Inter-Empoli, le chiavi tattiche della sfida

Serie A

Francesco Lisanti

La squadra di Spalletti per un posto nella prossima Champions League, quella di Andreazzoli per la salvezza. La sfida di domenica sera tra Inter ed Empoli metterà davanti due squadre in momenti di forma molto diversi

INTER-EMPOLI LIVE

Nelle ultime dieci giornate, che coincidono con il ritorno di Andreazzoli nella squadra con cui aveva iniziato la stagione, Inter e Empoli hanno raccolto gli stessi punti, 16. Per mettere le cose in prospettiva, pur nel contesto sempre indecifrabile dell’ultimo quarto di campionato, sarebbe anche un punto in più rispetto alla Juventus, che nello stesso periodo di tempo si è fermata a 15.

Riavvolgendo il nastro a quel 13 marzo in cui la dirigenza empolese comunicò l’esonero di Iachini e scelse di riaffidarsi alle idee di Andreazzoli sembra veramente cambiato tutto, e invece non è cambiato niente. Entrambe le squadre oggi si trovano esattamente dove si trovavano allora: l’Inter al quarto posto, con un risicato margine di vantaggio sulla zona Europa League, e l’Empoli al diciassettesimo, con un punto di distanza sulla minaccia della retrocessione.

Oggi come allora, le due squadre si trovano nell’ultima posizione utile a raggiungere il minimo obiettivo stagionale, con il minimo vantaggio disponibile sulle avversarie. L’ultima giornata del campionato, sempre abile sceneggiatrice, le chiama però ad affrontarsi l’una contro l’altra, segnando un bivio che probabilmente marcherà il destino di una delle due squadre in senso irrimediabilmente negativo.

“Finale” è un termine abusato per prepararsi alle partite man mano che la stagione volge al termine, ma questo scenario, con una squadra quasi sicuramente delusa e l’avversaria probabilmente in festa, la rende davvero una sorta di finale, con un grosso sospiro di sollievo al posto della coppa.

Per i corsi e ricorsi storici del nostro campionato, siamo tornati alla stessa situazione di classifica di quindici anni fa. Allora a campi invertiti, decise un Adriano in forma smagliante. L’Inter andò in Champions, l’Empoli retrocesse.

Come spiegarsi il grande momento dell’Empoli

L’Empoli ha avuto una stagione parecchio altalenante, in cui ha alternato momenti terribili a momenti esaltanti con grande naturalezza, ma ha sempre conservato - con Andreazzoli, con Iachini e anche in quest’ultima parte di campionato - una certa chiarezza tattica. L’Empoli visto nelle ultime giornate, che è la più brillante di tutte le diverse versioni dell’Empoli che si sono succedute, è quasi una sintesi dei percorsi tattici intrapresi dai due allenatori.

Rispetto agli esperimenti fedeli all’ortodossia del rombo provati a inizio stagione (alcuni anche piuttosto azzardati, come il solo Caputo sorretto da tutti i centrocampisti in campo insieme: Bennacer, Acquah, Krunic, Traoré, Zajc), a partire dal suo ritorno Andreazzoli non ha mai sconfessato il 3-5-2 inaugurato da Iachini, con l’innesto fondamentale di Pajac sulla fascia sinistra al posto di Manuel Pasqual, e un deciso rinnovo di fiducia nei confronti del giovane Traoré, cui Iachini aveva progressivamente ridotto il minutaggio.

Il risultato è una squadra che ha ritrovato la gioia di attaccare in mezzo al campo, di muovere il pallone in diagonale e in velocità tra le linee di pressione avversarie, che tenta mediamente più passaggi a partita e soprattutto più passaggi corti, che ha ritrovato aggressività nella metà campo avversaria, ma che può permettersi di farlo proprio grazie agli equilibri tattici costruiti con pazienza nel corso delle giornate. Soltanto adesso l’Empoli riesce a sfruttare l’ampiezza del campo in fase offensiva, e quindi a portare con coraggio entrambi gli esterni a ridosso dell’area di rigore avversaria.

