Serie A, le migliori giocate della 10^ giornata

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Redazione Ultimo Uomo

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La grande azione della Roma, il dribbling di tacco di Schone, il lancio di Insigne e altre giocate preziose dalla decima giornata di campionato

La decima è stata una giornata interlocutoria, come spesso lo sono quelle infrasettimanali, che ha visto Inter e Juventus vincere non senza difficoltà, il bel pareggio tra Napoli e Atalanta e le grandi vittorie di Roma e Lazio. Ancora una volta ci sono stati tanti gol spettacolari, tra prodezze personali come quelle di Acerbi e Boga o di squadra, come il gol di Freuler e quello di Kluivert. Queste sono le migliori, scelte da noi per questa giornata.

Il lancio tagliato di Insigne

Prima di questa giocata, Insigne aveva già illuminato il San Paolo con un lancio per Callejon, poi fermato da Gollini, di quelli che ti fanno saltare sulla sedia e chiederti - ma precisamente con quale occhio ha visto il taglio? Insomma Insigne non è uscito fuori ieri sera, ne ci stupisce più quando fa questo tipo di giocate con il suo piede destro, forse il più abile del campionato nel trovare i tagli dei compagni da sinistra verso destra.

 

Eppure questa apertura verso Callejon, poi trasformata dallo spagnolo in un bell’assist per il primo gol di Maksimovic, è un’ulteriore aggiunta al bagaglio di cose che sa fare Insigne con un pallone. Che poi già il primo stop è atipico: non potrei giurarlo, ma sembra quasi voler alzare il pallone per fare proprio questo passaggio, ovvero un lancio di mezzo esterno con un taglio che va al contrario, come quelli del biliardo, che dopo che tocca terra rallenta la sua corsa per adagiarsi docilmente sul piede del compagno. Un passaggio che forse si poteva fare anche normalmente, di interno, di piatto, ma che così non è solo più bello, che è già qualcosa, ma sembra anche più giusto, come se fosse più in sintonia con il ritmo della giocata. È infatti poi solo un caso che il Napoli abbia segnato?

L’azione spettacolare della Roma

La prestazione della Roma a Udine è stata impressionante per tanti motivi, a partire dalla convinzione con cui i giocatori di Fonseca hanno creduto nell’identità di gioco del loro allenatore anche in dieci uomini. Una convinzione che li ha portati non solo a riprodurre giocate ormai interiorizzate, ma anche ad andare oltre, proponendo movimenti senza palla che hanno reso la Roma ancora più fluida ed imprevedibile. In questo senso, l’azione che porta allo 0-3 di Kluivert è per adesso forse il più grande manifesto del calcio dell’allenatore portoghese.

 

Lo è per l’attenzione con cui Mancini taglia in diagonale alle spalle di Smalling per contenere Okaka e per la voglia con cui non si accontenta dell’intercetto e prosegue la corsa sull’esterno sinistro per dare una linea di passaggio a Kolarov. Per la generosità con cui anche Dzeko si allarga per contribuire all’uscita del pallone e per la precisione tecnica con cui serve Pastore che si libera alle sue spalle. Per il geniale filtrante del trequartista argentino, ovviamente, ma anche nelle corse senza palla di Zaniolo, Kluivert e Kolarov, sempre con l’obiettivo di dare più linee di passaggio possibili al portatore. Forse è questo che si intende quando si dice “spirito di squadra”, forse l’impronta più visibile del lavoro di Fonseca fino ad adesso - qualcosa che va molto oltre ai principi di gioco.

Il dribbling di tacco di Schone

È difficile inquadrare Lasse Schone, che nato trequartista nelle prime esperienze in Olanda, è diventato un giocatore totale nell’Ajax, totale nel senso più materiale del termine, avendo coperto con i lanceri quasi tutti i ruoli possibili, dal centravanti al terzino. Nel Genoa di Andreazzoli si è subito occupato in regia, con il compito di dettare i tempi di gioco della squadra, non riuscendo sempre a spiccare in una squadra che si è schiantata sulle prime difficoltà.

 

Con l’arrivo di Thiago Motta, Schone ha cambiato ruolo nella prima partita lasciando il ruolo di playmaker a Radovanovic per poi tornare in quella posizione contro la Juventus. Il Genoa ha giocato un’ottima partita, chiudendo il centro alla Juventus, senza però rinunciare ad innescare rapidamente i suoi giocatori offensivi. Schone ha funzionato da collegamento tra i reparti, dimostrando in diversi frangenti la sua qualità nel manipolare il pressing avversario. 

