Milan-Atletico Madrid, le chiavi tattiche del match di Champions

CHAMPIONS

Dario Saltari

©LaPresse
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Pur con diversi infortunati la squadra di Pioli arriva alla partita con l'Atletico in uno stato di forma migliore della squadra di Simeone, che paradossalmente ha problemi difensivi evidenti

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A tredici giorni dal ritorno in Champions League, il Milan affronterà la seconda tappa del suo difficile percorso verso la fase ad eliminazione diretta. Uscito sconfitto da Anfield dopo una partita complicata, la squadra di Pioli è tornata in Italia con risposte contrastanti: con la conferma, da una parte, di essere la squadra italiana mentalmente più solida al momento, quella più in grado di rimanere dentro la partita nonostante l’avversario; ma dall’altra anche con la certezza di dover alzare ulteriormente il livello atletico e tecnico per poter competere con le migliori squadre della Champions League. 

 

Nei tredici giorni successivi le tre partite di campionato che si sono giocate non hanno cambiato troppo queste impressioni: contro la Juventus, il Venezia e lo Spezia, il Milan non ha mai perso, pur andando sotto nel punteggio contro la squadra di Allegri, ma non in un modo tale da non arrivare con una qualche soggezione al cospetto di un avversario come l’Atletico Madrid. Certo, in parte questo è dovuto anche agli infortuni. Pioli, nella conferenza pre-partita, ha messo in dubbio la presenza di Giroud, Florenzi e Kjaer, con il Milan che dovrebbe presentarsi quindi con una formazione non troppo diversa da quella di Anfield. 

 

Se Atene piange, Sparta non ride. L’Atletico Madrid, pur avendo una rosa meno martoriata dagli infortuni, ha iniziato la stagione in chiaroscuro, vincendo solo due delle ultime cinque partite in tutte le competizioni, contro Getafe ed Espanyol. Per il resto, in questa piccola striscia di partite, la squadra di Simeone ha pareggiato in maniera scialba contro Porto e Athletic Bilbao (rischiando di perdere contro entrambe), e soprattutto ha perso nell’ultima giornata di Liga contro l’Alavés penultimo in classifica, che prima dell’Atletico Madrid aveva raccolto zero punti. «Hanno cercato di sottrarci degli spazi. Ci hanno obbligato a creare più gioco», ha dichiarato Simeone nel pre-partita, ammettendo senza volerlo la sua insofferenza nei confronti della parte creativa del calcio: «Dobbiamo continuare ad evolverci». Fino ad adesso, la sua squadra non ha mai vinto con più di un gol di scarto e, secondo i dati di Statsbomb, è appena nona per Expected Goals creati. 

 

Finita la sbornia per la vittoria della Liga nella scorsa stagione, l’Atletico Madrid sembra ancora lontano dal capire come inserire De Paul e il figliol prodigo Griezmann all’interno dell’undici titolare. Simeone nelle ultime partite ha optato per uno strano 3-5-2, o più raramente per un ancora più sbilenco 3-4-2-1, che però non riesce ancora a mettere in connessione con continuità quelli che dovrebbero essere i principali fulcri creativi sulla trequarti - non solo De Paul e Griezmann, ma anche Lemar (sembrato insieme a Correa uno dei pochi in forma in questo inizio di stagione) e Joao Felix, relegato spesso in panchina. Com’era già successo in passato, l’Atletico Madrid sembra soffrire molto la condizione di favorita - nella singola partita come in un intero campionato - e fa una fatica matta contro squadre che le lasciano il pallone e si difendono con efficacia in area. Qualcosa che dovrebbe consigliare a Pioli di continuare a puntare sulla solidità difensiva della sua squadra, che ormai è abituata a difendersi anche con un blocco basso per poi attaccare in transizione, in campo lungo. 

 

Se si escludono i cross, la squadra di Simeone arriva in area con grande difficoltà. Una delle poche armi offensive messe in mostra in questo primo scorcio di stagione sono i tagli in profondità dei centrocampisti offensivi, che dalla trequarti si vanno a infilare nello spazio tra centrale e terzino avversario. Lo si è visto contro il Porto, con Lemar che lo faceva partendo dal mezzo spazio di sinistra, ma soprattutto contro l’Athletic Bilbao, dove invece è stato Marcos Llorente a farlo dall’altro lato. Proprio il centrocampista spagnolo sarà uno dei giocatori a cui il Milan dovrà fare più attenzione, perché va a infilarsi strutturalmente nella debolezza difensiva che la squadra di Pioli ha a sinistra, dove Theo Hernandez sale moltissimo e non sempre è attento in marcatura (anche contro il Liverpool la partita si è giocata soprattutto su quel lato).

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Dagli sviluppi di quest’azione, l’Atletico arriverà vicino al gol con Griezmann.

 

Se le difficoltà offensive dell’Atletico Madrid non sono però una novità, diversa è la situazione in difesa dove semplicemente per adesso non sembra una squadra di Simeone. La difesa a tre non sta aiutando Hermoso, Savic e Gimenez nel controllo degli spazi, e soprattutto gli ultimi due sembrano piuttosto incerti nelle marcature preventive e nel capire come coordinarsi, quando uscire aggressivi tra le linee e quando invece aspettare l’avversario. 

 

Anche l’utilizzo di Kondogbia da vertice basso di centrocampo non sta aiutando la difesa, che sembra molto incerta anche quando è sotto pressione e deve far uscire il pallone in maniera pulita. 

 

Ancora una volta potrebbe essere decisivo il lato sinistro del campo, dove Leao ha la possibilità di ricevere alle spalle di Trippier e mandare in crisi nell’uno contro uno Savic. Fondamentale, in questo senso, sarà la precisione tecnica e la lucidità nelle scelte in transizione, che potrebbero fare la differenza tra un trionfo e una partita deludente. 

Il Milan arriva a questa partita con molte più certezze, insomma, ma come l’Atletico - anzi, forse più dell’Atletico - ha bisogno di un risultato positivo per tenere in vita le speranze di qualificazione. Se non dovesse vincere, infatti, la squadra di Pioli sarebbe poi costretta ad andare a Porto a cercare i tre punti in uno stadio ostico e contro una squadra che sembra esistere solo per complicare i piani di qualcun altro. Il Milan non può sprecare questo momento di difficoltà dell’Atletico, ma per farlo dovrà dimostrare di aver alzato ancora un po’ il livello del suo gioco. Non è facile, ovviamente, ma la Champions League è fatta apposta per misurarsi con sfide di questo tipo.

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