Bologna, Mihajlovic: "Sono tornato perché ero in debito con questo club"

Serie A

L'allenatore rossoblù risponde alle domande dei ragazzi delle giovanili del club: "Sono tornato perché avevo un debito con questa squadra e questa città. Ai miei giocatori dico scherzando che sono liberi di fare tutto ciò che gli dico io. Futuro da dirigente? Sì, ma tra 15 anni"

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Il suo legame con Bologna e con il Bologna va ben oltre il campo. Questione di amore, affetto e soprattutto fiducia. Quella che la società rossoblù diede all’epoca – novembre 2008 – a Sinisa Mihajlovic, alla prima da allenatore dopo l’esperienza da vice all’Inter: "La prima squadra da allenatore non si dimentica. Una società di serie A che dà fiducia a un ragazzo che da due anni ha smesso di giocare non è una cosa scontata. Sono tornato perché avevo un debito con Bologna e la città, e a me non piace avere debiti", ha raccontato l’allenatore serbo durante il BFC Academy Webinar, iniziativa che ha permesso ai ragazzi delle giovanili di poter intervista l’allenatore rossoblù. "La soddisfazione più grande con questo club? Per ora, averlo salvato. Ripeto, per ora… Rispetto alla prima esperienza alla guida del Bologna (dove è ritornato nel gennaio 2019, ndr) sono molto più riflessivo. Prima invece ero molto più impulsivo, ma le persone cambiano, migliorano", ha aggiunto Mihajlovic.

"Da calciatore pochi pensieri: sono stati gli anni più belli della mia vita"

Mihajlovic risponde poi con la solita ironia a una domanda sul rapporto con i giocatori: “Scherzando dico sempre ai miei giocatori che sono liberi di fare tutto ciò che gli dico io. Ho un bellissimo rapporto con loro, a volte mi fanno arrabbiare ma ognuno deve vivere la sua età. Tra la vita da calciatore e quella da allenatore preferisco quella da calciatore: hai pochi pensieri, vai in campo, ti alleni, poi torni a casa e non devi pensare a niente. Ora spesso discuto con mia moglie perché parliamo ma lei mi dice che non ascolto. È vero, ha ragione: perché penso se devo far giocare Orsolini o qualcun altro". L’allenatore del Bologna ripercorre poi la sua carriera da calciatore: "Ho cominciato a 17 anni e smesso a 37 nell'Inter, ho vinto 16 trofei, tutto quello che c'era da vincere nel calcio, giocando sempre ad alti livelli e in grandi quadre, non c'è stato un momento migliore, mi sono sempre divertito. I 20 anni di calcio sono stati i più belli della mia vita". E i successi non sono di certo mancati: "Ero tifoso della Stella Rossa, poi con quella squadra ho vinto il Campionato, la Coppa Campioni, la Coppa Intercontinentale. Per me era un sogno un giorno poter giocare con loro".

"Futuro da dirigente? Sì, ma fra 15 anni"

Passato da giocatore, presente da allenatore e futuro… "Magari fra 15 anni andrò a ricoprire una carica in una società, non da allenatore ma da direttore, quello è un obiettivo che penso di poter raggiungere, ma tra un po', adesso mi piace il mio lavoro", ha aggiunto Mihajlovic. Che in passato è stato uno dei più grandi specialisti nel calciare le punizioni: "Se avessi dei consigli li avrei detti ai miei giocatori, ma purtroppo non è così facile. I consigli si possono dare, certe cose le puoi insegnare, però poi dopo devi avere il piede", ha concluso l’allenatore del Bologna.

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