 

In questa giocata ad esempio, riceve un passaggio sporco da Ghiglione, subendo subito il pressing alle spalle di Matuidi e Bernardeschi, due ottimi difensori in avanti. Schone potrebbe riscaricare il pallone al compagno, un metro dietro, per la spazzata, ma invece trova una soluzione geniale ad un problema non banale, da chi ha gli occhi dietro la testa: con il sinistro controlla il pallone e poi con il tacco del piede destro lo sposta alle sue spalle, eludendo il pressing avversario come una biscia tra due donnole.

Il gol di Boga

Se per fare una prova servono tre indizi, il secondo gol praticamente uguale (andatevi a rivedere il gol contro l’Inter) ci dice che, insomma, questa giocata è nel bagaglio dell’esterno del Sassuolo. In alcuni momenti Boga sembra semplicemente troppo rapido per i difensori della Serie A. In questo campionato gli riescono 4.8 dribbling ogni 90’ minuti, primo con ampio margine in questa classifica. De Zerbi lo ha impiegato in maniera alternata, ma nelle ultime giornate Boga sembra essersi guadagnato il posto grazie a 2 gol e 1 assist in 3 partite. 

 

Gol non banali come questo, dove fa praticamente tutto: dopo aver ricevuto a 35-40 metri dalla porta, punta Milenkovic che pur di non farsi saltare subito lo lascia avanzare fin dentro l’area, sperando in un aiuto. L’aiuto arriva, ma a quel punto Boga accelera all’improvviso, passando in mezzo ai due avversari con una sterzata. A questo punto potrebbe tirare, ma usa la conclusione solo come una minaccia: con la prima finta fa entrare in scivolata Milenkovic, con la seconda prende il tempo a Pezzella, per poi calciare forte e preciso sul secondo palo. Quello che impressiona è la rapidità di queste azioni e di come Boga riesce ad eseguirle tenendo sempre il pallone incollato al piede. Se riuscirà a farlo con continuità, il Sassuolo avrà trovato una gemma preziosa. 

 

Il lancio di Fabian Ruiz

Fabian Ruiz è diventato rapidamente - in meno di un anno - il pezzo più pregiato nella rosa del Napoli. In un periodo in cui per qualche ragione si sta parlando dei giocatori del Napoli più per le loro prospettive future che per le loro potenzialità nel presente (Callejon e Mertens avranno anche in mente la Cina, come si dice, ma intanto continuano ad essere fondamentali, brillanti e per niente distratti in campo) per Fabian si parla dell’interesse di Real Madrid e Barcellona, e persino della Juventus di Sarri. Un interesse che citiamo solo per rendere l’idea del livello raggiunto da un giocatore che, a dispetto delle dimensione e della maturità in campo, è ancora giovane. Fabian può giocare in tutti i ruoli del centrocampo: davanti alla difesa (come con la Spagna U21 quest’estate, nell’Europeo vinto da protagonista), in una coppia di mediani, preferibilmente a destra, o persino sull’esterno, dove può ricevere palla in zone più alte di campo. Sa coprire zone di campo ampie e svolgere le funzioni diverse richieste, sempre con una qualità molto alta, per questo fa gola alle migliori squadre europee.

 


In particolare, chi non vorrebbe avere in squadra un piede sinistro come il suo? Contro l’Atalanta, in una partita fatta di transizioni offensive rapide e aggressività reciproca, Fabian Ruiz ha servito un assist per Milik che è sembrato fermare il tempo, ghiacciando Gollini in uscita. L’anticipo di de Roon diventa un’occasione da sfruttare per Fabian che nella frazione di secondo a disposizione in cui arriva sul pallone coprendolo col corpo dal possibile ritorno di de Roon, riesce anche a guardare in avanti per vedere se Milik sta attaccando le spalle della difesa bergamasca. Milik ovviamente sapeva già che Fabian avrebbe giocato quella palla quindi era partito. Ma quello che non poteva sapere, una felice sorpresa, era che il lancio era così ben dosato che la palla, girando, avrebbe rallentato proprio davanti a lui, lasciando Gollini nella terra di mezzo. Milik ha così tutto il tempo per pensare e decidere che la cosa più sicura da fare è saltare il portiere. Fosse stato più educato, avrebbe avuto anche il tempo di girarsi e ringraziare Fabian.

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