"Il VAR garantisca, non invada il calcio"

Serie A

Massimo Corcione

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L'introduzione della video assistenza arbitrale nelle prime due giornate di campionato ha creato un gran dibattito. Dopo l'allarme di Buffon, c'è chi pensa che la moviola in campo possa oscurare il bello del calcio: uno sport stupefacente che deve solo essere garantito, ma non invaso dal Var

"Il calcio è uno sport bellissimo, peccato che la domenica ci sia anche la partita": la definizione paradossale apparteneva a un vecchio cronista che s’era specializzato nell’allora fantasioso settore del calciomercato. Nell'era ante-Di Marzio era un po' la fiera dei sogni, dove le trattative erano spesso costruite a tavolino da chi poi le avrebbe raccontate fino a renderle verosimili. Altri tempi, occupati da discorsi estemporanei e non dalle formule che hanno reso il calcio oggi una scienza quasi esatta. Ecco perché era ormai naturale che arrivasse la novità del VAR: la tecnologia applicata alla direzione di gara e, soprattutto, il tentativo di ridurre al massimo l'errore nelle valutazioni arbitrali. E' stata subito alluvione di parole, stavolta mista a immagini, una moviola sulla moviola in campo, insomma: al di là del lodevole intento di giustizia, il discorso minaccia di diventare troppo serioso. La questione ha tentato di porla Buffon, una delle voci più ascoltate e più autorevoli: non ha parlato delle chiacchiere, ma dell’atmosfera cambiata in campo, con quelle pause fuori ordinanza che rompono il ritmo e forse anche la concentrazione. Buffon ha subito due rigori per decisione riveduta, ha dovuto pararne uno, ma la Juventus ha vinto comunque contro Cagliari e Genoa. Nessuna sorpresa, l’innovazione è troppo rivoluzionaria per non dovere monopolizzare i commenti nelle prime giornate, addirittura l'analisi di Roma-Inter è stata fortemente influenzata da un mancato intervento del video assistente dell’arbitro (questo il significato dell’acronimo VAR), con tanto di profilo psicologico azzardato per l’autore della omessa segnalazione. E qui siamo arrivati al concreto rischio devianza. Lele Adani, uno dei più rigorosi ortodossi del pallone, è spaventato dal pericolo: "Finiremo per parlare di VAR e non del bello del calcio" diventa la sintesi anche un po' catastrofica che resta un ammonimento per chiunque parli di calcio in tv. Il tema si è affacciato ieri, si riproporrà nei giorni di pausa del campionato quando in Nazionale si vivrà l’onda lunga della serie A.

In attesa che il VAR diventi una cosa normale, un momento del gioco e non un intervallo innesca-polemiche, il calcio dovrà rappresentare le grandi novità della stagione: quanto valgono Roma e Inter? Quanto la Juventus dovrà aspettare che la memoria di Bonucci venga cancellata da nuove soluzioni predisposte da Allegri? Per quanto tempo il Napoli continuerà a soffrire di quelle amnesie che hanno già compromesso le ultime stagioni? Il Milan è davvero tornato nel mondo dei grandi? Risposte che ancora qualche colpo di calciomercato (si chiude giovedì) possono condizionare; il VAR deve solo garantire che arrivino libere e non gravate da errori visibili con l’occhio telematico. Il calcio rimane uno sport bellissimo, le partite possono solo renderlo stupefacente.


 

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