Mondiali 2018 Russia, la rivincita di Deschamps: bis come Zagalo e Beckenbauer

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Va in archivio il trionfo della Francia in Russia, 2° titolo mondiale per i Bleus guidati dal Ct Deschamps. Già capitano e vincitore nella rassegna del 1998, Didier si è imposto da protagonista dalle convocazioni alle scelte tattiche eguagliando così Beckenbauer e Zagallo, campioni in campo e in panchina

FRANCIA-CROAZIA 4-2, I BLEUS SONO CAMPIONI DEL MONDO

C’è tanto di Didier Deschamps nel trionfo mondiale della Francia, campione in Russia dopo l’epilogo vinto 4-2 ai danni della Croazia. Meriti a partire dalle scelte dei 23 convocati nella rassegna, decisioni che inevitabilmente hanno rimbalzato stelle reclutabili alla Coppa del Mondo. Roba da fare invidia, vedi alle voci Laporte e Rabiot ma soprattutto Payet, Lacazette e Benzema in attacco. Un elenco in realtà molto più numeroso, decisamente più ristretto considerando le parole chiave targate Didì alla vigilia della finale al Lužniki: "Serenità, fiducia e concentrazione", nient’altro che un mantra per chi vent’anni fa festeggiava da capitano dei Bleus nell’edizione casalinga. Se da giocatore è solo questione di energie, come spiegava alla vigilia, in panchina pesa eccome la psicologia nella gestione delle emozioni dei propri uomini. E anche qui "Didì" ne è uscito vincente.

La rivoluzione francese

Poco più di due anni fa, il 10 luglio 2016, la Francia di Deschamps si arrendeva al Portogallo nell’epilogo di Saint-Denis contro il Portogallo di CR7: colpa di un gol ai supplementari del protagonista che non ti aspetti, Éder, colui che spezzò il sogno di un Paese intero che tifava in prima linea i propri eroi. Lacrime per il capocannoniere Griezmann (6 reti), lui più di Giroud e Payet oltre alla superstar Pogba e al capitano Lloris. Quella sera trovavano spazio in campo i veterani Sagna ed Evra, Koscielny e Sissoko, tutti assenti in Russia come il triò che subentrò a gara in corso (Coman, Gignac e Martial). La rivoluzione francese di Didì ha preso atto dopo quella finale: 14 i nuovi interpreti inseriti in rosa, un gruppo votato alla freschezza atletica e all’alto tasso tecnico. In difesa le corsie hanno trovato la spinta dei 22enni Pavard ed Hernández, perfino la coppia centrale Under-25 Umtiti-Varane è una garanzia assicurata. Kanté non era titolare inamovibile a Euro 2016, tuttavia ha disputato un Mondiale di altissimo profilo in tandem con Pogba. Prezioso come sempre Matuidi, devastante l’enfant prodige Mbappé a quota 4 reti personali come l’ottimo Griezmann. Nessun gol per Giroud, indubbiamente meno scintillante delle frecce ai suoi fianchi eppure imprescindibile.

E basta guardare accanto a Deschamps, in panchina, per incontrare i nuovi volti del futuro: Kimpembe, Sidibé, Tolisso, Lemar e Dembélé. Gioventù ed esuberanza perfettamente miscelati dal saggio Didier, riferimento nello spogliatoio nonché artefice del trionfo mondiale attraverso una squadra votata al 4-2-3-1 e uscita imbattuta dalla fase a gironi all’epilogo in Russia. "È meraviglioso, qualcuno è campione del mondo a 19 anni. Non abbiamo fatto un grande gioco ma abbiamo mostrato qualità mentali. E abbiamo comunque realizzato quattro gol. Il titolo è meritato". Così il Ct della Francia a TF1 dopo il successo contro la Croazia. "Siamo partiti da lontano, non è stato sempre facile ma a forza di lavoro, siamo qui, sul tetto del mondo per i prossimi quattro anni. È stato così doloroso perdere l'Europeo due anni fa, ma ci ha fatto bene. Questo momento è dei giocatori".

Deschamps come Beckenbauer e Zagalo

A vent’anni di distanza dal 12 luglio 1998, quando i Bleus allenati da Aimé Jacquet strapazzarono 3-0 il Brasile allo Stade de France, Deschamps solleva nuovamente la Coppa più ambita al cielo di Mosca. Lo fece da capitano e centrocampista di una rosa formidabile, si è ripetuto da allenatore come altri due totem del calcio mondiale erano riusciti a fare: parliamo di Franz Beckenbauer, mito nell’edizione del 1974 in Germania Ovest e Ct tedesco al trionfo del 1990 alle nostre latitudini, oltre a Mário Zagallo che festeggiò due volte in campo (1958 e 1962) prima di guidare la Seleção nel 1970 contro l’Italia battuta 4-1. Un posto nell’olimpo quindi per Deschamps, apprezzato in Italia per l’impegno da giocatore e allenatore della Juventus, mai particolarmente fortunato in materia di finali: detto dell’epilogo di Euro 2016, Didier perse la finale di Champions del 2004 contro il Porto di Mourinho. Ma è stato anche l’uomo che ha riportato titoli al Marsiglia dopo 18 anni a digiuno, ultima tappa prima di sedersi sulla panchina della Francia dal 2012. Il resto è storia recente, leggenda nella quale ora fa parte anche Deschamps: compirà 50 anni ad ottobre, il regalo più bello se l'è fatto un’altra volta.

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