Inter-Lazio, le chiavi tattiche della sfida

Serie A

Federico Aquè

A San Siro si sfidano due squadre dai principi di gioco molto simili, in una partita molto importante sia per la corsa Scudetto che per quella per un posto in Champions League

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Inter e Lazio sono forse le più simili tra le squadre di vertice, almeno a livello di principi di gioco. Condividono il sistema, il 3-5-2; la volontà di giocare un calcio verticale, ma costruendo l’azione da dietro per attirare il pressing e muovere la palla dietro le linee avversarie; non pressano con continuità e non disdegnano fasi di difesa posizionale bassa; e tutte e due hanno esterni più offensivi e coinvolti negli attacchi a destra. Da una parte c’è Hakimi, dall’altra Lazzari.

 

Detto questo, le squadre le fanno i giocatori, con le loro qualità e i loro difetti, e ovviamente ci sono grandi differenze tra il gioco dell’Inter e quello della Lazio. Nei nerazzurri, dopo i tentativi fatti a inizio stagione da Antonio Conte per giocare con il 3-4-1-2, spostando un centrocampista sulla trequarti per avere una linea di passaggio intermedia prima delle punte, tutto ruota come al solito attorno a Lukaku e Lautaro Martínez. L’Inter è cioè tornata a svuotare il centrocampo e a cercare immediatamente gli attaccanti, che con le loro ricezioni e i loro scambi definiscono lo sviluppo dell’azione dopo che la palla esce dalla difesa. È quindi probabile che la manovra sarà un po’ diversa rispetto alla gara d’andata contro la Lazio, quando Conte aveva schierato Barella da trequartista e la coppia di centrocampisti centrali formata da Vidal e Gagliardini.

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Nella Lazio sono invece le mezzali a orientare la manovra, e a essere saltata è semmai la linea difensiva, vista la qualità dei passaggi e la visione di gioco di Reina. Il portiere spagnolo non si limita infatti ad appoggi semplici verso i difensori ma con i suoi passaggi riesce spesso a tagliare le linee avversarie e ad arrivare direttamente a metà campo, cercando in particolare Milinkovic-Savic, il principale riferimento dei suoi passaggi. È anche per questa forte connessione con Reina che la mezzala serba tocca più palloni di Luis Alberto nella trequarti difensiva, mentre lo spagnolo è più coinvolto a metà campo e nella trequarti avversaria.

 

Quest’anno però, pur continuando a essere un riferimento fondamentale per far risalire la palla - è tra i migliori giocatori del campionato per metri conquistati con passaggi e conduzioni - e per creare occasioni, Luis Alberto non ha ancora servito un assist. In parte è colpa degli errori sotto porta dei compagni, ma è anche vero che lo spagnolo crea un po’ meno rispetto alla scorsa stagione, quando ha lottato fino all’ultimo con il “Papu” Gómez per imporsi come il miglior rifinitore della Serie A (alla fine ha fatto 15 assist, uno in meno dell’argentino). Luis Alberto ha comunque compensato in parte questo declino a livello creativo segnando un po’ di più, e con 6 gol ha già eguagliato il bottino dello scorso campionato.

 

Contro l’Inter, la sua prestazione sarà importante anche dal punto di vista difensivo. Nella sua zona gioca infatti l'interista più in forma in questo momento, Nicolò Barella. Nella gara di andata l'ex Cagliari era stato impiegato da trequartista, stavolta dovrebbe invece tornare nella solita posizione di mezzala destra, e quindi incrociare con più continuità Luis Alberto. Se Hakimi terrà basso il laterale sinistro della Lazio (probabilmente Marusic), allo spagnolo toccherà gestire un'ampia porzione di campo, e alternare con cura le uscite sul centrale difensivo destro dell'Inter (di solito Skiniar), quando quest'ultimo avanza portando la palla, e gli scivolamenti laterali se i nerazzurri spostano la manovra sulla fascia.

