Il precedente e l'equivoco dietro la rabbia del Benevento

Serie A
Lorenzo Fontani

Lorenzo Fontani

Un rigore dato e poi tolto al Benevento all'84° minuto dello spareggio salvezza col Cagliari (sul risultato di 2-1 per i sardi) ha scatenato le dure reazioni del presidente Vigorito e del ds Foggia contro il Var Mazzoleni. Ecco cosa c'è dietro la loro rabbia

La bufera di Benevento nasce da un precedente e da un equivoco. Il precedente è quello di giusto una settimana fa quando l'arbitro Fabbri annullò il gol del possibile 2-0 del Napoli contro il Cagliari (che poi pareggiò nel recupero con Nandez), segnato da Osimhen. L'attaccante secondo Fabbri aveva commesso fallo su Godin, e proprio Mazzoleni dalla sala Var aveva avallato la scelta: nessun "chiaro ed evidente errore", come prescritto dal protocollo, anche se dalle immagini la sensazione che il difensore del Cagliari fosse caduto da solo, senza subire irregolarità, era stata forte. 

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Una scelta, quella di Mazzoleni, condivisa evidentemente dal designatore Rizzoli, visto che lo ha riproposto al video ancora con il Cagliari, questa volta nello scontro decisivo per la salvezza contro il Benevento. Capita così che davanti al monitor gli si pari di nuovo un episodio decisivo: Doveri concede il rigore per una entrata di Asamoah su Viola. Il replay mostra il contatto tra le ginocchia dei due, poi Viola accentua la caduta. Un classico "rigorino", sul quale però il Var decide stavolta di richiamare l'arbitro, a differenza della scorsa settimana. Doveri va al monitor a bordo campo e toglie il penalty, tra le proteste dei giocatori e della panchina del Benevento.

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E qui siamo all'equivoco. Perché la sensazione è che da un po' di settimane a questa parte la linea dei Var sia quella di intervenire non solo in caso di errore chiaro, come prescritto dal protocollo, ma anche in caso di episodio dubbio. Con la conseguenza però di rischiare di trovarsi di fronte a situazioni simili valutate diversamente, come appunto quelle di Napoli e di Benevento. A questo punto un chiarimento da parte dei vertici arbitrali non sarebbe sgradito, al di là delle parole pesantissime del presidente Vigorito. Parole che difficilmente non gli costeranno un altrettanto pesante provvedimento, oltre che una possibile replica da parte dell’Aia stessa.

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