Tutte le scaramanzie dei tifosi: tra sale, bolle di sapone e caramelle

Serie A

Sono tante le scaramanzie dei tifosi per portare buona sorte alla propria squadra. Lillo e Raffaele, i lanciatori di sale a Crotone, ne sono solo un esempio. Dalle bolle di sapone del West Ham alle caramelle dell’Everton. Mentre per tutti gli altri riti ci pensa Nick Hornby a raccontarli in Febbre a 90°

LILLO & RAFFAELE: I LANCIATORI DI SALE DEL CROTONE

Cosa non si farebbe per la propria squadra del cuore? Praticamente di tutto, con tanti di quei riti scaramantici da perderci la testa. Ne sono un esempio Raffaele e Lillo, due signori qualunque? Sì, ma con un compito ben preciso per avvicinare la buona sorte al loro Crotone, la squadra di cui sono innamorati. I due sono infatti i “lanciatori di sale ufficiali del club”. Un rito scaramantico molto popolare, specie nel sud Italia: lanciare sale all’interno dello stadio per scacciare la iella. Eppure quello della coppia rossoblù non è l’unico rituale celebre tra i tifosi di calcio. Eccone alcuni tra i più curiosi. 

Il sale (anche) a Palermo

Non è una novità il sale in campo, come già detto. È un classico a Crotone per il duo Lillo e Raffaele, e lo è anche a Palermo. Da sempre infatti i tifosi decidono di spargere sale dietro le porte della squadra, in modo che il gesto sia di buon auspicio per la partita. I rosanero sono attualmente in piena corsa per una nuova promozione in Serie A, e chissà che il rito scaramantico non possa aiutare la squadra di Tedino al balzo tra le grandi d’Italia.

Il cartonato della Triestina

Tifosi sì, tifosi no. Come nel caso della Triestina nel 2010, quando il rito scaramantico era in realtà impersonato da tifosi inesistenti. Spieghiamoci meglio: sono ormai passati otto anni, ma l’espediente viene ricordato ancora oggi. In quel tempo la Triestina, per sopperire alla mancanza di tifosi nel proprio stadio Nereo Rocco, decise di installare delle gigantografie sugli spalti per simulare la presenza di pubblico. Una scaramanzia? Non proprio, fatto sta però che il tutto portò fortuna per un breve periodo. La squadra, infatti, non prese gol per quattro partite consecutive, nemmeno contro il Siena che sarebbe poi stato promosso in A a fine stagione. La buona sorte durò poco: dopo quei quattro match consecutivi a porta involata la squadra di casa incassò un pesantissimo 0-4 dalla Reggina. Ma quantomeno i “tifosi” non sembravano avere espressioni deluse.

Le caramelle dell’Everton

Le squadre di calcio hanno tanti soprannomi, in Inghilterra la storia si fa ancora più seria, ed ogni club ha ragioni ben precise a motivare il propio nickname. Quello dell’Everton è Toffees, che tradotto letteralmente significa caramelle. Da lì il soprannome ufficiale, perché - da quanto si narra - i tifosi in cammino per andare vedere le prime partite della propria squadra del cuore si imbattevano nel Mother Noblet’s, un negozio di dolciumi che, tra i tanti, vendeva anche la Everton Mint, una caramella al gusto di menta. Da quel momento diventò rito scaramantico pre partita la cosiddetta Toffee Lady, che faceva il giro di campo lanciando proprio le Everton Mints ai tifosi. Un modo per portare buona sorte al club.

Le bolle di sapone del West Ham

Rimanendo dunque in tema di calcio inglese come non citare le famose bolle di sapone che accompagnano ogni ingresso in campo dei giocatori dl West Ham? Adesso, nel nuovo stadio Olimpico post Olimpiadi di Londra, come in passato nel celebre e compianto Boleyn Ground/Upton Park. Tutto deriva dall’inno ufficiale del club, quel “Forever blowing bubbles” (per sempre gonfierò bolle di sapone) che ha origini antichissime radicate nel primo Novecento. Celebre, a tal proposito, era una canzone esplosa in Inghilterra negli anni Venti, che diventerà in futuro proprio l’inno del club. Il legame con la squadra di Londra si deve dunque alla trovata del tecnico Charlie Paynter, informato della grande somiglianza tra un suo giocatore, tale Billy Murray, e il personaggio di un celebre dipinto per l’appunto intitolato “Bubbles”. A quel punto il motivetto cominciò circolare tra i tifosi come supporto al loro beniamino, e - traslando il concetto - a tutta la squadra.

I riti più vari: Febbre a 90°

Eppure le scaramanzie possono essere tante, e molto soggettive. Da Liverpool a Londra, il passo tra West Ham e Arsenal è breve: stessa città e diversi colori, quelli raccontati da Nick Hornby nel più celebre libro sulla passione (e l’ossessione) di un qualunque tifoso per la propria squadra: Febbre a 90°. “Ho provato con i «gol di fumo» (una volta l’Arsenal segnò mentre tre di noi si stavano accendendo una sigaretta), e ho provato a mangiare patatine al formaggio e cipolla in momenti precisi del primo tempo - raccontava lo scrittore britannico in uno dei suoi romanzi più celebri - ho provato a non programmare il videoregistratore per le partite in diretta; ho provato con calzini fortunati, e camicie fortunate, e cappelli fortunati, e amici fortunati, e ho cercato di escluderne altri che ho l’impressione portino solo guai per la squadra”. Insomma, tutti faremmo veramente di tutto per portare un pizzico di buona sorte in più alla nostra squadra del cuore.

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