disporsi con un 3-4-3 / 5-4-1 dal baricentro basso, mantenendo compatte le distanze tra i reparti per isolare le punte avversarie dal resto della squadra, cercando dopo il recupero di attaccare con pericolose ripartenze in campo aperto.

 

Il piano ha funzionato su tutta la linea: oltre a rendersi pericoloso con facilità, riuscendo ad attaccare la porta di Navas con tanti uomini anche partendo da recuperi bassi, il Borussia si è distinto soprattutto per la solidità difensiva che ha esposto alcuni limiti strutturali del Paris Saint-Germain.

 

L’atteggiamento in fase di pressing è stato molto prudente, privilegiando il controllo dello spazio sulla trequarti, costringendo così Neymar e Di Maria a venire spesso incontro per ricevere il pallone, finendo così per farlo spesso spalle alla porta, in maniera quindi meno pericolosa, e trovando poi sempre grande densità di avversari una volta ricevuto. Mbappé, schierato da centravanti in favore di Cavani e Icardi (che non sono subentrati neanche nel finale) ha finito per rimanere isolato dai compagni, senza poter far valere le sue doti offensive.

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Eloquente passmap dell’andata: l’influenza di Verratti, le distanze ridotte e il baricentro non altissimo, sintomi della difficoltà a trovare spazio in avanti nonostante il controllo del pallone.

 

Il Borussia attivava una pressione più forte sui passaggi all’indietro e laterali, stando sempre attento a non scoprire gli spazi al centro, che avrebbero consentito ai trequartisti di Tuchel di ricevere con facilità e puntare la porta. I giocatori offensivi del PSG venivano inoltre seguiti in maniera minuziosa sia dai difensori centrali che dai mediani Witsel ed Emre Can, provvidenziali in contenimento per tutti i 90 minuti.

 

La scelta di Tuchel di rinunciare al 4-2-2-2 utilizzato nel periodo precedente alla gara di andata, in favore del 3-2-4-1 che aveva caratterizzato buona parte della scorsa stagione (e anche alcune delle migliori prestazioni europee) non ha pagato, poiché l’atteggiamento speculare ha facilitato al Dortmund il controllo degli spazi e degli uomini. Ad eccezione di Marco Verratti, dominante in entrambe le fasi, tutti i componenti del centrocampo e dell'attacco del PSG sono stati eccessivamente statici e poco continui nei movimenti in profondità, dando così vita a un palleggio fin troppo sterile e perimetrale. Il gol che ha accorciato le distanze è stato il risultato di una grande giocata di Mbappé, ma per il resto i francesi hanno sofferto decisamente più del Borussia in fase difensiva, soprattutto nella gestione delle transizioni negative.

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La grande reattività del blocco 5-4-1 del Borussia: Mbappé arretra per legare il gioco ma viene neutralizzato dalla densità avversaria. Seguirà ripartenza.

 

Haaland, oltre alla doppietta, è stato determinante nel tenere impegnati i difensori centrali del PSG creando spazi per i compagni a rimorchio. Nell’azione del primo gol, ad esempio, si nota perfettamente che Guerreiro arriva a tirare tranquillamente dal cuore dell’area di rigore grazie al movimento di Haaland, che inserendosi tra Thiago Silva e Marquinhos ha abbassato la difesa e favorito il compagno.

 

Cosa può fare il PSG per ribaltarla

Se il Borussia manterrà un atteggiamento simile all’andata, il PSG dovrà necessariamente cercare di muovere di meglio il blocco avversario attraverso più frequenti e rapidi movimenti senza palla e scambi di posizione. Utilizzare Icardi potrebbe servire a tenere più bloccati i centrali di Favre, un po’ come ha fatto Haaland all’andata, magari sfruttando maggiormente la superiorità numerica sulle fasce laterali per arrivare al cross o comunque caricare gli esterni per attaccare ai fianchi la difesa dei tedeschi. 

 

Senza Verratti, il PSG dovrà cercare di equilibrare le due fasi: all’andata la sensazione è stata quella di una squadra troncata in due, con poca partecipazione ai ripiegamenti difensivi e una scarsa capacità di rallentamento della ripartenza avversaria. Verratti è uno dei giocatori più intensi della rosa, e grazie alla sua prestazione i danni dell’andata sono stati limitati. Non sarà semplice per il PSG rinunciare al suo centrocampista più carismatico in entrambe le fasi, anche se Paredes potrebbe compensare sufficientemente dal punto di vista difensivo. C’è anche la possibilità di riportare Marquinhos a centrocampo, memori delle buone prestazioni offerte nella scorsa stagione.

 

Tuchel dovrà anche interrogarsi sul sistema migliore da utilizzare: il 3241 è stato difficile da sostenere e non è riuscito ad allargare le maglie avversarie. La stessa assenza di Verratti potrebbe spingerlo ad utilizzare un centrocampo a tre anche per trovare superiorità contro i mediani del Borussia, ma in generale sarà determinante la compattezza  con cui i parigini riusciranno ad affrontare entrambe le fasi. 

 

Il rischio è che ancora una volta la manovra si appiattisca eccessivamente sugli individualismi: gli attaccanti e gli esterni dovranno sacrificarsi e accettare di fare una corsa a vuoto in più in favore di un compagno anziché cercare sempre di ricevere palla tra i piedi, oltre a dare supporto in fase difensiva, soprattutto contro Hakimi e Sancho, ossia i giocatori del Borussia più capaci di ribaltare il campo con una rapidità incredibile.

 

In un momento particolare per tutto il mondo, sportivo e non, è difficile sapere se vedremo presto altre partite di Champions e se il torneo verrà completato. Allo stato attuale, però, viste le difficoltà del Liverpool, del Real Madrid, del Barcellona e della Juventus, la sensazione è che molte delle solite favorite alla vittoria finale non stiano passando un anno particolarmente positivo. Il PSG aveva dunque un’opportunità interessante per provare ad arrivare in fondo e sperare nel tanto agognato “anno buono”, quello che cercano dall’arrivo degli emiri. La sola presenza di Neymar ovviamente lascia pensare che non tutte le speranze sono perse, il brasiliano per sorprendere dovrà però dimostrarsi più multidimensionale di quanto visto all’andata. 

 

Il Borussia, invece, può godersi relativamente senza pressioni i suoi giovani talenti e continuare a metterli in condizione di attaccare in campo aperto, giocando a quei ritmi frenetici che tanto gli sono congeniali. La partita pressoché perfetta dal punto di vista difensivo, per altro tra le mura di casa, è stato un segnale forte di maturità, anche considerando le storiche incertezze dei centrali difensivi. Ripetere la prestazione anche al Parco dei Principi sarebbe sicuramente una conferma rilevante nel bilancio annuale.

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