Serie A, le migliori giocate della 34^ giornata

Serie A

Dario Saltari e Marco D'Ottavi

Il gol al volo di Nainggolan, la parata plastica di Dragowski, il tunnel in corsa di El Shaarawy e altre grandi giocate dall'ultima giornata di campionato

A quattro giornate dalla fine della Serie A, sono due le corse che ancora hanno qualcosa da dire: quella per un posto in una coppa europea e quella per non retrocedere. E forse non è un caso che tutte le migliori giocate di questa settimana provengano da partite decisive per gli esiti di queste sfide, come se la bellezza fosse una condizione necessaria per giungere all’obiettivo. Inter-Juventus, Sampdoria-Lazio, Milan-Torino, Roma-Cagliari e Bologna-Empoli ci hanno donato il meglio del campionato italiano, e forse non sarebbe potuto essere altrimenti.

La parata plastica di Dragowski

Dragowski è arrivato in Italia giovanissimo, comprato dalla Fiorentina ad appena 19 anni, ma con già oltre 60 partite tra i professionisti. Di lui si parlava come di un predestinato, pronto a prendersi il posto da titolare. A Firenze però il portiere polacco ha avuto più difficoltà di quelle che si potevano immaginare: nelle prime due stagioni ha giocato pochissimo e in estate è stato scavalcato da Lafont, un portiere addirittura più giovane.

A gennaio Dragowski è stato ceduto all’Empoli, dove finalmente con i gradi di titolare ha mostrato le sue capacità. Contro l’Atalanta ha stabilito il record di parate in una partita, 17, mentre sabato è stato decisivo su Sansone ed ha finito per capitolare solo nel finale, prendendo tre gol in pochi minuti senza colpe. Sul tiro di Sansone, Dragowski dimostra di essere un portiere reattivo e attento, ma anche spettacolare: in un attimo si lancia sulla sua sinistra e con la punta delle dita della mano di richiamo spinge via il pallone dalla rete. Probabilmente non basterà per salvare un Empoli sempre più indietro, ma di Dragowski in Serie A ne sentiremo parlare ancora.

El Shaarawy cammina sulle acque

È un grande momento per Stephan El Shaarawy, la cui maturazione sembra evidente proprio perché arrivata in una delle stagioni più negative della storia recente della Roma. El Shaarawy è arrivato a quota 10 gol e 7 assist in tutte le competizioni ma è la sua continuità di rendimento in campo, la convinzione con cui prova e riesce in determinate giocate, anche al di là dei numeri, ad essere la prova più convincente della sua fioritura tecnica.

Questa, per dire, è la sua prima giocata utile nell’ultima partita contro il Cagliari. L’azione parte proprio da una palla sporcata da El Shaarawy a metà campo: il possesso viene recuperato da Cigarini ma solo per un momento perché il regista di Maran sbaglia il primo controllo e perde il contatto tecnico con il pallone. Su di lui è tornato proprio El Shaarawy, che dimostra subito di voler incidere sulla partita: vince il contrasto con Cigarini e poi si butta in profondità sulla fascia sinistra, dopo aver chiuso il triangolo con Dzeko. A quel punto va in uno contro uno con Ceppitelli, che sta provando a chiuderlo verso la linea del fallo laterale: El Shaarawy lo sbilancia con una finta di corpo poco prima di farsi passare il pallone dall’interno destro a quello sinistro bucando il difensore avversario con un tunnel poco prima che Cigarini torni su di lui. El Shaarawy è letteralmente inarrestabile: entra in area e Cacciatore e Ionita non possono far altro che indirizzarlo verso la linea di fondo costringendolo a crossare sulle mani di Cragno.

Il gol al volo di Nainggolan

Ok: il posizionamento e l’intervento di Szczesny non sono perfetti. Ok: questo gol non riscatterà di certo la stagione negativa di Nainggolan. Ok: questo non sarà ricordato come il gol più decisivo di questa stagione. Ma se ci astraessimo un attimo dal contesto, e guardassimo questo gol solo per quello che è (un tiro al volo da posizione molto decentretata di collo esterno da circa trenta metri), non sarebbe giusto inserirlo tra i più belli di quest’anno?