Da un esterno all’altro: nasce così il gol bellissimo con cui Di Lorenzo ha chiuso la partita contro il Torino

Dei movimenti del rombo, il 3-5-2 di Andreazzoli ha conservato la ricerca delle punte in ampiezza, nelle zone più difficili da coprire per le difese avversarie, sfruttando il momento ispirato di Caputo e Farias, entrambi bravi a difendere il pallone con il corpo e a giocarlo sui centrocampisti che vengono incontro. Certo, l’Inter è una squadra di una solidità noiosa, e non sarà facile giocare in anticipo su Skriniar e De Vrij, ma l’Empoli sta crescendo anche nei duelli in mezzo al campo, di pari passo con la crescita di Bennacer e Traoré, e proverà a vincere la partita in quelle zone. L’assenza di Krunic sarà compensata dal dinamismo di Acquah, all’occorrenza capace di farsi trovare pronto anche in area di rigore.

Perché l’Inter non cambia mai

Nonostante le premesse in estate fossero diverse, di questa stagione dell’Inter rimarrà il ricordo di una squadra lenta e orizzontale, che non è mai stata in grado di invertire la rotta, e anzi col passare delle giornate ha finito per radicarsi ai suoi difetti cronici. È bizzarro che la seconda squadra del campionato per passaggi tentati, alle spalle del solo Napoli, risulti addirittura decima per passaggi filtranti tentati, un’altra classifica in cui primeggia il Napoli. È un dato però che rappresenta perfettamente l’equivoco in cui è rimasta incastrata la squadra di Spalletti.

Una settimana fa, quando è andata a giocarsi la qualificazione Champions in casa del Napoli, la squadra con la maggiore tendenza a controllare il pallone del campionato, l’Inter ha addirittura vinto nelle percentuali di possesso palla con il 55%, concentrando però il 27% nella trequarti difensiva, il 56% nella zona di centrocampo e solo il 17% nella trequarti d’attacco, con un rapporto di 95 a 5 tra passaggi corti e passaggi lunghi tentati. È una tendenza che è emersa con forza nell’ultimo periodo, e che era imprevedibile a inizio campionato, quando Nainggolan, Lautaro e Keita sembravano le architravi di una squadra più fisica, diretta, verticale.

Inoltre, tutti e quattro i gol subiti a Napoli contengono decine di allarmi preoccupanti a livello di comunicazione tra i giocatori, brillantezza e chiarezza di idee: è un passaggio orizzontale fuori misura di Asamoah a dare inizio al poker dei partenopei.

Nelle ultime cinque giornate, in particolare, l’Inter è risultata con distacco la prima squadra per numero di possessi più lunghi di 45 secondi, con una media di 9,2 possessi lunghissimi a partita, esattamente il doppio rispetto alla media del campionato ed esattamente il doppio di quelli manovrati dall’Empoli nello stesso periodo di tempo. Sempre nello stesso periodo di tempo, l’Inter è rimasta fedele alla sua media di 26 cross tentati a partita, raggiungendo un picco di 36 cross tentati nell’unica vittoria di questo mini-ciclo, in casa contro il Chievo.

Sotto questa lente, la vittoria dell’Empoli contro il Torino ha ulteriormente complicato i piani di qualificazione dell’Inter, a cui di solito risulta molto più semplice affrontare una squadra costretta a vincere che una squadra a cui forse potrebbe bastare anche un pareggio. Con il gioco nelle mani dell’Inter, le partite tendono a non andare da nessuna parte: Perisic sfiderà Di Lorenzo a guadagnarsi una convocazione in area, Icardi avrà qualche occasione buona ma mai limpidissima, Nainggolan proverà a cogliere in controtempo i riflessi non più immediati di Maietta e Silvestre.

Potrebbe anche bastare. Fino ad ora le cronache settimanali ci hanno descritto un ambiente esplosivo mentre il campo ci ha presentato un’Inter diversa, anzi piuttosto placida, sicuramente più noiosa. Non è detto che sia un male, in una partita in cui sarà fondamentale anche non commettere errori, come in tutte le finali. Il quinto pareggio nelle ultime otto partite, per fortuna, non servirebbe a nessuno.

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