Ryan Giggs si racconta ai Signori del Calcio: "Sarebbe stupido non ispirarsi a Sir Alex"

Premier League

Il giocatore più vincente della storia del calcio inglese, attuale Ct del Galles, si racconta- nel giorno del suo 46esimo compleanno-  in esclusiva a "I Signori del Calcio", in onda da stasera e disponibile on demand

I suoi numeri fanno ancora paura, anche adesso che è un ex e che allena il “suo” Galles. L’ex centrocampista, 46 candeline proprio oggi, vanta 37 trofei conquistati sul campo. E, in questa lunga intervista esclusiva, parte proprio dall’inizio. 2 marzo 1991: il suo debutto in Premier League contro l’Everton all’Old Trafford. Dalla squadra giovanile alla prima squadra di Sir Alex Ferguson in un lampo, e non ancora da maggiorenne. “È stato un passaggio piuttosto veloce- ricorda Giggs- perché nella mia posizione c’era un buon giocatore. Denis Irwin giocava nell’Inghilterra ed era il più giovane nel suo ruolo. Non avevo davvero mai pensato di far parte della prima squadra, anche perché lui era un buon giocatore nella mia posizione e quindi credevo di non avere nessuna possibilità di giocare. Lui però si fece male e io ho avuto la fortuna di sostituirlo. Ho colto la mia occasione e sono rimasto in prima squadra per il resto della stagione. Il mister mi ha scelto con molto rispetto, nonostante i miei 17 anni. Mi ha fatto entrare in squadra dandomi una possibilità e dicendomi che era mia responsabilità coglierla”.

 

Giocare con la maglia della squadra per cui si fa il tifo ha significato diverso. E lo è stato anche per Giggs, che con il Manchester United ha passato 29 anni, tra campo e panchina. “Se tifi per una squadra e poi inizi a giocarci, è speciale. A 8-9 anni andavo allo stadio per tifare la mia squadra e poi, dopo altri 7-8 anni, mi sono ritrovato su quel campo. È stato speciale e stressante allo stesso tempo-ammette l'ex centrocampista-  perché senti la pressione degli amici e dei tifosi. Se una partita va male, tutti ti chiedono: Ehi, ma cos’è successo? È difficile spazzare tutto via, ma per la maggior parte è una sensazione positiva. Sono cresciuto nell’atmosfera dell’Old Trafford dove ho giocato 30, 40, 50 volte e per me ogni volta era un premio. Al di là della pressione che noi giocatori potessimo ricevere dall’esterno”.

 

Parlando di sensazioni e ti emozioni, impossibile non legarle all’Old Trafford. Certo, era qualcosa a cui mi ero abituato, ma era sempre un’emozione speciale. Io ero uno di quelli che non stavano lì a pensare come sarebbe andata la partita. Nello spogliatoio ero rilassato, chiacchieravo con i miei compagni. Quando uscivo dal tunnel mi concentravo e pensavo: Ok, ci siamo. È il momento. Adesso si fa sul serio. I primi tempi ero a metà della fila e la maggior parte della mia squadra arrivava tesa alla fine del tunnel. Quando si usciva dal tunnel sentivi tutto lo stress, la pressione, l’atmosfera… era un’emozione speciale".

 

963 presenze con il Manchester United: è solo uno dei numeri monstre legati a Giggs. I record sono sempre importanti. "Ma non lo erano quando giocavo. Era sempre la partita dopo. Non guardavo mai al passato e a quello che avevo conquistato. Pensandoci ora, non c’è nulla di cui non posso essere orgoglioso. Ho giocato tantissime partite e sono contento di averlo fatto con molti calciatori importanti, con squadre di successo e con il miglior allenatore. Sì, è bello pensarci ora e compiacersene, perché non l’ho fatto spesso in passato. Mi piaceva vincere ovviamente, vincere i trofei, ma non durava così a lungo, perché mi concentravo subito sull’obiettivo successivo. Ora però posso godermeli ed essere fiero di quello che ho fatto".

 

Numeri e poi gol. 169 solo con il Manchester United. Sono davvero tanti: il preferito? "Quello all’Arsenal. Credo che quello sia stato parte di una stagione complessa. L’Arsenal era una grande squadra, con un grande allenatore. Erano molto simili a noi, andavano oltre il calcio, oltre la competizione. Vieira, Petit, Overmars, Bergkamp, Anelka… insomma, una grandissima squadra. Per cui un gol realizzato contro una squadra del genere resterà per me sempre il migliore".

 

Un vincente allenato da un vincente, uno tra i più grandi allenatori della storia del calcio. "Ferguson a volte è stato duro. Gli standard erano alti. E anche se avevi appena vinto un trofeo, lui guardava subito a quello dopo e a come vincerlo. È stato un grande maestro, un padre sia dentro che fuori dal campo di gioco. Mi conosce da quando avevo 13 anni, ha tirato fuori il meglio di me. Credeva nei giovani ed è stata una fortuna sia per me che per gli altri calciatori delle giovanili, perché mi ha allenato sia quando avevo 17 anni, ma anche quando ne avevo 38. Gli sono davvero grato per questo. Chissà, magari se avessi cambiato allenatore dopo 10 anni la mia carriera sarebbe andata diversamente".

 

Ora sulla panchina c'è Giggs, Ct del Galles dal gennaio dell'anno scorso. Qualcosa avrà rubato o preso in prestito dal suo maestro. "Non so se sono un allenatore di successo, sono ancora un allenatore giovane. Ma sicuramente ho preso qualcosa da Sir Alex, nonostante cerchi di metterci del mio e di renderlo mio. Sarebbe stupido non prendere qualcosa per quello che mi ha insegnato".

 

Appuntamento dunque con “I Signori del calcio- Ryan Giggs” da questa sera, venerdì 29 novembre alle 19, 22.30 ed a mezzanotte su Sky Sport Uno; alle 20, 23 e all’una su Sky Sport Football. Sabato 30 novembre a mezzanotte su Sky Sport Uno, alle 14 e 23.30 su Sky Sport Serie A e alle 20.45 su Sky Sport Football. Sempre disponibile on demand.

I Signori del Calcio

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