Venezia, Henry e Okereke firmano la prima vittoria in A: chi sono

Serie A

Ventidue anni dopo l'ultimo gol di Thierry Henry in Italia (proprio al Venezia), un suo omonimo che veste la maglia numero 14 ha fatto gioire i lagunari. In coppia col "gemello" nigeriano Okereke, l'idolo di Cosenza che è anche il ritornello di una canzone. Entrambi "pescati" dal Belgio, entrambi al primo gol in A: ecco le loro storie

Durante la sosta, mentre i vari nazionali si radunavano tra loro, a Venezia facevano più o meno il contrario: prendevano un norvegese, un francese, un americano, un nigeriano, un finlandese e un austriaco, provando a far parlare loro una lingua comune, almeno in campo.

Nelle prime due giornate di campionato non era andata bene, con due sconfitte contro Napoli e Udinese, e allora Zanetti pensa al ritiro per provare a creare un gruppo, ma soprattutto una squadra. Spiegando che "essere amici fuori dal campo conta, ma solo fino a un certo punto: molto meglio essere amici in campo", dove aiutarsi significa fare una corsa in più per l’altro. Pare abbia funzionato. Contro l’Empoli, il Venezia è stato squadra. Un francese e un nigeriano hanno dialogato e raccontato due storie bellissime.

Un altro Henry 22 anni dopo

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L’ultimo gol di un Henry in Italia era datato 23 maggio 1999. Lo metteva a segno il ben più celebre Thierry, con la maglia della Juventus nel corso della sua sfortunata parentesi bianconera, e guarda caso proprio contro il Venezia.

Ventidue anni dopo, un altro Henry, che con il grande “Titì” condivide anche l’iniziale del nome (lui è Thomas) e il numero di maglia, firma la sua prima rete in A e la prima del Venezia in questo campionato, e stavolta i tifosi arancioneroverdi possono gioire.


Nessuna parentela tra i due, solo un “omaggio”. Troppo grande la tentazione, se di cognome fai Henry e giochi a calcio, di prendersi la maglia numero 14, vestita in carriera dalla leggenda Titì all’Arsenal e al Barcellona. Non alla Juventus (aveva il 6), dove arrivò nel gennaio del 1999 dopo l’infortunio di Del Piero, senza riuscire a conquistare il cuore di Ancelotti che in lui vedeva un esterno di centrocampo, e non la punta capace di segnare valanghe di gol che poi si rivelerà grazie all’intuizione di Wenger.

Stesso ruolo, attaccante, ma caratteristiche molto diverse, l’Henry sbarcato a Venezia è un centravanti puro, vecchia maniera, di quelli che se non la mettono dentro davanti alla porta (così ha segnato all’Empoli, andando in spaccata su un cross di Aramu) lavorano per far salire o rifiatare la squadra. Più simile, per certi versi, a quel Pippo Maniero che era stato l’ultimo giocatore a segnare un gol in A con la maglia del Venezia, 19 anni fa.
 

Lo voleva il Genoa, in estate: poi il Venezia ha offerto di più e ha aggiunto un pizzico di Francia alla sua multinazionale, portando in laguna un ariete di 192 centimetri che conosce bene il significato della gavetta. A 26 anni la Serie A è il primo vero grande palcoscenico della sua carriera, iniziata nella terza serie francese e proseguita nella seconda serie belga prima del passaggio al Leuven, sempre in Belgio, dove nelle due stagioni giocate per intero segna 37 gol in 57 partite. L’ultima, quella attuale, l’aveva iniziata sempre lì, il tempo di segnare 3 gol nelle prime 4 giornate e il Venezia ha sborsato i 6 milioni necessari per assicurarselo.

Henry-Okereke
L'esultanza di Henry e Okereke dopo i gol all'Empoli

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Sempre dal Belgio, ma dal Bruges, il Venezia ha pescato durante l’ultimo mercato il suo “gemello del gol”, quell’Okereke che per caratteristiche si integra alla perfezione con Henry, come dimostra la rete segnata dal nigeriano contro l’Empoli.

Certo, Okereke si fa 50 metri palla al piede, finta e controfinta – scegliendo il modo più spettacolare per trovare il suo primo gol in A, anche lui – ma se si riporta indietro il nastro si nota che chi gli tocca il pallone per innescarlo, con una sponda morbida dopo essere venuto incontro a centrocampo, è proprio Henry.
 

Un “14” anche lui, il numero che vestiva al Bruges e con cui si “firma” nel suo profilo Instagram (una carrellata di scatti da cui emerge prepotente il valore che dà alla famiglia), ma a differenza del compagno, quello di Okereke in Italia è un ritorno. Il cammino, però, è simile, e prevede sempre la partenza dal basso, senza saltare tappe. A 19 anni gioca nella Lavagnese, in Serie D, facendosi notare dallo Spezia che lo aggrega nella sua Primavera e lo fa esordire in B. A gennaio del 2018 il prestito al Cosenza, in C, dove in appena 6 mesi diventa l’idolo di una tifoseria: solo un gol nella regular season, per poi scatenarsi con 3 reti decisive nei playoff che promuovono in B il Cosenza e lo rendono leggenda.

O-ke-re-ke, con la musicalità del suo nome, diventa anche il ritornello di una canzone reggae che gli dedicano, in cui le strofe in dialetto raccontano le imprese del Cosenza nei playoff. Impossibile trattenerlo, però. Torna allo Spezia, stavolta da titolare, e va in doppia cifra (10 gol in 30 presenze), attirando l’attenzione del Bruges che gli regala il sogno di giocare la Champions League.

In due anni mette a segno 13 gol e vince due volte il campionato con un repertorio di scatti palla al piede, progressioni in velocità, sterzate rapidissime per disorientare gli avversari. Tutto riassunto in un unico gol, contro l’Empoli, una discesa irresistibile un minuto dopo il suo ingresso in campo. Pare che quando ha preso palla a metacampo, dopo il tocco di Henry, dalla panchina abbiano iniziato a urlargli una cosa sola: "Corri". Ognuno nella sua lingua, ma tutti da amici.

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