E pensare che Nainggolan sembra passare lì per caso e calciare al volo una palla caduta da un altro campo. Forse l’aspetto più bello di questo gol è proprio il contrasto tra la mimica scanzonata del corpo da bagnante che colpisce un Super Santos e la perfezione plastica della traiettoria che inganna Szczesny. Una specie di piccola sineddoche di Nainggolan stesso: un uomo che nei suoi momenti migliori è sembrato poter conciliare una vita da persona normale con lo stile di un tuttocampista iper-moderno.

Il dribbling di Correa

In un campionato in cui la Lazio non è riuscita a produrre i numeri offensivi della scorsa stagione, l’inserimento di Correa è stata una ventata di aria fresca, specialmente in questi ultimi mesi. Il trequartista argentino è un giocatore diverso da tutti gli altri a disposizione di Inzaghi; rispetto a Luis Alberto, ad esempio, è molto meno abile nella gestione del possesso e dei tempi di gioco, ma molto più abile nel giocare un calcio immediato e diretto, grazie alla sua velocità e alla capacità di dribblare in corsa.

Qui riceve un pallone praticamente sulla linea laterale, fronteggiato da Sala. Invece di tornare indietro, Correa indugia un attimo - quasi a voler mostrare il pallone all’avversario - e quando Sala prova a recuperarlo con una scivolata, con un rapido tocco di piatto glielo fa passare in mezzo alle gambe.

Joao Cancelo non ha paura di rischiare

Di Joao Cancelo se ne è parlato a lungo quest’anno, tra chi ne esalta le qualità tecniche e chi, invece, ne sottolinea i limiti difensivi. Dopo una grande prima parte di stagione, in cui è stato uno dei migliori della Juventus, il terzino portoghese ha avuto una flessione negativa, pur restando uno dei giocatori più dotati tecnicamente del campionato.

Il tunnel con cui si libera del recupero di Perisic può essere visto come un azzardo, in una zona di campo dove la sicurezza viene prima di tutto, o come il manifesto di cosa ti porta in più Cancelo. Pochissimi altri terzini avrebbero pensato di uscire da una situazione complicata facendo passare il pallone in mezzo alle gambe dell’avversario, creando superiorità numerica. Cancelo invece quando è in fiducia non ha mai timore nel provare la giocata, agendo sempre da giocatore propositivo che guarda in avanti, proprio il tipo di giocatori di cui ha bisogno la Juventus.

Il prestigio di Paquetà

Il trick di Paquetà contro il Torino sembra uno di quei numeri di illusionismo che puoi vedere e rivedere senza riuscire mai a scovare il trucco. A un primo sguardo, infatti, è difficile capire come abbia fatto a far arrivare la palla a Kessie stretto tra Rincon e Berenguer, e bisogna rivedere il movimento delle gambe più volte, preferibilmente a rallentatore, per capire l’esatta dinamica.

Paquetà si ritrova spalle alla porta dopo aver difeso la palla con il corpo dal ritorno di De Silvestri, dimostrando, se ce ne fosse ancora bisogno, la sua completezza. Il centrocampista brasiliano non è solo un uomo da trick, come poteva sembrare prima di arrivare in Italia, e togliergli la palla è difficile, perché sa difenderla molto bene, usando il bacino come uno scudo per allontanare gli avversari. In questo caso, però, la palla sembra ormai persa, chiusa nella morsa del gegenpressing di Mazzarri. Per salvarla, Paquetà prima la fa rotolare verso di sé accarezzandola con la suola, ed eludendo così l’intervento di Berenguer, e poi la colpisce col tacco, quando si accorge che gli sta arrivando anche Rincon alle spalle. È un trucco banale, come tutti quelli alla base dei numeri di prestigio, che mantiene il suo fascino fino al momento in cui non viene svelato.

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