Serie A, Corcione: "Parliamo di calcio, non di Var"

Serie A

Massimo Corcione

Il Napoli si gode la vetta in solitario: Insigne festeggia sotto la Curva dopo la vittoria contro il Cagliari (LaPresse)

La 7^ giornata di A restituisce il Napoli solo in vetta dopo il pareggio di Bergamo della Juve, raggiunta al secondo posto dall'Inter. Ancora un ko per il Milan di Montella. E ancora una domenica di polemiche attorno alla Var...

Due settimane senza campionato sembreranno lunghissime, interminabili, piene all'inverosimile di chiacchiere come non capita mai in una stagione tanto densa di partite. Di argomenti ce ne sono tanti: Napoli 7 vittorie su 7; Juventus primo punto lasciato; Inter alla pari con i campioni d'Italia; Milan crisi nonostante tutto; Roma non grandissima nonostante tutto; Lazio mai più Lazietta. Sarebbero sufficienti a riempire un'enciclopedia con saggi di tecnica e tattica, invece saremo ancora sommersi da commenti sul Var, il demone che minaccia fortemente la tranquillità psicologica del sistema calcio.

E' la faccia meno allegra del pallone; non la novità, s'intende, ma il chiacchiericcio che provoca: che il numero di errori si sia ridotto è indubitabile, che l'esperimento vada ulteriormente raffinato è conseguenza necessaria del momento ancora precario per definizione. Ma la moviola della moviola è davvero insopportabile, l'odioso opposto dello sport più bello che ci sia.

Allegri, ieri sera dopo il primo pareggio con l’Atalanta, s'è avventurato in un pronostico: quando i punti conteranno di più, le partite con il Var finiranno a notte fonda; prevedendo così la moltiplicazione del ricorso che gli arbitri faranno all'aiuto elettronico. Un silenzioso dissenso che dalle parti della Juventus qualche settimana fa Gigi Buffon già rese esplicito. Le settimane di pausa nazionale saranno utilizzate per rivedere tutti i casi nati sul campo, verranno misurati i tempi di reazione, riletto il protocollo che resta la lettera della legge, la norma da rispettare.

Il primato del Napoli con il Var c'entra poco o niente e nessuno, infatti, l'ha mai tirato in ballo: questo Napoli vince perché diverte e si diverte, lo fa con naturalezza e ostentando sfrontatezza (com'è successo con il Cagliari), molto più di quanto non abbia mostrato a Benevento l'Inter, tanto per restare nell’aria rarefatta delle prime posizioni. Due punti, la distanza che separa la squadra di Sarri dalla coppia regale Juventus-Inter, sono meno di un sospiro in una maratona di trentotto settimane come la nostra serie A, basta un pareggio per annullare tutto, vantaggio e sogni. Luca Vialli, domenica sera, s'è esposto come raramente sceglie di fare: il Napoli vincerà il titolo. Non un auspicio, ma un'anticipazione di ciò che (per lui) accadrà in primavera. Certo, probabile o solo un'ipotesi? Di sicuro c'è solo che il distacco reale tra la Juve e il Napoli si è annullato e che dalla corsa si è per il momento ritirato il Milan, almeno dopo la sconfitta con la Roma e malgrado la conferma di Montella. Ma questo è il tempo delle parole, meglio non fidarsi.

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