Atalanta-Lazio, le chiavi tattiche della sfida

Serie A

Dario Pergolizzi

©Getty
ROME, ITALY - OCTOBER 19:  Luis Alberto of SS Lazio Compete for the ball with Remo Freuler of Atalanta BC during the Serie A match between SS Lazio and Atalanta BC at Stadio Olimpico on October 19, 2019 in Rome, Italy.  (Photo by Marco Rosi/Getty Images)

L'Atalanta torna in campo ad appena tre giorni dalla vittoria contro il Sassuolo, convincente più nel risultato che nella prestazione, mentre la Lazio non gioca da quasi quattro mesi ma deve vincere per rimanere attaccata alla Juventus. La sfida tra le due squadre andrà in onda alle 21:45 su Sky Sport Serie A e Sky Sport.

La lunga sosta dal calcio giocato ha portato con sé parecchi interrogativi su cosa avremmo visto alla ripresa. Dopo un mese di partite tedesche, inglesi e spagnole e un piccolo assaggio di calcio italiano con i turni di Coppa Italia e i recuperi della venticinquesima giornata, potremmo dire che in definitiva non abbiamo assistito ad alcuna inversione di tendenza nelle identità delle varie squadre, e che al netto dell’intensità garantita e della lucidità delle esecuzioni tecniche, ci siamo più o meno ritrovati davanti le stesse squadre che conoscevamo prima del lockdown.

La partita di mercoledì sarà la prima per la Lazio, una delle squadre più in forma al momento dell’interruzione, che non sembra essere stata vissuta serenamente dall’ambiente. Sarà interessante vedere se anche la squadra di Inzaghi sarà immediatamente riconoscibile o se apporterà qualche modifica rilevante. Nel frattempo, domenica, l’Atalanta è già scesa in campo per il recupero contro il Sassuolo. Nonostante un risultato senza appello, in realtà i bergamaschi hanno sofferto parecchie situazioni adottate dagli ospiti per bypassare il loro tipico pressing ultra aggressivo. È probabile che in questa scarsa efficacia nei recuperi alti ci sia anche un ritardo condizionale psico-fisico, però è anche vero che avere tutto questo tempo a disposizione ha dato modo ai vari staff di studiare situazioni più articolate da proporre al ritorno in campo. È stato questo il caso dell’Inter con la rotazione Barella-Skriniar-Candreva e l’inserimento definitivo di Eriksen in trequarti, il breve esperimento con CR7 al centro del tridente contro il Milan e, appunto, del coinvolgimento esasperato di Consigli nella circolazione bassa contro l’Atalanta.

 

Com’è andata l’Atalanta contro il Sassuolo

Il Sassuolo è una delle squadre italiane che più esasperano il consolidamento del possesso nella costruzione bassa, al fine di attirare fuori posizione le marcature avversarie e verticalizzare all’improvviso. Con gli attuali allenatori, contro l’Atalanta il Sassuolo ha sempre sofferto su varie dimensioni. Il risultato è stato ancora una volta brutale, ma ha celato la facilità inusuale con cui l’Atalanta si è esposta ad attacchi in campo aperto da parte dell’avversario, prevalentemente da azioni iniziate dai piedi di Consigli.

Non è una notizia che il portiere neroverde sia iper sollecitato nel palleggio basso, ma lo è la posizione adottata a Bergamo: De Zerbi ha chiesto al suo portiere di alzarsi sistematicamente in ricezione tra i due centrali di difesa, così da avere una superiorità numerica costante di 5 uomini contro i 4 impiegati da Gasperini nella fascia centrale del campo.

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Una situazione che si è riproposta tantissime volte nel corso della partita.

 

Conosciamo bene la fluidità e l’intensità del sistema dell’Atalanta in non possesso, e nel corso degli anni abbiamo anche carpito i piccoli accorgimenti che Gasperini prende in base all’organizzazione dal basso dell’avversario, scegliendo quale esterno bloccare, quale mediano sganciare e così via. In un calcio sempre più orientato ad alti livelli di intensità senza palla e alla ricerca del pressing ultra avanzato, la soluzione introdotta da De Zerbi contro l’Atalanta, una delle squadre più temibili in questi aspetti, pur non essendo sufficiente a evitare la sconfitta, potrebbe aprire la strada anche in Serie A ad un approccio che si è già visto all’estero, soprattutto nelle figure di Ter Stegen e Neuer.

 

L’Atalanta ha scelto volutamente di non pressare mai direttamente il portiere nonostante la sua posizione: Zapata e Gomez rimanevano orientati verso i centrali e cercavano di coprire parzialmente le traiettorie verso i terzini, Pasalic e Freuler alle loro spalle seguivano gli abbassamenti dei mediani. I terzini del Sassuolo tenevano una posizione alta e larga, creando una disparità numerica laterale contro gli esterni dell’Atalanta e puntando dunque a sfruttare le scalate di Palomino (difensore centrale di sinistra) e De Roon verso la fascia con i movimenti di Berardi e Boga. A questo punto, nella parte centrale del campo, alle spalle di Pasalic e Freuler, fioccavano i movimenti incontro di Caputo e gli smarcamenti in profondità di Defrel, insomma, i due agivano molto ravvicinati e mettevano a dura prova gli scambi di marcatura di Djimsiti e Caldara. Il risultato è stato un Sassuolo difficile da contrastare nelle risalite, che poteva trovare agilmente – grazie alle straordinarie doti di regia di Consigli – il movimento incontro fra le linee o la corsa alle spalle della difesa con un lancio lungo.

