Una sfida al contrario: ma è Napoli-Juventus o Juventus-Napoli?

Serie A

Vanni Spinella

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Il Napoli bello ma a volte un po' distratto della scorsa stagione ha lasciato il posto a una squadra cinica e capace di blindare la difesa: proprio come la Juve di un anno fa. E i bianconeri? Danno spettacolo in attacco, ma vincono solo quando si esprimono al massimo. Vi ricordano qualcuno?

Tranquillizziamo subito i tifosi del Napoli: non è una brutta parola né una brutta cosa, specie se significa starsene lassù a guardare tutti dall'alto in basso. Dizionario dei neologismi calcistici alla mano, "juventinizzarsi" vuol dire semplicemente imparare a vincere anche quando non si è bellissimi, aggiungere solidità e cinismo alla parte estetica.

Attenzione, abbiamo detto "aggiungere": perché il Napoli è rimasto bello come un anno fa e la "juventinizzazione" non gli ha tolto nulla, anzi. Tradotto in numeri: miglior difesa del campionato, da anni un vanto della Juventus della BBC; 7 partite su 14 chiuse senza subire gol; ma anche tanti punti derivanti dalle vittorie "sporche". Ultima quella contro l'Udinese, 1-0 frutto di un rigore segnato sulla ribattuta del portiere, ma non dimentichiamo il 3-1 sull'Atalanta con risultato ribaltato e maturato solo nella mezz'ora finale o il 3-0 al Bologna, altro punteggio che inganna se letto così: la verità è che per un'ora la squadra di Sarri non riuscì a sfondare, ma ebbe il merito di non scomporsi. Per non parlare del 4-1 alla Lazio: per un tempo, il primo, il Napoli non scese praticamente in campo.

L'ultimo esempio, il 3-2 sulla Spal, rende bene l'idea di un'altra qualità di questo nuovo Napoli: in quel caso la risolse Ghoulam con una giocata individuale, una discesa solitaria "fuori dagli schemi". La squadra di Sarri, quella che dà spettacolo e vince solo quando "è squadra", può spuntarla anche con i colpi dei singoli che non vengono provati in allenamento fino allo sfinimento.

E la Juventus? Perso il primato della miglior difesa (ma Allegri, che sa che i campionati si vincono così, punta a riconquistarlo) sta facendo dell'attacco la sua arma migliore: 40 gol segnati, nessuno meglio in Serie A, che portano la differenza reti a +26, esattamente come il Napoli nonostante il maggior numero di reti subite. Il problema, adesso, è che seguire il copione delle passate stagioni, quando la Juve passava in vantaggio e poi diventava praticamente impossibile da riagguantare grazie a una difesa blindata, non sta più pagando. Complice qualche disattenzione di troppo, la Juventus di quest'anno quando trova il gol non sempre riesce a difenderlo fino alla fine (vedi 2-2 con l'Atalanta, quando era sopra 2-0) o comunque soffre in un modo a cui i tifosi bianconeri non erano abituati (e ci riferiamo al 3-0 sul Cagliari, con rigore fallito dai sardi sull'1-0, o alla mezz'ora finale contro la Fiorentina, in apnea nonostante la superiorità numerica).

I dettagli, poi, hanno fatto la differenza contro Lazio e Sampdoria: due sconfitte indirizzate da piccoli errori individuali che nella scorsa stagione non si vedevano così frequentemente. In poche parole, questa "nuova" Juve che dà spettacolo a suon di gol vince solo quando si esprime al massimo, condanna che toccò al Napoli di un anno fa. Possiamo dire che si è "napolizzata"?

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