Buffon: "I Mondiali sono ancora conquistare, ma il sogno resta vincere"

Serie A
Gianluigi Buffon, capitano della Nazionale (Foto: Getty Images)
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Dagli inizi di Parma, passando per compagni e avversari di tante generazioni diverse. Gigi Buffon si è raccontato a Copa90, parlando anche del sogno Russia 2018. Poi ha riflettuto anche sull'evoluzione del ruolo del portiere: "Si gioca molto con i piedi adesso, prima al massimo si rinviava soltanto"

Si potrebbe quasi definire la generazione Buffon, quella attuale. Fatta di persone che sono nate e cresciute con questo mito, che ha saputo unire il mondo con le sue parate, facendo dimenticare ogni fede calcistica. Il portiere si è raccontato a Copa90, che l’ha intervistato ripercorrendone la carriera. Il primo tema di discussione è la sua longevità. “Ogni tanto penso che ho giocato con varie generazioni di calciatori, perché è qualcosa quasi di unico; è rarissimo trovare un giocatore che riesca ad unire quelli nati negli anni Sessanta fino ai ragazzi del 2000. E’ qualcosa di cui vado orgoglioso, perché il calcio è cambiato tanto ed è diventato più difficile e nonostante tutto io sono rimasto” ha detto il capitano della Juventus e della Nazionale. Una carriera così lunga, attraversata da una sfilza di campioni: “I più forti che ho affrontato sono Ronaldo, Messi, Cristiano Ronaldo e Zidane: questi giocherebbero in qualsiasi squadra. Dopo di questi, mi piace parlare dei compagni con cui ho giocato, ho sempre avuto un rapporto speciale con i difensori. Thuram, Cannavaro, Chiellini, Rugani, Barzagli, Bonucci, Ferrara, Montero, li ricordo sempre volentieri. Sarebbe impossibile sceglierne uno, senza dimenticare Nesta e Materazzi in Nazionale. Sono mostri sacri. Per ottenere grandi risultati come reparto difensivo deve esserci anche una forte empatia umana e negli anni sono riuscito a creare questo rapporto di fiducia. Tra gli italiani come talento puro metterei Pirlo, Totti, Del Piero, Baggio e Maldini”.

L’evoluzione del gioco

“La mia divisa preferita è quella che ho indossato ieri della Nazionale, quella che usano i giocatori di movimento sta molto bene anche al portiere. Poi dopo vent’anni di Italia, è un piccolo premio poter letteralmente vestire l’azzurro. Ho sempre trovato il senso di appartenenza un valore fondamentale. Ho fatto 17 anni alla Juve, 10 a Parma e poi l’Italia, praticamente in carriera ho avuto solo tre squadre” ha proseguito Buffon. I bianconeri intanto hanno voluto puntare forte sui giovani: Bentancur, Bernardeschi Rugani, Caldara, Mandragora. “Sono ragazzi con doti tecniche superiori alla media. Sono professionali e umili e questo li aiuterà tanto nel loro percorso a fare una grande carriera. Non so se sia l’ambiente Juve che aiuta, ma ho trovato tutti ragazzi che hanno voglia di imparare, che mettono il calcio al primo posto e non è una cosa scontata a quest’età, è una lucidità importante” ha commentato il portiere. Che per il futuro del ruolo non ha dubbi: “Al momento parliamo ovviamente Donnarumma, è giovanissimo e c’è tanta curiosità, meritata perché ha delle doti straordinarie. I bravi portieri poi li apprezzo e stimo tutti. Mi piace capire il loro modo di parare”. Eppure la concezione di estremo difensore è estremamente cambiata. “Negli ultimi anni i portieri giocano più con i piedi. Quando ho iniziato a giocare a calcio era da pochi anni che avevano abolito il tocco di mani sul retropassaggio, ma al massimo si rinviava soltanto. Negli ultimi 6-7 anni il portiere adesso deve anche saper impostare il gioco, fare lanci precisi, talvolta anche saltare un avversario. Sono ulteriori responsabilità, bisogna fare molte più cose e quindi si può sbagliare di più” ha osservato.

Il prossimo Mondiale e il Parma

Essere campione del mondo è un sogno che si realizza: “Prima delle finali di Champions sono riuscito a dormire, prima della finale del Mondiale no. Averlo vinto significa aver realizzato il sogno più grande che può avere un calciatore o un bambino che sogna di fare questo. Era così anche per me da piccolo, anche se forse vincere il Mondiale non l’avevo mai pensato perché è qualcosa di talmente grande. Vale il biglietto della vita, posso morire in pace. Sesto Mondiale? Va ancora guadagnato, possiamo sognare la vittoria. Quando rappresenti l’Italia, non puoi non sognare di vincere. Non ho mai cominciato una competizione sognando di non vincere, perché è umano che sia così”. Infine, Buffon ha concluso dedicando un pensiero al Parma, al momento militante in Serie B dopo essere ripartito dai dilettanti. “Mi dispiacque tanto per il Parma. E’ una città e una società che porto nel cuore, è stata un’isola felice. Riuscire a portare quel livello di calcio in una città così fu qualcosa di grandioso. Tutti i fatti negativi dell’ultimo periodo, mi hanno veramente lasciato delle ferite all’anima, perché a Parma voglio proprio bene” ha concluso il giocatore.

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