Il 'Massimo' della Premier: dentro il mito di Anfield

14^ puntata
Massimo Marianella

Massimo Marianella

©Getty

Anfield era lo stadio dell’Everton, la strada più significativa della zona si chiama Oakfield Rd e i Reds avevano in origine la maglia bianco e blue. Vi ho un po’ confuso? Ok, tutto vero, ma mettiamo un minimo di ordine nella storia del teatro calcistico più affascinante del mondo e del suo proprietario: il Liverpool FC.

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Lo stadio fu inaugurato nel 1884 e preso in affitto a £100 sterline annue dall’Everton. Dopo la vittoria del primo titolo del club nel 1890 la richiesta d’affitto fu quasi quadruplicata e i Toffees decisero di andarsene dall’altra parte dello Stanley Park. A quel punto il proprietario di Anfield Mr. John Houlding, visto che aveva già un campo, decise di raggruppare dei dissidenti dell’Everton per fondare un nuovo club: il Liverpool che due anni dopo avrebbe abbandonato i colori originali bianco e blue (stile Blackburn) per il leggendario rosso. La riunione decisiva per la fondazione si tenne in un pub (e dove se no?) il “The Sandon” che allora fungeva da spogliatoio per la squadra e ancora oggi è lì a due passi dallo stadio al 182 di Oakfield Road.

The Sandon, il pub dove "tutto ebbe inizio" (come si legge all'ingresso)
The Sandon, il pub dove "tutto ebbe inizio" (come si legge all'ingresso)

Homebaked

Pochi passi in avanti, direzione Kop, e nella stessa strada si arriva al civico 197. Per capire Liverpool, Anfield, la Kop e il senso della tradizione che li unisce e li rende unici, si deve passare anche da qui. Da un forno a pochi passi dallo stadio. L’Homebaked è più di un locale dove magiare o bere qualcosa, è uno scrigno può raccontare storie, speranze e successi di tante generazioni con una passione tinta di rosso. Un luogo familiare che per più di 100 anni con la sua english breakfast o le pies fatte sul posto (oggi ce n’è una alla birra tedesca la “Klopp Pie”) ha nutrito e non solo le speranze di generazioni di tifosi del Liverpool. Anfield è questo. Un sentimento di appartenenza tramandato con semplicità negli anni da una tifoseria che ha sofferto (crisi economiche della città e tragedie come quella di Hillsborough) e trionfato con semplicità. Come una pies.

Le famose Klopp pie dell'Homebaked
Le famose Klopp pie dell'Homebaked

Dentro la storia

All’homebaked c’è ancora la signora che serve ai tavoli, sette-otto al massimo, che è arrivata lì prima di Shankly. E’ lo stadio più bello e affascinante del mondo e questa è forse la mia unica certezza calcistica. Per storia, struttura ed equilibrio tra passato e presente. Sono le emozioni che si sentono quando si arriva, la storia che ti prende sotto braccio e ti accompagna dentro. La statua di Shankly, i Paisley Gate, la Kop, le panchine fuori dallo stadio con incisi nomi e numeri dei grandi Reds, raccontano il mito prima ancora di entrare quindi credo che la mente che vola dai gol di Dalglish ai dribbling di Keegan, dalla fascia di Gerrard ai baffi di Souness, dalle stramberie di Grobbelaar all’eleganza di Hansen, mentre si fanno gli ultimi gradini delle tribune prima respirare il profumo dell’erba e vedere il verde del campo mischiarsi al rosso predispongono il cuore alle emozioni.

"Questo è Anfield", la scritta che leggono i giocatori poco prima di entrare in campo
"Questo è Anfield", la scritta che leggono i giocatori poco prima di entrare in campo - ©Getty

Due gare che… tolgono la voce

Però questo dev’essere una realtà anche nella mente di chi tocca la famosa placca all’ingresso del tunnel (solo se siete giocatori del Liverpool se no la leggenda sostiene che non porterebbe bene) perché io le sensazioni di magia le ho provate commentando lì delle partite europee. Telecronache tra le più belle di tutta la mia carriera per raccontare partite incredibili.  A mia memoria solo dopo 2 match mi sono levato la cuffia e non avevo letteralmente più voce. L’avevo lasciata col cuore nella Kop. Nella sfida con l’Arsenal di Champions del famoso gol di Torres cui ho fatto già riferimento e ovviamente dopo l’incredibile rimonta sul Barcellona con la doppietta di Origi.

Dopo quella partita, registrato dalla postazione anche il “pezzo” per Sky Sport 24 ricordo di aver raccolto i miei fogli, il cronometro e detto a Massimo Ambrosini, splendido compagno di quell’avventura, che era meglio scendere in sala stampa per andare a fare le interviste. Mi ha guardato, ha sorriso e “dammi un minuto per assorbire emozioni così grandi. Poi scendiamo”. Firmato da chi ha vinto Coppe Europee e campionati e che sensazioni importanti le ha vissute e offerte in campo per tanti anni.

La ristrutturazione

Anfield è stato scenario di tante vittorie dei Reds, ma anche di una personale. Ha sconfitto l’ipotesi che il club decidesse di costruirne uno più grande da un’altra parte della città. E’ il segreto dello splendore attuale perché contrariamente all’Arsenal, al Manchester City e al Tottenham che hanno fatto stadi meravigliosamente nuovi, senza però quell’anima della storia, i Reds hanno rimodernato e ampliato Anfield rimanendo lì in equilibrio perfetto tra passato e futuro.

You’ll Never Walk Alone

Ascoltare You’ll Never Walk Alone cantato dalla Kop prima dell’ingresso in campo è testimoniare la preghiera laica più bella ed intensa che esiste nel mondo del calcio. Non si può non avere i brividi in quel momento. Lo dico sempre non dovete essere tifosi del Liverpool, del calcio inglese e neanche necessariamente appassionati di calcio. Se amate lo sport o solo le sensazioni coinvolgenti una volta nella vita dovete andare a vedere una partita del Liverpool ad Anfield. E’ un’altra cosa. Non ve ne pentirete. 

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