Mondiali 2018 Russia, Francia-Argentina: l'ottavo più prestigioso e indecifrabile

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Fabio Barcellona

I "Bleus" hanno vinto il girone ma Deschamps non ha ancora trovato un modo per organizzare il talento a disposizione, l'Albiceleste ha molti problemi ma la vittoria contro la Nigeria potrebbe averla sbloccata. Con queste incognite, la sfida può diventare più equilibrata del previsto

FRANCIA-ARGENTINA LIVE

Francia-Argentina è l’ottavo di finale più prestigioso di questi Mondiali, l’unico che vede di fronte due squadre già campioni del mondo e che alla vigilia erano ritenute tra le favorite. Gli incroci tra Francia e Argentina in competizioni ufficiali non sono stati troppo frequenti e si limitano al primo Mondiale, quello del 1930, e a quello giocato nel 1978 proprio in Argentina. Nel primo caso di l’Albiceleste prevalse per 1-0, mentre, nel 1978, Francia e Argentina si scontrarono alla seconda giornata del girone eliminatorio che vedeva in campo, oltre all’Ungheria, anche la brillantissima Italia di Enzo Bearzot. Al termine di una partita equilibrata, vinse l’Argentina per 2-1 con gol su rigore di Passarella e del centravanti Luque, dopo il momentaneo pareggio siglato da un giovane Michel Platini. La sconfitta segnò l’eliminazione della Francia, già sconfitta all’esordio dagli azzurri.

La partita giocata a Buenos Aires il 6 giugno 1978.

La Francia arriva a quest’ottavo di finale forte del primo posto ottenuto nel girone, vinto lasciandosi alle spalle Danimarca, Perù e Australia, al termine di un percorso all’apparenza sicuro e con pochi tentennamenti. Come è noto, invece, il cammino dell’Argentina è stato a dir poco avventuroso e sembrava poter assumere i contorni dello psicodramma. In una situazione totalmente folle, con un allenatore che pare esautorato e una presunta autogestione guidata da Mascherano, per il resto davvero pessimo in campo, solamente la prodezza di Messi e il gol di destro del mancino Rojo, a quattro minuti dalla fine nel match-spareggio contro la Nigeria, hanno permesso all’Albiceleste di scongiurare un’eliminazione già nella fase a gironi.

Come arriva la Francia

Le certezze e i dubbi della Francia prima di questo Mondiale sono noti: tanto talento a disposizione ma un’organizzazione di gioco incapace di mettere questo talento nelle migliori condizioni di esprimersi. Alla vigilia Deschamps sembrava ancora indeciso sui giocatori su cui puntare e sul modulo di gioco da adottare. In generale non era chiaro quale fosse l’identità profonda della Francia.

Nonostante l’agevole approdo agli ottavi di finale, ora non sappiamo molto di più. I “Bleus” hanno affrontato il primo match, quello contro l’Australia, giocando con il 4-3-3, rinunciando a Matuidi in mezzo al campo e a Giroud in attacco. Deschamps pareva quindi virare verso una Francia meno fisica e più centrata sulla tecnica degli interpreti; in mezzo al campo, a Kanté sono stati affiancati Tolisso e Pogba, mentre in avanti si è puntato tutto sull’agilità, velocità e imprevedibilità del trio Dembélé, Mbappé e Griezmann. Alla fine la Francia ha vinto solo grazie a un calcio di rigore, a un’autorete e al talento di uno dei suoi interpreti, in quel caso Pogba. Nella partita ha evidenziato problemi in ogni fase del gioco. In fase di non possesso palla, la squadra è apparsa indecisa se difendere posizionalmente, aspettando compatta gli avversari, o se cercare un recupero della palla più aggressivo. Il risultato è stato un’enorme fragilità ai fianchi di Kanté, alle spalle della pressione portata alta, ma senza convinzione e organizzazione delle due mezzali e degli esterni offensivi.

Le inefficienze in fase di non possesso palla si sono trasmesse alla fase di possesso palla. L’incapacità di recuperare efficacemente il pallone ha privato la Francia della possibilità di giocare dei contrattacchi veloci, potenzialmente letali visto lo schieramento adottato e gli interpreti scelti, costringendola ad attaccare costantemente un’attentissima Australia schierata difensivamente con un 4-4-1-1 compatto e basso. Nonostante il proposito fosse quello di attivare velocemente e il più spesso possibile i tre giocatori offensivi, privi di una posizione fissa e impegnati a trovare lo spazio di ricezione alle spalle della linea di centrocampo avversaria, con l’ampiezza occupata dai due terzini, Pavard e Hernández, la circolazione del pallone ha finito per ristagnare orizzontalmente e la Francia ha mostrato grossi problemi a entrare nell’ultimo terzo di campo.

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La rappresentazione grafica dei tiri e della loro pericolosità prodotti da Francia e Australia

Solo 0.6 (escluso il rigore) gli xG prodotti dalla Francia contro l’Australia.

