Da Baggio a Montella: Milan-Fiorentina story

Serie A

Alfredo Corallo

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La partita di stasera al "Meazza" offre lo spunto per rivivere alcune delle sfide più affascinanti tra rossoneri e viola, dai gol di Baggio ai duelli infuocati per un posto in Europa. Passando per Batistuta, Rui Costa, Chiesa, Allegri e i grandi ex di oggi, come Montella. Sempre nel ricordo di Stefano Borgonovo

"Il Milan logora chi non ce l'ha". La citazione andreottiana nell'edizione 2013  "aggiornata" da Massimiliano Allegri si rivelò un autogol per l'allora mister rossonero, sconfitto 2-0 in casa dalla Fiorentina e per 3-1 a Barcellona in Champions League, aggravando ancora di più la sua posizione, già precaria per il brutto inizio in campionato. Nel giorno di Ognissanti, alla vigilia dell'impegno con i viola, Allegri aveva risposto alle parole di Clarence Seedorf ("Sono andato via dal Milan per causa sua", poi smentite) e un paio di mesi più tardi sarà proprio l'olandese a sostituirlo: finché non si "liberò" una panchina alla Juventus e quell'autogol diventò una sorta di benedizione...

 

La vendetta di Montella. L'allenatore di quella Fiorentina era Vincenzo Montella, che si "vendicò" per la mancata qualificazione ai preliminari di Champions "soffiata" ai suoi da Balotelli e compagni a maggio, con l'incredibile rimonta di Siena, che scatenerà la rabbia dei Della Valle per il rigore concesso da Bergonzi a Super Mario "sbizzarrendo" la fantasia dei tifosi della Fiesole (celebre la t-shirt con la scritta "Rigore per il Milan"). Così, al termine della stagione i toscani andranno in Europa League, mentre i lombardi resteranno fuori dalle competizioni internazionali dopo 15 anni.

Quella del novembre 2013 - che vide in campo i due capitani Ambrosini e Montolivo a maglie "invertite" - è stata l'ultima vittoria al Meazza dei gigliati, che stasera proveranno a fare uno scherzetto nel posticipo al loro ex allenatore (all'andata contro Paulo Sousa finì 0-0). Montella, tra l'altro, aveva vinto anche l'anno precedente a Milano (3-1) nella partita in cui - probabilmente - conquistò il "cuore" del presidente Silvio Berlusconi.

 

Dolce e Amauri. Ma la vera "disfatta" per Allegri con i viola era arrivata nel 2012, quando i gol di Jovetic e Amauri consegnarono la vetta alla Juventus, lanciandola al primo scudetto dell'era Conte. Fu un trionfo, invece, il 20 novembre del 2010, grazie alla rovesciata di Ibrahimovic - già decisivo nel derby - che diede la primissima, vera "spallata" alle rivali nella corsa al titolo.

 

Cartoline dalla Champions. Storica l'ultima giornata della stagione 2008-09, segnata dall'addio al calcio di Paolo Maldini, applaudito da tutto il "Franchi" in quell'assolato pomeriggio del 31 maggio. Ai saluti anche Carlo Ancelotti, che chiuse con un successo, costringendo la Fiorentina di Prandelli - quarta - ai preliminari di Champions. Gol e assist (a Pato) di Kakà, pronto a fare le valigie per Madrid. Il Milan tornò dunque in Champions dopo un anno di "purgatorio" in Europa League, per "colpa" proprio della Fiorentina e della bicicleta di Osvaldo che, sempre all'ultima giornata - contro il Torino - aveva sigillato il 4° posto ai viola, rimasti a +2 sui rossoneri.

 

Papà Chiesa. Clamoroso il 6-0 del 12 dicembre 2004 a San Siro, con le doppiette di Crespo e Shevchenko, il gol di Seedorf e l'autorete di Chiellini. Come clamoroso fu il poker al Franchi servito il 13 gennaio del 2001 da Fatih Terim e Manuel Rui Costa, che illuminerà l'Albero di Natale milanista negli anni a venire. Meno fortunata l'esperienza del tecnico turco, esonerato sia a Firenze che nell'avventura rossonera. In quella Fiorentina giocava anche un certo Enrico Chiesa: il padre di Federico, nuova stella viola, che segnò un gol nel 4-0 e una doppietta al Meazza, nel ritorno, con l'esordiente Roberto Mancini da poco subentrato a Terim. Due reti anche nel 2002, ma gli avversari ne fecero cinque...

 

"Ba-trigol". Indimenticabile per i tifosi fiorentini la tripletta di Batistuta al Meazza del 26 settembre 1998, ricordata dagli appassionati per la punizione a due in area e la cannonata dell'argentino che "terrorizzò" la barriera rossonera e fulminò Lehmann. "Volevo andare via, ma forse mi sbagliavo. Tante volte, però, siamo partiti alla grande e non siamo arrivati in fondo". Se la "tirò" Batigol, convinto dal Trap a non abbandonare Firenze: il suo infortunio spense ogni speranza e lo scudetto andò al Milan di Zaccheroni.

 

Irina te amo. Ma era ancora dolcissimo il ricordo di quella sera d'estate del 25 agosto 1996, quando l'angelo biondo di Avellaneda scaraventò in porta un altro missile  terra-aria e regalò alla moglie la Supercoppa Italiana con una dedica alla Rocky, in diretta tv, rimasta nella storia: "Irina te amo!".  

 

Roby c'è. Quella Fiorentina era guidata da Claudio Ranieri, che l'aveva traghettata dalla Serie B alla conquista della Coppa Italia. E proprio contro i viola il 28 aprile del 1996 il Milan di Fabio Capello si laureò campione d'Italia per la quarta volta in 5 anni. Il Meazza impazzisce all'ultimo minuto del primo tempo: Roberto Baggio trasforma un rigore nel "quadro" di quello scudetto, "issando" la bandierina del calcio d'angolo a vessillo tricolore.



 

 

Scuola Baggio. Capello volò al Real Madrid e la stagione del vicentino si divise tra infortuni, sostituzioni e un paio di allenatori: Oscar Tabarez e Arrigo Sacchi, di ritorno, una vecchia conoscenza... C'era anche il 20 settembre del 1987 sulla panchina rossonera, quando fu Roby a insegnare calcio. Con la maglia bianca e viola addosso.

 

Bornonovo nel cuore. Milan e Fiorentina: gol e passione, rivalità e sfottò, ma sempre nel ricordo comune di Stefano Borgonovo.

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