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10 giugno 2019

Napoli, Ancelotti compie 60 anni e punta a superare la Juve: "Ora siamo pronti a colpire"

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L'allenatore del Napoli festeggia i 60 anni e fissa gli obiettivi per il futuro: "Primo anno in azzurro di transizione, ora siamo pronti a colpire. Sarri-Juve? Lui è un professionista e a volte il mestiere ti porta a fare scelte che disorientano. Il tempo aggiusta tutto"

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Festeggia i 60 anni pronto alla seconda stagione sulla panchina del Napoli e lo fa tracciando un bilancio del primo anno in azzurro e fissando nuovi obiettivi per il futuro. Carlo Ancelotti si è raccontato al Corriere dello Sport in occasione di un compleanno speciale, parlando da Vancouver, in Canada, dove si trova in vacanza. Dopo il secondo posto nello scorso campionato, nel mirino c'è già la prossima stagione: "Quest’anno sono pronto con la fionda, è tirata e pronta a colpire" è il suo manifesto, a rafforzare un concetto già espresso ad agosto 2018, quando presentandosi in ritiro aveva spiegato di non essere tornato in Italia "per pettinare le bambole". I primi 12 mesi con il Napoli hanno permesso di studiare i correttivi necessari, conoscere al meglio l'ambiente e consolidare il rapporto con uno staff giovane: "Fino a dicembre la squadra è andata benissimo, se in Champions non avessimo trovato il Liverpool nel girone saremmo passati tranquillamente. Alla ripresa qualcuno è calato e soltanto nella fase finale ci siamo ritrovati. Il primo anno è stato di transizione. Mio figlio Davide rappresenta la voce critica, forse anche per via della confidenza che abbiamo. Ascolto lui e tutti i miei collaboratori". Consapevole che "il calcio cambia in continuazione, non puoi mai fermarti". Il 4-4-2 resta il modulo di riferimento: "Quest’anno abbiamo fatto cose nuove, penso alla costruzione da dietro con tre o con due centrali - le parole dell'allenatore - il 4-4-2 è un sistema che permette di coprire molto meglio il campo, migliora in prevalenza l’aspetto difensivo. I cambiamenti in difesa? È vero, i movimenti sono cambiati, ma non perché sia mancata la disponibilità dei calciatori. Non bisogna trascurare il fatto che ha pesato molto la lunga assenza di Albiol". A livello offensivo, invece, il primo Napoli di Ancelotti è stato molto più fluido: "A volte abbiamo fatto il 3-1-5-1, altre il 2-3-4-1. Con il 4-3-3 hai poca densità offensiva centralmente, spesso il centravanti si trova in uno contro 2".

Sarri-Juve? Capisco che qualcuno la viva male"

Non poteva mancare un passaggio su Maurizio Sarri, suo predecessore a Napoli e oggi diretto sulla panchina della Juventus: "Il legame tra Sarri e i napoletani è stato molto forte, così come la sua adesione al progetto e alla napoletanità - spiega Ancelotti - È comprensibile che qualcuno lo viva male, ma Sarri è un professionista e a volte il mestiere ti porta a fare scelte che disorientano. Il tempo aggiusta tutto". E aiuta anche a tracciare ricordi e paragoni. Come quello tra l'esperienza napoletana e il biennio al Bayern Monaco: "Lì è mancato il dirigente di mezzo, il filtro, il rapporto era diretto col presidente - ricorda Ancelotti - al Napoli Giuntoli non si fa mai mancare, e se non c’è lui c’è Pompilio. Giuntoli ha una preparazione a prova di quiz, sa tutto di tutti. Un giorno per metterlo alla prova gli chiesi di un centrocampista turco di terza serie. Beh, mi spiegò anche quante volte andava in bagno". Scavando nel passato, emergono anche gli amici conosciuti nel mondo del calcio: "Conti, Pruzzo, Maldini, Gattuso, Filippo Galli, Donadoni. Bruno Conti era il mio compagno di stanza, a quei tempi non c’era internet, i rapporti si sviluppavano naturalmente. Si cementava il gruppo, il ritiro era uno momento di aggregazione. Oggi in ritiro i giocatori si isolano, stanno da soli". I maestri in panchina, invece, fanno parte di un ristretto quanto pregiato elenco: "Liedholm si prese cura di me. Mi aveva voluto lui, mi insegnò un sacco di cose, anche a stare al mondo - racconta Ancelotti - Prima di lui Giorgio Visconti, il mio allenatore negli allievi del Parma, e Bruno Mora. I suoi racconti uno spettacolo, diciamo che fuori dal campo era un discoletto, ma sul campo era un maestro: mi insegnò a muovermi, a fare delle scelte. Fino ad Arrigo Sacchi, il numero uno. Non mollava mai e ancora oggi non molla, è sempre prodigo di consigli, dopo ogni partita arriva la sua telefonata. 'Carlo, l’esterno stava un po’ troppo largo'. Ma l’esterno era Ronaldo, Arrigo, lascialo largo, lascialo stare dov’è. Per lui non esiste Ronaldo o un altro, un esterno è un esterno e deve rispettare il copione".

"Ho rivisto la finale di Istanbul solo tre settimane fa"

Sessant'anni sulla carta d'identità, 43 spesi sul campo. Ancelotti non ha dubbi quando deve indicare le partite della vita da allenatore: "Tante, ma te ne indico due: Milan-Manchester e la finale di Istanbul, quella del 3-3 contro il Liverpool: la prima parte. Fummo fantastici. Nella ripresa ci disunimmo ma anche sul 3-3 sbagliammo un sacco di gol. L’ho rivista solo tre settimane fa, quando l’ha data Sky". E infine rivela anche i maggiori momenti di rabbia vissuti in panchina: "Bologna-Milan il primo anno. Distrussi lo spogliatoio, giocammo malissimo rischiando di compromettere la qualificazione alla Champions. Poi a Evian, in coppa di Francia, col Psg. Mi incazzai di brutto con Verratti che si era fatto espellere. Diedi un calcio a un cartone che finì per centrare la testa di Ibrahimovic. 'Mister, ce l’hai con me?” No, gli risposi, ce l’ho con un altro'. E poi i primi venti minuti con l’Arsenal a Londra, quest’anno. Inspiegabili".

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