Zaccheroni e la difesa a 3: i consigli per il Milan di Montella

Serie A
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Montella contro l'Udinese schiera dopo 16 anni la difesa a tre. A supportarlo in questa scelta Alberto Zaccheroni che con il suo 3-4-3 vinse lo scudetto nel 1999

Milan in Europa con la difesa a tre

Attualmente Alberto Zaccheroni è un po’ uscito dal panorama europeo. Dopo l’esperienza con la nazionale giapponese con cui ha vinto una coppa d’Asia nel 2011 e una dell’Asia orientale nel 2013, senza dimenticare le qualificazioni per i mondiali di Brasile 2014, l’allenatore romagnolo è tornato a far parlare di sé. In un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello sport Zaccheroni ha spiegato come nacque quel famoso 3-4-3 grazie a cui riuscì a vincere lo scudetto con il Milan nel 1999: “Il mio non era il 3-5-2 che si vedeva in giro, ma un sistema che prevedeva quattro centrocampisti. E c’è una grande differenza” ha commentato l’allenatore.

La nascita del modulo 3-4-3

A Milanello e soprattutto all’ex presidente Berlusconi non è mai andata giù la difesa a tre. Ma ora, dopo 16 anni e il cambio di proprietà, la retroguardia a tre è stata sdoganata e Montella la utilizzerà proprio contro l’Udinese. Ma il primo a usare a Milanello una difesa senza terzini fu proprio Zaccheroni: “Andavo in giro, studiavo, e vedevo cose che personalmente non mi piacevano. A metà campo si disponevano tutte a cinque, che a me non piace per nulla perché alla fine diventa un 5-3-2 e poi ti viene a mancare l’apporto offensivo. Osservavo Cruijff a Barcellona così come Zeman a Foggia, ma non erano le soluzioni che cercavo. Non condividevo la mediana a tre, che poi costringeva a un inevitabile 4-5-1. Un centrocampo a quattro, invece, può supportare bene l’attacco e la difesa allo stesso tempo. Il mio obiettivo era tenerne tre davanti, che non dovessero ripiegare tutte le volte, e allora mi misi a lavorarci su. Prima con carta e penna, poi sul campo. Così, dopo aver sperimentato la mediana a quattro, mi dedicai al modo in cui far giocare i tre dietro. Diciamo che fu una conseguenza, un domino. L’obiettivo primario era evitare che le punte disperdessero troppe energie”.

La gratitudine a Costacurta e Maldini

Per Zaccheroni avere dei campioni in squadra fu sicuramente un vantaggio: “La differenza nel calcio non la fa il modulo, che per troppi allenatori è l’unico parametro su cui lavorare, ma il modo in cui i giocatori lo interpretano. Ecco perché ho potuto giocare con tre difensori e quattro centrocampisti solo alcune volte: negli altri casi non era possibile. Sarò sempre grato a giocatori come Maldini e Costacurta, gente che aveva vinto tutto e avrebbe anche potuto mandare a quel paese me e le mie idee. Invece mi seguirono e mi permisero di proseguire su concetti non condivisi dal club”.

Il rapporto con Berlusconi

Zaccheroni ha anche parlato del suo legame con l’ex Cavaliere: “Io rispetto tutti, ma l’importante è che non mi si venga a dire cosa devo fare. Finché ci sono io, si fa a modo mio. Galliani mi offrì il rinnovo, ma non firmai perché non c’erano più le condizioni. Occorre sintonia. La verità è che se sei convinto delle tue idee, devi essere pronto a fare la guerra. Si tratta delle tue conoscenze, del tuo bagaglio, devi avere coraggio".

Il Milan di oggi

Con l’arrivo di Montella e della buona campagna acquisti di Fassone e Mirabelli il Milan è cambiato molto quest’anno sia nel modulo di gioco che nei suoi interpreti: “Montella può sbizzarrirsi, metterci l’imprevedibilità; poter cambiare tanto sarà una delle chiavi vincenti di questo Milan. Ha uomini che sanno costruire dappertutto. Solo che è una squadra da assemblare” sostiene Zaccheroni. Parole di chiusura arrivano invece per l’Udinese: “Rispetto a qualche anno fa da Udine passano giocatori con meno talento e meno capacità di spostare gli equilibri. Non ha più un’anima ben definita, ma Delneri è un maestro di calcio”.
 

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