Shevchenko: "Voglio diventare l’allenatore del Milan in futuro"

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L’ucraino, attuale commissario tecnico della sua nazionale, ha ricordato gli anni in rossonero: "Ho tanti bei ricordi, il mio Milan era fatto da grandi giocatori e uomini d’onore. Il mio obiettivo è allenarlo un giorno"

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Con la maglia del Milan ha scritto le pagine più belle della sua carriera: uno scudetto, una Coppa Italia, la Champions League, il Pallone d’Oro. Andriy Shevchenko è stato in rossonero tra il 1999 e il 2006, per poi tornare due anni dopo per un’ultima stagione in Italia. Per questo sogna un giorno di poter tornare sulla panchina del Milan, da allenatore: "Un giorno mi piacerebbe, lo porto sempre nel mio cuore e ho un grande affetto per i tifosi. Vedremo, ma è uno dei miei obiettivi. Ora però penso solo all’Ucraina (di cui è commissario tecnico, ndr)". L’ucraino, in una diretta Instagram, ha discusso dello stato attuale del club: "Bisogna cercare di finire al meglio la stagione in questo momento, tutti dovranno dare il massimo per avere il rispetto dei tifosi. Poi si vedrà cosa succederà e che futuro avrà la società".

Il Milan di Sheva

Shevchenko ha così ripercorso i rapporti che ha costruito negli anni a Milano: "I miei compagni erano grandi giocatori e uomini d’onore, siamo cresciuti tanto insieme e regalato splendide emozioni ai tifosi. Ho tanti bei ricordi. Costacurta, Albertini e Ambrosini sono quelli che mi sono stati più vicino all’inizio, anche con Paolo Maldini ho stretto un bel legame. Galliani mi manda spesso dei vecchi video, abbiamo un ottimo rapporto così come lo avevo con Ancelotti, l’allenatore con cui ho vinto di più. Lui insieme a Galliani e Berlusconi costruirono un grande Milan".

Le prodezze in rossonero

Impossibile, per Sheva, indicare la rete più bella: "Ce ne sono tante, alla fine contano quelle che ti fanno entrare nella storia, ad esempio il gol nel derby in semifinale di Champions nel 2003 o quello di testa in Supercoppa Europea contro il Porto. Ma anche il gol contro l'Inter nel 2005 è tra i più belli, era una gara molto sentita. Il pallonetto alla Juve? Volevo tirare, discorso chiuso". L’ucraino calciò il rigore decisivo nella finale di Champions del 2003, vinta contro la Juventus: "Ho pensato di tutto mentre andavo a tirare. Mi dicevo di aspettare la mossa di Buffon e così ho fatto. Non avevo nemmeno sentito il fischio, c’era molto rumore allo stadio ma mentalmente ero pronto”. Due anni dopo, la delusione ancora viva nella finale di Istanbul, persa in rimonta contro il Liverpool. Memorabile la parata di Dudek su una sua conclusione a colpo sicuro: “Mi fa ancora impazzire quella parata, ancora non mi capacito di come non sia entrata quella palla. Non la voglio nemmeno più vedere".

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