Mondiali 2018 Russia, la domenica dei portieri: dal record negativo di de Gea ai miracoli di Subasic

Mondiali

Fabrizio Moretto

Dal record negativo eguagliato da de Gea al riscatto di Akinfeev, per finire miracoli di Subasic e Schmeichel nella sfida ai rigori tra Croazia e Danimarca. Per i portieri quella di domenica è stata davvero una lunghissima giornata. Quattro storie diverse, intrecciate tra loro, che meritano di finire nell'album di questo Mondiale

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Akinfeev, de Gea, Schmeichel, Subasic. Quattro nomi, quattro diversi protagonisti della domenica Mondiale che ha sancito l'accesso ai quarti della Russia e della Croazia e la clamorosa uscita di scena della Spagna, oltre a quella, più prevedibile sulla carta, della Danimarca. Ognuno ha scritto la propria storia in maniera diversa, ma l'unico che finisce sul patibolo in questo caso è il portiere spagnolo, un top nel suo ruolo e nettamente più "celebrato" a livello globale rispetto ai suoi colleghi. L'estremo difensore del Manchester United non è stato il principale responsabile nella sconfitta rimediata contro i padroni di casa, ma ha reso nel complesso meno di quanto mostrato nei Red Devils, dove si è guadagnato meritatamente il titolo di miglior portiere della Premier. Il Mondiale per lui invece è iniziato nel peggiore dei modi, con una papera contro il Portogallo che ha dato il via alla tripletta di Cristiano Ronaldo. La partita successiva contro l'Iran si è poi rivelata l'unica in cui è riuscito a mantenere la porta inviolata, ma che non è bastato ad evitare di aggiornare un record che resisteva dalla Coppa del Mondo 1966. de Gea infatti, in 4 partite, ha effettuato solamente una parata sul marocchino Boutaib, raccogliendo in fondo alla rete le restanti sei conclusioni arrivate nello specchio. Nessuno ha fatto peggio di lui e il classe '90 ha poi sprecato la possibilità di rifarsi nella lotteria dei rigori, subendo tutti i tiri dal dischetto calciati dai russi. Una brutta sorpresa per quello che doveva essere uno degli uomini chiave di Hierro.

Akinfeev nel segno di Yashin: Russia mai così avanti

L'eroe al Lužniki alla fine è stato Igor Akinfeev che, a differenza del suo avversario, è riuscito a ipnotizzare prima Koke e poi Iago Aspas. Mani in cielo e qualificazione storica consegnata alla squadra di Cherchesov che così in fondo, nella sua storia, non era mai arrivata. In Russia però il portiere non è un ruolo casuale. La Russia è la patria di Lev Yashin, l'unico numero uno capace di vincere il Pallone d'Oro. Akinfeev è cresciuto nel suo mito e con le sue parate contro la Spagna ha fatto molto di più. Ha riscattato degli errori personali che si trascinava dietro come un macigno da quattro anni, dal precedente Mondiale, quando all'esordio si era buttato da solo in porta la palla, dopo un tiro non irresistibile di Lee, e nella terza e decisiva sfida aveva sbagliato l'uscita alta, consentendo a Slimani di andare in gol. Risultato: due pareggi deludenti contro Corea del Sud e Algeria, e Russia a casa già ai gironi con tanti rimpianti. Questa volta è andato tutto diversamente e il portiere del Cska si è regalato la giornata che sognava da quando era bambino. Ce l'ha fatta a 32 anni, perché non è mai troppo tardi per scrivere la propria storia.

Subasic-Schmeichel, 11 metri di destino

A Nižnij Novgorod invece sono stati entrambi i portieri a rubare la scena, offrendo emozioni e speranze ai loro tifosi, con il solo Subasic che è riuscito però ad esultare al termine della partita. Nel complesso Schmeichel ha forse vinto il personale duello, ma a pesare in modo decisivo sono state le tre parate effettuate dall'estremo difensore del Monaco nella serie dei penalty. Un numero straordinario e inedito ai Mondiali e che lo equipara ai tre miracoli che fece Gigi Buffon nella Confederations Cup 2013, quando respinse tre tentativi dell'Uruguay e contribuì al 3° posto finale dell'Italia. E pensare che la gara di Subasic era iniziata con un incubo: 60 secondi, mancino di Zanko Jorgensen e intervento sbagliato per l'1-0 della Danimarca. Da capro espiatorio è poi riuscito a trasformarsi in trascinatore. Un volo e un grido forte per respingere i tiri dagli 11 metri dei danesi e poi la lunga corsa per festeggiare il passaggio del turno. Tre parate che possono spianare la strada verso il successo per la Nazionale di Dalic. Occhio però alle sorprese perché il calcio è strano. Lo sa bene Kasper Schmeichel, a un passo dalla gloria. Non come il papà Peter - presente in tribuna e incontenibile davanti alle parate del figlio -, eroe di quella Danimarca in grado di vincere l'Europeo nel 1992, ma comunque vicinissimo a riportare i vichinghi ai quarti dopo 20 anni di attesa. Il primo miracolo davanti a un fenomeno come Modric per allungare la sfida verso i calci di rigore, quelli che scottano davvero. E anche lì ha cercato di indossare il mantello del superoe, ma le respinte alle conclusioni di Badelj e Pivaric non sono bastati a salvare i suoi. Non c'è più tempo per rimandare il verdetto. La Danimarca lascia il torneo, Schmeichel si porta a casa una notte magica che non ha avuto il suo lieto fine.

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