Spalletti sulle orme di Conte: la sua Inter come "quella Juve"?

Serie A

Vanni Spinella

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Tante analogie tra i nerazzurri di oggi e la prima Juve "contiana": entrambe reduci da un settimo posto, con un allenatore nuovo, libero da impegni di Coppa, che è ripartito dalla difesa. Anche i numeri, dopo 14 giornate, si somigliano

Il sospetto si era fatto largo già questa estate, quando le analogie erano troppo intriganti per poter essere ignorate: stai a vedere che questa nuova Inter di Spalletti somiglia alla prima Juventus di Conte? Qualcuno, per lo più tifosi di ambo gli schieramenti offesi dall’accostamento dei colori, gridò al sacrilegio: non si scherza con la fede. Eppure, a distanza di mesi, le affinità continuano a materializzarsi.

Diversissime per modulo, caratteristiche dei giocatori e risultati (nel senso che i nerazzurri devono ancora vincere qualcosa di importante prima di poter rendere ufficiale il paragone), questa Inter e quella Juve (stagione 2011/2012) restano accomunate da alcuni fattori singolari. Partiamo facendo un salto all’indietro, ovvero prendendo in esame la stagione “prima”. Un campionato disgraziato per entrambe, concluso con identico piazzamento – settimo posto – che ha significato due cose: fuori dalle coppe e rivoluzione tecnica.

Due conseguenze che vanno a braccetto, perché ricostruire, per un allenatore nuovo con nuove idee e tanta carta bianca, è più facile se può lavorare senza “intralci” dal lunedì al venerdì. Se poi quell’allenatore è anche uno del genere “condottiero che si identifica totalmente nella causa”, tanto meglio: Conte era stato capitano della Juventus, Spalletti al suo arrivo ha dichiarato “ero l’allenatore dell’Inter anche l’anno scorso” per sottolineare quanto si senta parte della nuova realtà, atteggiamento che lo porta, una volta approdato in un club, a cancellare il passato per dedicarsi anima e corpo al presente.

Zero coppe, allenatore-leader nuovo, e aggiungiamoci anche un mercato intelligente: una ricostruzione che non è passata dall’azzeramento della rosa “responsabile” dell’annata storta, ma dalla valorizzazione di ciò che di buono aveva fatto intravedere, con l’aggiunta dei tasselli giusti. Un cervello, per esempio: Pirlo a parametro zero fu quello della Juventus di Conte, Borja Valero è quello che mancava all’Inter e che Spalletti ha saputo identificare sul mercato senza fare follie. E poi un mediano capace di coniugare qualità, quantità e carattere, di quelli che sanno sdoppiarsi e interpretare anche più ruoli: Vidal di là, Vecino di qua. Da scoprire lentamente, fino a rendersi conto di avere un tesoro tra le mani, se è vero che il cileno non entrava nel primo “undici” contiano, mentre l’importanza dell’uruguaiano la comprendiamo pian piano, partita dopo partita.

Le ricostruzioni, poi, si fanno dalle fondamenta. Non è un caso che la prima cosa aggiustata da Conte e Spalletti sia stata la difesa: il primo fondò la BBC, il secondo ha restituito sicurezza a Miranda affiancandogli Skriniar e resuscitando Nagatomo e D’Ambrosio sulle fasce. Risultato: l’Inter ha la seconda miglior difesa (10 subiti, meglio solo – con 9 – il Napoli e la Roma, che però ha giocato una partita in meno), così come la Juventus 2011/2012 dopo le prime 14 partite (11 subiti, meglio solo l’Udinese con 7). Subendo poco si perde meno, è ovvio, e così eccole entrambe imbattute alla 14esima, e pazienza se non si ha il miglior attacco: 28 fatti l’Inter (quarto attacco del campionato), 25 la Juve di Conte (secondo attacco dopo il Milan a 31). Qui, in un mare di similitudini, la distinzione che spicca: era una coop del gol quella là, con Matri capocannoniere della squadra con appena 6 reti, è una coop finalizzata a mandare in gol Icardi questa qua, con l’argentino già a quota 15. I numeri, a Spalletti, non mancano: anzi, somigliano parecchio a quelli di chi ce l'ha già fatta. Perché vengano tramandati e diventino a loro volta un esempio occorre solo tramutarli in qualcosa di concreto. "Solo"...

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