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06 dicembre 2018

Juventus-Inter, le chiavi tattiche

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Allegri e Spalletti hanno diverse opzioni sul tavolo in vista della sfida dello Stadium, che arriva a pochi giorni dal decisivo ultimo turno di Champions League

JUVE-INTER LIVE

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Il mese di dicembre potrebbe essere decisivo per gli equilibri in testa alla classifica. La Juventus lo ha inaugurato battendo 3-0 la Fiorentina, ma il calendario le mette di fronte nell’ordine: l’Inter, il derby con il Torino, la Roma e la trasferta a Bergamo contro l’Atalanta, prima di chiudere l’anno in casa contro la Sampdoria. È insomma un periodo potenzialmente decisivo per la lotta scudetto: per la Juve, che darebbe la definitiva dimostrazione di forza se superasse in scioltezza anche un mese sulla carta molto complicato, e di converso per chi insegue e spera nel calendario difficile dei bianconeri per accorciare le distanze.

Le scelte di Spalletti

Tra le inseguitrici più accreditate c’è proprio l’Inter, al terzo posto ma già a undici punti di distanza. Anche per i nerazzurri è un momento cruciale della stagione, dopo la sconfitta contro il Tottenham che ha complicato la qualificazione agli ottavi di Champions League e il pareggio contro la Roma che ha allontanato il secondo posto del Napoli e fatto avvicinare il Milan alle spalle. L’Inter giocherà martedì contro il PSV la partita decisiva per superare il girone di Champions, e questo complica anche la preparazione alla sfida contro la Juve, che arriva solo quattro giorni prima.

Il tecnico nerazzurro è abituato a gestire le energie ricorrendo a qualche rotazione prima dei turni di Champions, e sarà interessante vedere come gestirà questa esigenza in vista della partita contro la squadra di Allegri. Spalletti ha comunque diverse alternative, soprattutto a centrocampo e tra gli esterni offensivi, che gli permettono di scegliere il modo in cui affrontare la Juve muovendosi tra diversi spartiti.

Dopo le difficoltà avute a manovrare contro l’intensa pressione del Tottenham, almeno fino a quando l’ingresso di Borja Valero al posto di Nainggolan non ha ordinato il possesso, rendendolo più fluido e dando un’alternativa ai lanci lunghi da dietro per avanzare, Spalletti ha deciso di sfidare la Roma con un centrocampo a tre molto tecnico, che prevedeva Brozovic come vertice basso e Borja Valero e João Mário ai suoi fianchi.

Con due mezzali portate al palleggio, l’Inter è spesso riuscita spesso a mandare a vuoto il pressing della Roma. Borja Valero e João Mário si facevano trovare dietro le linee di pressione romaniste e davano anche un appoggio sulle fasce quando i nerazzurri allargavano il gioco sui terzini. Scegliendo questo centrocampo anche a Torino, Spalletti sfiderebbe la Juve sul campo del dominio del possesso, e questo però comporterebbe anche difendere in avanta in maniera aggressiva, cercando di recuperare il pallone appena perso. Un centrocampo con Borja Valero e João Mário soffrirebbe infatti lunghe fasi di difesa posizionale senza palla, specie contro la manovra molto fluida della Juve.

Vecino, entrato dalla panchina contro la Roma, aggiungerebbe fisicità e con i suoi tagli a destra renderebbe l’Inter più verticale, garantendo inoltre maggiore presenza in area. Con due mezzali poco portate a inserirsi come Borja Valero e João Mário, toccherebbe infatti agli esterni offensivi accompagnare Icardi in area, come fatto soprattutto da Keita nell’ultima partita contro i giallorossi.

Keita è anche più avanti rispetto a Icardi quando gira in porta il cross da destra di D’Ambrosio.

D’altra parte, sulle fasce Spalletti ha diverse opzioni. Keita in questo momento sembra il più in forma: nelle ultime due partite da titolare ha segnato tre gol e servito un assist, e per caratteristiche è forse il più a suo agio ad accentrarsi per giocare dietro Icardi. Perisic e Politano, i due più utilizzati finora, sono invece esterni più classici, adatti a rifornire di cross Icardi se Spalletti decidesse di attaccare soprattutto dalle fasce.

