Walter Zenga è l'Uomo della Domenica, Giuseppe Sala: "Ancora nel cuore degli interisti"

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Un sindaco è un po’ come un portiere. Il paragone piace a Beppe Sala, interista innamorato di Walter Zenga: “Me lo ricordo bene, anche perché allo stadio andavo spesso e lui tra i pali era straordinario. Ogni tanto, rispetto alle uscite, un po’ di timori ce li metteva, però quasi voleva compiacere noi tifosi perché tante sue parate erano così spettacolari e sono rimaste ancora oggi nella mia testa”

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Il sindaco di Milano ha un cuore interista e Zenga resta uno dei suoi giocatori preferiti. Anche per il ruolo che ricopre, così vicino e “solitario”, come può essere quello di un primo cittadino. Beppe Sala, intervistato in esclusiva da Giorgio Porrà per L’Uomo della Domenica, parla dell’Uomo Ragno, lo avvicina ad un pugile (“Stare tra i pali penso sia difficile come stare su un ring”), ammirandolo ancora oggi per la personalità. Un portiere nato e cresciuto in Viale Ungheria, quartiere Taliedo, periferia est, dove negli anni sessanta Milano finiva. C’è sempre una fame speciale che spinge chi coltiva sogni ai margini delle grandi città: Walter Zenga ancora oggi sostiene che Viale Ungheria rappresenta la sua essenza, lo definisce addirittura un luogo incantato, l’ombelico del mondo. ”Periferia è una definizione un po’ vaga ormai-spiega il sindaco di Milano- e se la estendiamo un po’, anche io vengo da una periferia che si chiama Brianza. Però c’è da dire che chi arriva da situazioni in cui c’è più l’idea di doversi costruire qualcosa, ha più fame. Mi rivedo anch’io, ma certo Walter è stato un esempio, ed è bello che lui si ancora legato a Viale Ungheria”.

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Pensando alla vita di Zenga, alla sua scalata, a quella di altri come lui, è corretto dire che Milano resta il luogo delle grandi opportunità, anche per chi parte dai margini?

"Vedere oggi Milano come un ascensore sociale non è semplice, ma è qualcosa che Milano non può permettersi di non essere-ammette Sala- perché altrimenti perderebbe veramente tutta la sua forza, la sua magia, la sua capacità di essere città del cambiamento. Non dovrà tornare come prima, perché tante cose cambieranno, ma bisognerà confermare alcune qualità, tra le quali appunto quella di città che dà delle opportunità a chi vuol coglierle".

Walter e i suoi fratelli, i compagni di Viale Ungheria, classe operaia, come “Rocco e i suoi fratelli” di Visconti, capolavoro ambientato alla Ghisolfa, ed in altre zone periferiche milanesi, solo che Zenga ha scelto i pali invece del ring come Alain Delon. Ma la personalità è sempre stata quella del combattente, Walter non ha mai smesso di prendere a pugni la vita, prima in porta, poi in panca, i luoghi più scomodi per chi vive di calcio. "Penso che stare tra i pali sia difficile come stare su un ring, ma d’altro canto noi interisti amiamo le grandi personalità, abbiamo amato Mourinho al di là del Triplete, per quello che era. Il fatto che ancora oggi si ami così tanto Zenga travalica i suoi meriti sportivi e la sua abilità tra i pali. E' proprio questa idea di personaggio, quello che lui rappresentava che gli ha fatto lasciare una grande traccia nella storia dell’Inter e nel cuore degli Interisti".

 

Zenga riassume tutte quegli aspetti che hanno reso leggendaria e letteraria la figura del portiere. Categoria di pazzi, di martiri, di immortali. "Walter me lo ricordo bene, anche perché allo stadio andavo tanto e lui tra i pali era straordinario. Tra l’altro essersi meritato un soprannome da Brera è tanta roba: non è che Brera lo dava a tutti un soprannome. Certo, ogni tanto, rispetto alle uscite un po’ di timori ce li metteva.  Quasi voleva compiacere noi tifosi perché tante sue parate erano così spettacolari e sono rimaste ancora oggi nella mia testa". Nel suo momento migliore, soprattutto quello nell’Inter del Trap, quando vinse lo scudetto dei record, era considerato il miglior portiere al mondo. "Quell’anno ho visto gran parte delle partite -spiega Sala- e il ricordo che ho rinfrescato, anche incontrando Gasperini recentemente, è proprio un rigore parato da Zenga all'attuale allenatore dell'Atalanta, quando Gasperini giocava col Pescara. E’ stato un momento importante e posso dire: io c’ero".

 

La famosa “solitudine del portiere”, la struggente poetica legata al ruolo, il portiere “solo” nella scelta e nell’errore, il portiere che si prende la colpa anche quando la colpa non è sua, in fondo un ruolo non tanto diverso da quello del sindaco, soprattutto in una città complessa Milano. "Ci sono delle analogie, obbiettivamente un po’ solo ti senti e un tifoso o un cittadino guarda al portiere o al sindaco come all’ultimo baluardo, nella difesa dell’esistente. Lo trovo un paragone decisamente azzeccato". Zenga allenatore ha consumato esperienze negate alla maggior parte dei colleghi, esperienze in tre continenti e 8 Nazioni, dalla Serbia all’Arabia Saudita, passando per Inghilterra e Stati Uniti. Ora però deve cementare anche in patria il suo status di allenatore. "Controllavo la data di nascita e Zenga ha esattamente 25 mesi meno di me. Io sono nato il 28 maggio 1958, lui è del 28 aprile del ’60. Quindi vuol dire che ha 60 anni: o adesso o mai più. Quindi gli auguro veramente il meglio: innanzitutto di chiudere bene questa stagione col Cagliari, perché da tifoso è qualcuno a cui senti di voler bene".

Cagliari, la Sardegna, come dice Fabrizio De Andrè è la migliore scelta di vita che un uomo possa augurarsi. Sembra che anche Zenga sia d’accordo, vorrebbe restarci a lungo. Anche Sala è d'accordo, visti i recenti diversi punti di vista, a margine della vicenda Covid, col presidente Solinas? "Bisogna distinguere tra il confronto politico e il sentimento verso i cittadini e il territorio. Io verso la Sardegna e sardi ho solo sentimenti positivi. E’ una ragione straordinaria, lì si è trattato di un confronto politico e un politico non può tirarsi indietro quando c’è da difendere le proprie idee. Poi ci si può esprimere più o meno garbatamente. Ecco, anche io come Zenga sono un po’ sanguigno". Ma se lei e Zenga vi scambiaste i ruoli, chi se la caverebbe meglio o comunque chi farebbe meno peggio? "E’ difficile dirlo, però io amo il calcio da sempre e l’ho praticato tanto, quindi magari qualche possibilità ce l’ho. Non so se Walter possa amare così tanto la pubblica amministrazione. Bisognerebbe chiederlo a lui".

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Appuntamento dunque con "L'Uomo della Domenica" dedicato all'avventura dell'Uomo Ragno mercoledì 15 luglio alle 18 su Sky Sport Serie A. Disponibile on demand.

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