Barcellona, Dembélé è "dipendente" dai videogames: arriva l'ultimatum del club

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Il giovane attaccante francese trascorre le notti davanti alla consolle e per questo arriva agli allenamenti in ritardo e di cattivo umore. Il club l'ha messo sotto osservazione: se non cambia regime, a giugno sarà cessione. Tiratina d'orecchie da Suarez: “Si ispiri ai modelli presenti nello spogliatoio”.

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Sin qui, non si può dire che l'inserimento di Ousmane Dembélé nella rosa del Barcellona sia stato di quelli lampo. L'attaccante esterno francese, arrivato in Catalogna nell'estate 2017 per la cifra monstre di 105 milioni di euro più 40 di bonus, non è ancora un titolare fisso negli schemi di Ernesto Valverde. I numeri raccontano di 10 reti realizzate in 36 partite, con una stagione sin qui caratterizzata da 6 centri in 15 apparizioni. Senza aver ancora acquisito lo status di imprescindibile. Una condizione dettata dall'imponente concorrenza nel reparto offensivo blaugrana, ma anche da alcuni limiti caratteriali ancora da limare. Il 21enne di Vernon, infatti, trascorrerebbe gran parte del suo tempo libero giocando ai videogiochi, tanto da arrivare spesso in ritardo e di pessimo umore agli allenamenti. Con un'aggravante: Dembélé alimenterebbe, secondo quanto spiegato da AS, la passione per la realtà virtuale in particolare nelle ore notturne. Un fattore che sarebbe risultato fondamentale nell'esclusione del giovane francese dalla lista dei convocati del Barcellona per l'ultima partita giocata da Messi e compagni nella Liga, il ko interno per 3-4 contro il Betis. Valverde aveva deciso di fare a meno di Dembélé dopo che il calciatore aveva saltato l'allenamento del giovedì. Ufficialmente, per un “mal di stomaco”. In realtà, l'attaccante avrebbe dimenticato di mettere la sveglia dopo una nottata trascorsa a sfidarsi ai videogames con alcuni amici.

Barcellona, Dembélé “dipendente” dai videogames: è sotto esame fino a giugno 2019

Sarebbe la passione per la consolle, quindi, la causa del malessere dimostrato in occasione di alcuni allenamenti da Dembélé. La dipendenza dai videogiochi è stata classificata nello scorso giugno dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come una patologia, in grado di influire sullo stato fisico e mentale di una persona, fattore non di secondo piano nella quotidianità di un atleta. E non è la prima volta che il giovane francese fa parlare di sé per dei comportamenti sui generis fuori dal campo. Meno di una settimana fa il suo ex padrone di casa a Dortmund, infatti, lo aveva citato in giudizio chiedendo 20mila euro di risarcimento più gli interessi per le cattive condizioni nelle quali l'ex giocatore del Borussia aveva lasciato la sua casa, prima di andar via definitivamente dalla Germania. Tra le altre cose, Dembélé aveva “dimenticato” una serie di bollette non pagate e non aveva mai restituito le chiavi di casa al proprietario dell'appartamento, costringendolo di fatto a cambiare tutte le serrature. In Spagna, invece, dopo i ripetuti infortuni che l'avevano colpito nella scorsa primavera, i media avevano puntato il dito contro il “cibo spazzatura” e la vita notturna. Ora il talento cresciuto nel Rennes e maturato in Germania, con all'attivo anche 4 presenze nella Francia campione del mondo a Russia 2018, è chiamato a dimostrare che il Barcellona può fidarsi di lui. Il club blaugrana l'ha messo sotto esame, lanciando a Dembélé un chiaro messaggio: o cambia regime, o a giugno sarà cessione. Un ultimatum vero e proprio, ribadito anche dal suo compagno di squadra e di reparto Luis Suarez, intervenuto in conferenza stampa prima del test amichevole tra Francia e Uruguay: “Ousmane dovrebbe concentrarsi solo sul calcio ed essere più responsabile in alcuni aspetti. Nello spogliatoio del Barcellona ci sono diversi esempi di professionalità e deve trarre ispirazione da quelli. Essere un calciatore è un autentico privilegio”. Un concetto che Dembélé deve ripetere a se stesso: mettendo da parte i videogiochi e tornando a risultare decisivo sul campo.

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