Lazio, J. Lukaku: "Dicevano di aver sbagliato fratello, sbagliavano"

Serie A
Jordan Lukaku, terzino della Lazio (Getty)
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A tutto Lukaku jr su  Sport-Voetbalmagazine: "Pensavano di aver preso quello sbagliato, li ho fatti ricredere. Biglia? Resta un grande leader, parla con tutti, la sua sola presenza ti mette a tuo agio. Sul derby e Inzaghi..."

E' arrivato alla Lazio in punta di piedi, nel ritiro di Auronzo. Trattativa lampo e via, nuovo acquisto per la fascia sinistra biancoceleste: "Abbiamo preso Lukaku!" gridavano i tifosi. "Chi? Romelu?". Illusione: "No, Jordan...quello sbagliato!". Critiche e scetticismo quindi, come rivelato dallo stesso Jordan in un'intervista su Sport-Voetbalmagazine. Poi, però, tante belle prestazioni e 16 presenze di alto livello. Un riscatto che parte da lontano: "Pensavano di aver preso il fratello sbagliato, ma credo di averli fatti ricredere". A tutto Lukaku jr, che attraverso una lunga chiacchierata in patria ha parlato così della stagione, della Lazio e di Inzaghi.

"Biglia un leader"

Queste le sue parole su Biglia, i due si conoscono dai tempi dell'Anderlecht: "Il mio rapporto con Biglia non è cambiato dai tempi dell’Anderlecht - dice Lukaku - resta un grande leader, la sua sola presenza ti mette a tuo agio. Facilita il gioco degli altri. Intendo dire che ha sempre tutto sotto controllo in campo. Parla con tutti, anche con lo staff, per vedere come preparare una sfida. E’ diventato più forte di quando era all’Anderlecht, ma continuo a dirgli che non ha ancora tirato fuori il meglio di sé durante la sua carriera. Può giocare anche meglio, il problema è che è troppo fedele alla sua squadra. All’Anderlecht ci sarebbe rimasto per sempre - ammette - non capisco perché. Questo ha ritardato la sua convocazione con l’Argentina”.

Su Inzaghi e i tifosi: "Non sono il fratello sbagliato..."

E ancora, su Simone Inzaghi: "Il mio rapporto con il mister è difficile da spiegare. Ovunque io vada non conto molto sull’allenatore, non voglio essere suo amico. Sto solo cercando di andare d’accordo con lui. Il calcio è lavoro, affari. Anche se ho iniziato a giocare per hobby, poi è diventata una passione, infine lavoro. Non sono venuto in Italia per divertirmi, ho dovuto lasciare il Belgio per migliorarmi”. Sulle critiche: "Quando sono arrivato venivo da un Europeo in cui non avevo giocato bene, dicevano di aver preso il Lukaku sbagliato. A me non ha mai fatto né caldo né freddo. A giudicare dalle ultime partite credo di averli fatti ricredere”

"Serie A? La scelta migliore"

"La Serie A mi è sembrata essere la scelta migliore sul lungo periodo. Devo ancora crescere e non c’è un altro posto in cui potrei migliorare tanto tatticamente quanto in questo campionato. In Belgio si presta troppo poca attenzione alla tattica, qui invece analizzano il modo in cui gli attaccanti pressano la difesa avversaria e rientrano a difendere loro stessi. In allenamento a volte dividono i centrocampisti dai difensori per poi farli muovere tutti in linea retta, sono gli esercizi più noiosi ma anche i più importanti. Rispetto a sei mesi fa sono un giocatore diverso, qui ti insegnano dettagli che potrebbero fare la differenza. Se in Belgio insegnano queste cose? No, nelle giovanili dell’Anderlecht vincevamo sempre con il 75% di possesso palla, mentre all’Ostenda la mia velocità bastava sempre per recuperare in difesa. Non c’è paragone con quello che si insegna qui tatticamente, a volte vedi gli allenatori anticipare le mosse del coach avversario. In Italia il calcio è come gli scacchi. Questo fa sì che qui anche calciatori tecnicamente non eccelsi siano utili, diventando essenziali".

Sul derby: "Emozionante!"

Infine sul derby di Roma, dove tra l'altro Lukaku ha giocato una bella gara: "Se è stato difficile conquistare un posto nello spogliatoio? Penso che sarebbe stato più di difficile un anno fa, la squadra terminò ottava il campionato e ci fu un’incomprensione fra Antonio Candreva e Lucas Biglia in merito alla fascia di capitano. Nel mio primo anno qui ho ottenuto risultati eccellenti e l’atmosfera era completamente diversa”. Poi sul derby: “Prima che io venissi qui non avevo idea di cosa fosse il derby. Dopo la nostra vittoria ho visto una squadra emozionata. Anche Lucas aveva le lacrime agli occhi. E’ sempre stato un ragazzo emotivo".

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