La stagione di Perisic è stata finora al di sotto delle aspettative, ma una sua esclusione renderebbe l’Inter ancora più leggera dal punto di vista fisico e più fragile in difesa. Anche in un periodo in cui non riesce a incidere a livello offensivo, infatti, è difficile rinunciare ai recuperi del croato, soprattutto se dovesse giocare sul lato di un terzino così creativo e pericoloso come João Cancelo.

Se sulle fasce, insomma, Spalletti può gestire meglio le forze tra le due partite contro la Juve e il PSV, a centrocampo l’impossibilità di schierare João Mário in Champions potrebbe favorire la sua presenza da titolare contro i bianconeri. Un suo inserimento sembra essere favorito anche dalle condizioni fisiche non ancora perfette di Nainggolan, che dovrebbe essere preservato in vista della sfida decisiva contro il PSV.

Gli esperimenti di Allegri

Ancora più di Spalletti, Allegri ha molta qualità e soluzioni in abbondanza per sostituire gli indisponibili (Barzagli, Khedira e Alex Sandro), e ha anche meno necessità di gestire le forze per il turno in Champions: la partita contro lo Young Boys deve solo blindare il primo posto nel girone, potendo contare su due punti di vantaggio sul Manchester United.

Nell’ultima partita contro la Fiorentina, Allegri ha sperimentato soprattutto a centrocampo, schierando Bentancur da regista e Cuadrado da mezzala destra, in un triangolo completato da Matuidi a sinistra. Dalla sua posizione interna, Cuadrado si allargava sulla fascia, dando modo a Dybala di accentrarsi e fare da collegamento tra centrocampo e attacco. Matuidi invece si abbassava a ricevere il pallone dai difensori, facendo alzare fin da inizio azione João Cancelo, schierato a sinistra al posto di Alex Sandro.

Cuadrado si alza a destra a occupare l’ampiezza, Matuidi si abbassa invece a sinistra lasciando avanzare João Cancelo.

Alle due mezzali è stato chiesto di equilibrare il gioco facilitando la partita dei compagni dal loro lato. Sia Cuadrado che Matuidi si sono calati bene nella parte, grazie ai diversi compiti che sono in grado di svolgere e l’enorme porzione di campo che riescono a coprire, ovviamente con caratteristiche diverse. Con la Juve in possesso, Cuadrado alternava movimenti in ampiezza che lo facevano tornare nella solita posizione da esterno a quelli in appoggio per facilitare la manovra. Matuidi invece si abbassava nello spazio liberato da João Cancelo, ma seguendo lo sviluppo dell’azione poteva andare a occupare l’area con i suoi tipici inserimenti. In fase difensiva, poi, inizialmente restavano entrambi stretti al centro vicino a Bentancur, lasciando ai terzini il controllo degli avversari più esterni, ma erano pronti a uscire lateralmente o a dare copertura ai compagni scalando alle loro spalle.

Oltre ad accettare maggiori rischi nelle transizioni a palla persa, vista la tendenza delle mezzali ad allontanarsi da Bentancur, la Juve è stata meno solida in fase difensiva rispetto al solito, scegliendo di lasciare spazi sulle fasce e concedendo un paio di occasioni pericolose in area. La Fiorentina non ha segnato ma ha tirato ben 17 volte, molte di più di quanto i bianconeri sono soliti concedere (9,3 conclusioni a partita in media, il dato più basso del campionato). Contro una squadra dal potenziale offensivo dell’Inter servirà una prestazione più attenta, soprattutto per non concedere le stesse occasioni a un fenomeno dell’area di rigore come Icardi.

Nel 2012 i nerazzurri furono i primi a battere la Juve nel nuovo stadio. In panchina c’era Andrea Stramaccioni e finì 3-1, con doppietta di Milito e gol di Palacio. Da quel momento, però, l’Inter non è più riuscita a vincere e nelle successive sei partite a Torino ha raccolto due pareggi e quattro sconfitte. Tornare dalla trasferta più difficile del campionato con i tre punti sarebbe il miglior modo di preparare la sfida decisiva con il PSV, rendendo allo stesso tempo un po’ più viva la lotta in testa alla classifica.

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