Nella partita successiva Deschamps è tornato al 4-2-3-1 con Pogba al fianco di Kanté, Matuidi sulla fascia sinistra, Mbappé su quella destra e Giroud centravanti. Era chiaramente uno schieramento più prudente e la scelta di Matuidi come esterno di sinistra era funzionale al contenimento dell’ottima catena di destra peruviana costituita da Advíncula e Carrillo. Il giocatore della Juventus ha risposto con una prova da 3 tackle e 2 intercetti, accompagnato da Kanté che ha recuperato ben 9 palloni, 4 in contrasto e ben 5 in intercetto. La Francia ha giocato una fase di non possesso che mirava all’occupazione bassa degli spazi con il proprio 4-4-1-1, che, dopo il vantaggio raggiunto a fine primo tempo, ha accentuato il suo carattere reattivo concedendo solo 0.3 xG al Perù. In attacco la Francia ha potuto sfruttare l’ottima prova di Pogba (2 passaggi chiave) e il lavoro di raccordo di Giroud al servizio della qualità di Griezmann e Mbappé.

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Le posizioni medie e le linee di passaggio più frequenti della Francia contro il Perù

Il 4-2-3-1 della Francia, con Kylian Mbappé più avanzato di Matuidi sulla fascia opposta.

L’ultimo match contro la Danimarca, con il pareggio che accontentava entrambe le squadre, ha finito per fornire poche indicazioni sui possibili sviluppi della squadra.

La confusione dell'Argentina

È complicato commentare il Mondiale dell’Argentina, che in tre partite ha mostrato tre facce completamente diverse ma tutte molto deludenti.

L’esordio, che può forse rappresentare nel migliore dei modi quali fossero le idee originali di Sampaoli, ha visto l’Argentina schierata con un piattissimo 4-4-2, la maniera meno indicata per affrontare il prevedibile 4-4-2 difensivo dell’Islanda. L’incapacità di Otamendi e Rojo nel fare uscire in maniera pulita la palla dalla zona difensiva si è sommato in maniera perniciosa alla ridondanza di Mascherano e Biglia, inadatti a scaglionarsi con efficacia per creare linee di passaggio tra le maglie delle due linee scandinave. La circolazione del pallone è migliorata con l’ingresso di Banega, che, rispetto a Biglia, ha trovato spazi e tempi di distribuzione e, soprattutto, di ricezione, più utili a un avanzamento pericoloso del pallone. L’ingresso di Pavón ha fornito vivacità esterna ma il rigore sbagliato da Messi ha comunque condannato l’Argentina al pareggio.

Contro la Croazia, Sampaoli ha cambiato uomini e modulo di gioco, passando alla difesa a tre, composta da Mercado, Otamendi e Tagliafico, due uomini a presidiare in ampiezza tutta la lunghezza del campo, Salvio a destra e Acuña a sinistra. A centrocampo è stato schierato un triangolo formato da Enzo Pérez, Meza e Mascherano vertice basso, davanti l’attacco è stato affidato coppia Messi-Agüero, con Gonzalo Higuaín in panchina.

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Le posizioni medie e le linee di passaggio più frequenti dell'Argentina contro la Croazia

Il 3-5-2 dell’Argentina e la solitiduine del "Kun" Agüero.

L’idea di Sampaoli era forse quella di utilizzare il rombo arretrato di costruzione per pulire la risalita del pallone vista con l’Islanda, permettendo così a Messi di non abbassarsi troppo a ricucire il gioco. Il piano strategico del tecnico è però fallito su tutta la linea: invece di agevolare la risalita del pallone, il rombo arretrato ha spaccato la squadra in due, mettendo in impietosa evidenza le difficoltà degli interpreti, e in particolare di Mascherano, nel far circolare il pallone, esponendo l’Argentina alle velocissime transizioni offensive della Croazia, programmata proprio per una partita di contenimento e contrattacco. Messi e Agüero sono risultati totalmente isolati: il “Kun"nel primo tempo non ha toccato il pallone per ben 21 minuti consecutivi. Oltretutto la difesa a 3 si è rivelata inadatta a contenere i rapidi attacchi sugli esterni di Rebic e Perisic. Anche la gestione emotiva dello svantaggio è stata disastrosa, con la squadra che si è sfaldata, peggiorando in una maniera che poteva essere decisiva la propria differenza reti.

Tra la partita contro la Croazia e quella decisiva contro la Nigeria sono diventate sempre più insistenti le voci di una “gestione Mascherano” e, in effetti, l’Argentina scesa in campo contro la Nigeria, era lontana dalle solite convinzioni di Sampaoli e centrata sulla semplificazione dei compiti assegnati a ogni giocatore.

