Ho visto la partita di Sinisa, il campionato inizia adesso

Serie A

Alessia Tarquinio

Sinisa Mihajlovic si è presentato a sorpresa in panchina al Bentegodi, nonostante la chemioterapia a cui si sta sottoponendo all’ospedale Sant’Orsola per combattere la leucemia. Subito dopo il fischio finale, ha lasciato lo stadio ed è tornato in ospedale a Bologna

BOLOGNA-SPAL LIVE

SINISA DIMESSO DALL'OSPEDALE

FOTO. MIHAJLOVIC IN PANCHINA AL BENTEGODI

Io la partita non l’ho vista. Io ho visto un’altra partita. Di un campionato iniziato 40 giorni fa. L’avversario schierato con tridente ‘globuli rossi-bianchi-piastrine’. Midollo a impazzare impazzito a centrocampo. Blasti davanti alla difesa. Me lo vedo Sinisa:
- Doc, dove possiamo colpirli? Punto debole?
+ dobbiamo fargli la guerra. Bombardiamo di chemio.
- hai detto guerra? Non mi fa paura. Cominciamo

40 giorni. I tuoi corrono in campo, per togliere peso e mettere muscoli. Tu perdi peso e muscoli. In cambio hai buchi ovunque. Cerotti, flebo, talmente tante pastiglie da prendere che ci puoi giocare a subbuteo. Perdi la pazienza e pure i capelli. Ricresceranno. Come l’erba del dall’Ara. E quel profumo lì, quello lo puoi sentire anche attraverso la mascherina. Quella mascherina che hai fatto finta di indossare. Per far stare tranquilli i medici che no, non ti ci volevano far andare allo stadio. Per far star tranquillo chi ti ama. Perché quella è l’unica protezione che hai, adesso. Adesso che qualsiasi infezione ti si può appicciare addosso. E se qualcuno starnutisce in tribuna, tu ti prendi un raffreddore.

Ma tu sì, hai fatto finta. Perché in panchina ci doveva essere Sinisa Mihajlovic l’allenatore, non Sinisa Mihajlovic il malato di leucemia. E quella mascherina che non ti fa respirare aria vera, allo stadio, non la potevi tenere. Lì dove tutto va vissuto a pieni polmoni. E il midollo per 90 minuti può anche andare a fare... In quei 90 minuti lì, se c’è qualcuno che può comandare, quello è il cuore. Che batte e pulsa e pompa ed è più forte del sangue difettoso.

Io la partita non l’ho vista. Io ho visto un’altra partita. Di un uomo che ha bisogno di fare quello per cui vive. Che lo rende vivo. Che va contro ogni precauzione razionale. Di un uomo che dice alle persone che ama che non devono aver paura. Perché lui paura non ne ha.

Ogni malattia è bastarda. Ogni malattia è sofferenza. Io questa malattia qui la conosco, la riconosco. Dal colore della pelle, dallo sguardo degli occhi. Dalla bocca stretta che fa fatica a parlare. La conosco e so.
Come chi la conosce e sa. La cosa più difficile è accettare di essere malato. E di non poter fare più le cose di prima, come prima. La cosa più difficile è continuare a pensare e sentire di non essere malato.

E’ una battaglia lunga e faticosa. Che si combatte meglio con un obiettivo. Ognuno ha il proprio. Nel pieno della sofferenza, imbottito di medicine, strafatto di antidolorifici che non gli facevano ricordare neppure il suo nome, in un momento di lucidità, l’anno scorso mio padre mi ha chiesto: “Ma quando inizia il campionato?”

Adesso. Inizia adesso, Sinisa.

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