Real Madrid, Marcos Llorente: dinastia vincente e mentalità da campione. Ecco chi è la nuova stella

Liga

Fabrizio Moretto

Il grande protagonista dei Blancos nel Mondiale per Club è stato Marcos Llorente, figlio e nipote d'arte. Destinato a partire, si è preso il Real in poche settimane fino a laurearsi campione del mondo con il premio di Mvp. "Lavora duro e avrai la coscienza pulita" il motto trasmessogli dal padre

REAL MADRID CAMPIONE DEL MONDO, POKER ALL'AL AIN: GOL E HIGHLIGHTS

Si chiama Marcos Llorente, ma col Fernando attualmente in forza al Tottenham e con un passato in maglia bianconera non ha nulla a che fare. Il cognome che porta il numero 18 del Real, tuttavia, racconta di un'eredità pesantissima. È infatti il pronipote di Francisco Gento, una vera e propria leggenda dei Blancos, in grado di vincere nella sua carriera ben 12 campionati spagnoli e 6 Coppe dei Campioni, numero che nella storia del calcio nessuno è ancora mai riuscito ad eguagliare. Il sangue talentuoso e vincente di Llorente, però, non è solo rappresentato da Gento. Suo nonno, Ramon Grosso, è stato un altro grande giocatore delle Merengues, così come il padre Paco, protagonista di 8 successi con la maglia del Real. Un albero genealogico, dunque, incredibilmente ricco di successi e che continua la sua straordinaria tradizione con il giovane Marcos, classe 1995. Un ragazzo rimasto fuori dai radar per troppo tempo e capace poi, in poche settimane, di sovvertire i giudizi e prendersi la scena, fino ad essere il principale protagonista del Mondiale per Club. Gol - bellissimo, di controbalzo - nella finale contro l'Al Ain e premio di Mvp, al termine di una gara sontuosa. Centrocampista di rottura, Llorente ha vissuto una parabola ascendente che lo collocato al centro di un progetto che, solo poco tempo fa, sembrava pronto ad abbandonare. Seguendo la tradizione fortunata dei suoi antenati, fu adocchiato ancora minorenne da Carlo Ancelotti, ma trovò l'esordio con la prima squadra solo con Rafa Benitez. Qualche presenza sporadica e poi il passaggio in prestito all'Alaves, una piccola realtà ideale per trovare continuità e crescere. L'anno scorso, dunque, il ritorno alla casa madre. Un cammino complicato, costituito da pochissime apparizioni e un progressivo allontanamento dal club tanto amato. La poca attenzione ricevuta da Zidane, la quasi totale esclusione dal progetto di Lopetegui e la scarsa considerazione anche da parte del suo successore, Solari, nonostante l'assenza prolungata di Casemiro e la mancanza di reali alternative con quelle caratteristiche. Tutti segnali di un possibile addio, fino al clamoroso cambio di marcia dell'ultimo mese.

Dna vincente

Questione di dna si direbbe, se non fosse che la sua migliore qualità sia presente nella testa e non nei piedi. Una caratteristica sicuramente ereditata dai suoi parenti, come confermato dagli stessi ai microfoni di Marca - "Assomiglia molto a noi nella mentalità. Tecnicamente e tatticamente poco" -, e che Marcos, nonostante la giovane età, ha sempre raccolto. "Lavora duro e avrai la coscienza tranquilla". Poche parole trasmesse dal padre e recepite come un mantra dal ragazzo classe '95, sempre silenzioso, professionale al massimo e mai soggetto di lamentele durante le lunghe panchine. Un atteggiamento degno di grande rispetto e che ha impressionato anche i senatori del Real, entusiasti ora di vedere ripagata la lunga attesa del Pollo, soprannome affibbiatogli per via della capigliatura. La svolta è arrivata nella debacle di Eibar, con Solari che lo ha escluso per l'ennesima volta, preferendogli Javi Sanchez. Quest'ultimo non è mai sceso in campo quel giorno, ma il durissimo ko per 3-0 subito dai Blancos ha sollevato un campanello d'allarme per l'allenatore argentino. Senza il fedelissimo Casemiro, out per infortunio, la squadra era troppo sbilanciata e così, nella successiva trasferta di Champions a Roma, è stata concessa una possibilità a Llorente. "A Madrid se sbagli una volta non ti perdonano - ha spiegato il padre qualche giorno dopo -. Marcos, invece, si è fatto trovare pronto ed è stato fondamentale". Da allora, infatti, il figlio e nipote d'arte non ha più saltato neanche un incontro, partendo dal primo minuto nella sfida che ogni giocatore sogna di disputare: la finale del Mondiale per Club. E Llorente non è stato un partecipante qualsiasi, ma il giocatore più decisivo della partita. "Lavora duro e avrai la coscienza tranquilla" gli ripeteva sempre papà Paco quando non giocava, oltre a fornirgli preziosi consigli in termini di alimentazione e riposo. E Marcos, da bravo ragazzo con la testa sulle spalle, non ha mai smesso di ascoltarlo, fino a coronare un mese indimenticabile. Una vita extracampo con pochi, pochissimi eccessi, vissuti per la maggior parte del tempo con amici e fidanzata oltre all'immancabile compagnia dei suoi cani. Ora può godere dei suoi sacrifici e correre in totale libertà - come mostrato in un video Instagram - come un ragazzo che sta vivendo un sogno. Nel rispetto della tradizione di famiglia.

Fonte foto: Marca

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