L’Albiceleste si è schierata con un modulo di gioco fluido tra il 4-3-3 e il 4-4-2 dove a disegnare la struttura posizionale sul lato destro del campo erano le scelte di Messi. Quando il numero 10 argentino rimaneva largo a destra, Enzo Pérez occupava la posizione interna definendo una sorta di 4-3-3, mentre, quando Messi si accentrava e si avvicinava al centravanti Higuaín, Pérez occupava l’ampiezza e definiva un 4-4-2. Per il resto, in mezzo al campo veniva inserito un abile passatore come Banega al fianco del mediano Mascherano. L’inserimento di Banega era assolutamente sensato, viste le difficoltà nella circolazione palla evidenziate nella partite precedente, e il centrocampista ha risposto con 90 passaggi, più di ogni altro compagno, e 3 passaggi chiave, a cui si aggiunge l’assist per lo splendido gol del vantaggio di Leo Messi.

Tuttavia, specie nel secondo tempo, quando la Nigeria si abbassava e non concedeva più spazi alle spalle della propria linea difensiva, le difficoltà nelle circolazione del pallone sono riemerse, con le inevitabile conseguenze negative nella transizione difensiva. Solo l’imprecisione degli attaccanti nigeriani ha permesso all’Argentina di rimanere in partita e, alla fine, acciuffare il pass per l’ottavo di finale contro la Francia.

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Le posizioni medie e le linee di passaggio più frequenti dell'Argentina contro la Nigeria

L’ibrido 4-4-2/4-3-3 schierato da Sampaoli contro la Nigeria.

Che partita dobbiamo aspettarci

È prevedibile che Didier Deschamps confermi la formazione schierata nella partita vincente contro il Perù. Difficilmente il tecnico dei transalpini rinuncerà al contributo difensivo di Matuidi nella zona di centro-destra dell’attacco argentino, quella da sempre preferita da Leo Messi. Al contempo è probabile che si avvarrà ancora una volta del lavoro di Oliver Giroud per tenere impegnati i centrali avversari e avere sempre una maniera comoda di avanzare il baricentro della squadra, utilizzando il proprio centravanti come boa.

Al di là dello schieramento, sarà importante l’atteggiamento tattico complessivo. Gli enormi problemi in fase di costruzione della manovra degli argentini possono essere messi a nudo da due strategie, per certi versi opposte. La prima prevede il ricorso a un pressing aggressivo sulla prima costruzione albiceleste, per mettere ancora più in difficoltà i poveri meccanismi e la scarsa qualità della circolazione bassa dei sudamericani. La seconda, invece, punta a evidenziare le inefficienze posizionali contro difese compatte e dal baricentro basso, che la squadra di Sampaoli non ha mai saputo muovere e disordinare, finendo per affidarsi alle iniziative individuali di Messi.

La Francia di Deschamps, però, non ha mai adottato in maniera chiara nessuna delle due strategie e, anzi, ha spesso galleggiato in una zona grigia che ha causato problemi alla squadra transalpina. L’Argentina è una squadra in enorme difficoltà, sia emotiva che tattica, e di certo la vittoria contro la Nigeria non ha risolto i suoi problemi. Proprio per questo per la Francia sarebbe importante strofinare il sale sulle ferite avversarie scegliendo un atteggiamento tattico in grado di amplificare le più evidenti difficoltà dell’Albiceleste. Se invece l’Argentina potrà gestire il proprio possesso palla con sufficiente tranquillità e avrà la possibilità di trovare, velocemente e senza troppe manovre, spazio alle spalle della linea arretrata francese, le qualità di Messi e compagni potrebbero spaventare i francesi e rendere molto più equilibrata la partita di quanto il tutto lasci prevedere. Non è detto che la vittoria contro la Nigeria non abbia sbloccato, almeno dal punto di vista mentale, la squadra di Sampaoli.

Gli ottavi di finale azzerano quanto fatto nella fase a gironi. Inizia un nuovo torneo e tutte le squadre sono riposizionate sulla stessa linea di partenza. La storia ha più volte premiato squadre che avevano profondamente deluso nelle prime partite. L’Italia del 1982 aveva chiuso il girone con 3 pareggi contro Polonia, Perù e Camerun e aveva ottenuto il secondo posto solo grazie a un gol realizzato in più rispetto alla squadra africana. Agli scorsi Europei il Portogallo si era qualificato alle fase a eliminazione diretta giungendo solo terza nel proprio girone alle spalle di Ungheria e Islanda dopo tre soffertissimi pareggi.

La squadra di Lionel Messi non può non immaginare di poter vincere 4 partite, quante ne servono, a questo punto, per vincere il Mondiale. Le debolezze mostrate sono però così evidenti che servirebbe la complicità delle altre squadre e la loro incapacità di amplificarle e sfruttarle a proprio favore. Il primo avversario che dovrà evitare di aiutare l’Argentina sarà la Francia. Per Didier Deschamps, che parte favorito, sarà quindi l’ennesima prova della sua capacità di organizzare in maniera efficiente e funzionale alle esigenze del match il talento della sua squadra.

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