 

Situazioni che negli ultimi due anni l’Atalanta era riuscita a limitare grazie a un perfezionamento estremo delle marcature e dei sincronismi, si sono ripresentate alla prima partita post-lockdown, e probabilmente sono state causate più dall’organizzazione del Sassuolo che non dalla condizione: se la partita è finita 4-1 è soprattutto grazie alle parate di Gollini e alla straripanza sulla catena di sinistra in fase offensiva, con Zapata a muoversi alle spalle del terzino avversario e Gosens come al solito a sovrapporsi furiosamente dentro o fuori. L’Atalanta è arrivata spesso a ridosso dell’area del Sassuolo proprio da lì, sfruttando sia sovraccarichi che addirittura situazioni di inferiorità numerica, proprio grazie alla grande partita di Zapata e Gosens in fase offensiva, unita anche a quella del solito Gomez. A mancare è stata solo la precisione in fase di pressing, e infatti le ripartenze sono state pochissime per gli standard dei nerazzurri, che però hanno mantenuto la solita letalità sui cross e sui piazzati, contro una squadra che ha più di qualche problema proprio in queste situazioni.

Cosa possiamo aspettarci dalla Lazio

Quest’anno la Lazio ha dimostrato di aver raggiunto un buon livello di maturità anche nell’utilizzo della circolazione bassa per attirare l’avversario e poi verticalizzare, diversificando il suo gioco e potendo dunque sfruttare delle varianti ai pattern sulle seconde palle che hanno canonizzato, negli anni, l’identità della squadra di Inzaghi.

 

A differenza del Sassuolo, questo aspetto è affrontato in maniera meno dinamica e varia: i giocatori coinvolti sono generalmente i 3 difensori (che si allargano quanto più possibile) e Lucas Leiva, e la Lazio cerca di non abbassare troppi uomini per mantenere una certa influenza sulle distanze tra i reparti dell’avversario. Un ruolo chiave è giocato dal posizionamento degli esterni, che tenendo una posizione alta possono rendersi disponibili a ricevere direttamente da Strakosha o semplicemente fungere da “fissatori” dell’ampiezza e cercati in un secondo momento, su un cambio di gioco.

 

È difficile ipotizzare uno Strakosha utilizzato come Consigli, ma la presenza di un solo giocatore per fascia rispetto ai due del Sassuolo potrebbe agevolare le scalate in uscita dell’Atalanta, e in generale la Lazio potrebbe scegliere un approccio più contenitivo accettando un minor possesso palla rispetto alla squadra di De Zerbi, e quindi aprendo altri scenari. Nella partita di andata, giocata il lontanissimo 21 ottobre, la Lazio strappò un pareggio ricco di cinismo ed episodicità, dopo aver subìto in maniera incontrastata l’Atalanta in entrambe le fasi per tutto il primo tempo. Gasperini utilizzò la posizione ibrida di Gomez per mandare in tilt le marcature del centrocampo laziale, e l’aggressività di Palomino e compagni sulle punte rese impossibili le verticalizzazioni per sfuggire al pressing. La Lazio tornò a respirare nel secondo tempo, quando l’Atalanta mise meno intensità nelle sue uscite, forse anche rilassandosi per il risultato, e di conseguenza finì per allungarsi.

 

Per ragioni diverse, potremmo vedere un’Atalanta meno compatta e asfissiante nella partita di ritorno­, e se da un lato i movimenti nello spazio di Immobile e Correa potrebbero mettere nuovamente in difficoltà i centrali di Gasperini, dall’altra le possibili assenze di Luiz Felipe e Lucas Leiva (soprattutto) potrebbero essere abbastanza pesanti da sostenere. All’andata, Inzaghi scelse Parolo al posto del brasiliano, puntando sulla mobilità di Luis Alberto per dare creatività alla manovra, ma lo spagnolo non fu particolarmente brillante. Col passare dei mesi, Luis Alberto è diventato uno dei giocatori più determinanti del campionato, primeggiando nelle statistiche di progressione (passaggi e corse), e tutta la Lazio è diventata più fluida nel muovere il pallone.

 

Atalanta – Lazio avrà comunque uno sviluppo molto difficile da immaginare: i padroni di casa giocheranno la seconda gara dopo appena tre giorni e potrebbero avere qualche problema, gli ospiti invece sono accompagnati dalle solite incognite post lockdown. In ogni caso, si tratta della partita tra due delle squadre più efficienti di questa stagione, con implicazioni di classifica determinanti, e probabilmente non sarà banale.

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