 

Un girone fa l’azione con cui l’Inter era andata in vantaggio era iniziata proprio con una circolazione in superiorità numerica sulla fascia destra. Skriniar era avanzato palla al piede, Barella si era allargato davanti a Hakimi, e Vidal era rimasto solo in mezzo al campo. La Lazio aveva difeso quella zona con tre giocatori - Luis Alberto era uscito su Skriniar, Leiva si era spostato verso sinistra e Marusic si stava alzando su Hakimi - e aveva lasciato quindi libero Vidal, su cui si era appoggiato Hakimi con un passaggio in orizzontale. Il cileno aveva poi spostato l’azione a sinistra e l’Inter era arrivata in area isolando Perisic contro Lazzari. L’esterno croato era entrato in area portando la palla verso il centro e dopo un rimpallo il pallone era finito sui piedi di Martínez, il cui tiro era passato sotto il braccio di Strakosha.

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A sua volta la Lazio aveva trovato il pareggio con una circolazione orizzontale da destra a sinistra, ma sviluppando l’azione in modo diverso. Prima aveva cioè isolato Lazzari a destra contro Perisic, ma l’esterno biancoceleste non se l’era sentita di puntare l’avversario. Poi aveva trovato la superiorità numerica a sinistra, dopo che Lazzari si era appoggiato all’indietro su Leiva. Quest’ultimo aveva spostato l’azione su Luis Alberto sul lato opposto, sfruttando lo spazio offerto dallo schieramento dell’Inter nella zona di fianco a Vidal.

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L’azione della Lazio si era insomma sviluppata al contrario di quella che aveva portato in vantaggio l’Inter. I biancocelesti avevano cercato subito di isolare il loro esterno, e poi invece avevano cercato sulla fascia opposta una zona in cui palleggiare con più calma. A creare le premesse per il gol erano quindi state due intuizioni. Prima quella di Acerbi, che schierato da centrale sinistro era salito ad accompagnare l’azione e si era preso la responsabilità di crossare. Poi quella di Milinkovic-Savic, che era entrato in area cercando la zona più favorevole, e cioè quella sul secondo palo difesa da Perisic. Il pallone crossato da Acerbi era finito proprio lì e di testa Milinkovic-Savic aveva trovato il gol del pareggio.

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Specie se in uscita dalla difesa l’Inter non riuscirà a trovare centralmente le sue punte, è probabile che a caratterizzare la partita saranno ancora questi attacchi incrociati in cui una squadra sposta l’altra su una fascia e poi prova a colpirla muovendo velocemente la palla sul lato opposto. La direzione e la pericolosità degli attacchi, è ovvio, sarà condizionata dalle scelte dei due allenatori, e in particolare da quelle di Conte.

 

L’Inter potrebbe giocare con due esterni offensivi, Hakimi e Perisic, come ha fatto nella gara di andata, o magari Conte potrebbe fare una scelta più prudente a sinistra inserendo Young o Darmian. C’è poi da capire se le scelte del tecnico salentino saranno influenzate dal derby della prossima settimana, se cioè Conte rinuncerà o meno ai tre diffidati, Barella, Brozovic e Bastoni. Tra le alternative a centrocampo ci sono Gagliardini, magari nella zona di Milinkovic-Savic per limitarne l’impatto a livello fisico, oppure Eriksen, che può tornare utile anche da vertice basso del centrocampo. Tra i centrali difensivi può rientrare D’Ambrosio e ci sarebbe anche Kolarov, ma considerato che nella zona sinistra si va a inserire Milinkovic-Savic sui cross forse l’opzione più sicura resta Bastoni.

 

Le scelte di Simone Inzaghi sembrano più definite, e forse il dubbio più grande è la scelta del difensore alla destra di Acerbi. Dopo la squalifica è a disposizione Patric, ma è possibile anche la conferma di Musacchio. D'altra parte, la Lazio in questo momento sembra la squadra più in forma del campionato. Ha vinto le ultime sei partite in campionato e l’unica macchia nell’ultimo mese è l’eliminazione in Coppa Italia contro l’Atalanta. Per la prima volta in stagione è entrata in zona Champions League, e battendo l’Inter rilancerebbe con forza le sue ambizioni.

 

I nerazzurri in campionato non prendono gol da quattro partite, una striscia in cui sono arrivate tre vittorie (tra cui quella contro la Juventus) e un pareggio, ma in Coppa Italia hanno perso tra diverse polemiche il doppio confronto in semifinale contro la Juve. Di certo hanno voglia di mettersi alle spalle questa delusione, e di restare vicini al Milan prima di sfidarlo la prossima giornata.

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