Serie B, le migliori giocate della 32^ giornata

Serie B

Emanuele Atturo e Cosimo Rubino

La bomba fotonica di Kragl, la grande azione corale del terzo gol del Palermo e altre grandi bellezze della Serie B che non vi hanno fatto rimpiangere il weekend senza Serie A

La sosta per le nazionali aveva lasciato la peculiare sensazione di vuoto esistenziale delle domenica senza Serie A. L'Italia, dopo essersi risvegliata vagamente rintontita per il ritorno all'ora legale e decisamente entusiasta per la vittoria della Ferrari di Vettel nel GP d'Australia, si è ritrovata spezzata dal maltempo all'altezza di quella che fu la linea Gustav: sole e temperature primaverili al nord e al centro, pioggia insistente al sud. Le premesse sembravano ideali per una gita in campagna e per una seduta di binge watching, ma il dio benevolo del calcio italiano, per sua natura contrario a ogni vuoto, ci ha offerto una vivace giornata di Serie B.

Nella lunga, lunghissima corsa per la promozione, la tappa di ieri ha segnalato soprattutto il pareggio a reti bianchi del Frosinone sul campo della Ternana ultima in classifica: quello del Liberati è il terzo passo falso consecutivo della squadra di Longo, che non segna da 336 minuti e sta vedendo complicarsi la sua posizione in classifica, soprattutto in virtù delle vittorie di Empoli (0-1 a Pescara) e Palermo (convincente 4-0 sul Carpi).

Ma la 32^ giornata ha premiato il grande pubblico della Serie B anche con gol e giocate da capogiro: abbiamo scelte le migliori, per una boccata di bellezza calcistica che possa farci sopravvivere fino al prossimo weekend.

Arrivato al Frosinone nella finestra di mercato invernale del 2016 dopo anni di vagabondaggio fra serie minori tedesche e Bundesliga austriaca, Oliver Kragl si era presentato al pubblico della Serie A con un'incredibile punizione da 35 metri che beffò Donnarumma e ammutolì San Siro. Da allora, Kragl ha giocato nella squadra ciociara un anno e mezzo fra A e B, per poi passare quest'estate al Crotone, dove però ha visto il campo soltanto per 93 minuti nella prima metà del campionato. A gennaio ecco dunque il prestito in cadetteria, al Foggia, impegnato in un mercato rivoluzionario nel tentativo di risollevare le sorti della stagione. Da gennaio i rossoneri hanno cambiato marcia anche grazie ai 5 gol e 2 assist di Kragl nelle sue prime 9 partite, e sono arrivati al lunch match del Tardini di Parma come una delle squadre più in forma del campionato.

Nonostante la doccia fredda dell'espulsione di Loiacono al quarto d'ora del primo tempo, la squadra di Stroppa si è portata in vantaggio con il gol del solito Mazzeo e sembra in controllo della partita. È nella cornice di questo grande entusiasmo che Kragl si porta alla battuta di un calcio di punizione da circa 25 metri, in posizione defilata alla sinistra della porta di Frattali. Sul pallone ci sono anche Leandro Greco e Cristian Agnelli. La punizione tarda molto ad essere battuta: i tre giocatori del Foggia si lamentano a più riprese per l'insufficiente distanza della barriera. Finalmente arriva il momento: tocco di Greco verso l'interno, stop con la suola di Agnelli e violentissimo tiro di collo-esterno sinistro di Kragl. Il pallone supera a velocità supersonica Vacca (uscito prontamente dalla barriera) e Frattali, infrangendosi sulla parte interna della traversa, per poi rimbalzare a pochi centimetri dalla linea di porta. Sarà il punto più alto della partita del Foggia, che negli ultimi venti minuti crollerà sotto i colpi della stanchezza. Per i 4mila foggiani giunti a Parma sarà stato difficile non sognare il rumore sordo della traversa colpita dalla sassata di Kragl.

Il terzo gol del Palermo è una sinfonia che celebra la superiorità tecnico-tattica dei rosanero rispetto a un Carpi fin troppo rinunciatario. È appena scoccato il minuto 21 del secondo tempo quando Pomini raccoglie una palla vagante nella sua area di rigore e con la calma dovuta al doppio vantaggio serve Dawidowicz. Il difensore polacco avanza lentamente sulla trequarti difensiva e gira per il suo compagno di reparto Rajkovic. Nella zona dei due centrali ci sono addirittura tre giocatori in maglia bianca, ma la loro pressione è troppo passiva per evitare che la sfera raggiunga in verticale Gnahoré. Da qui in avanti l'orchestra palermitana si sintonizza su un ritmo perfetto, costruito su quattro tocchi di prima che porteranno al gol. Il centrocampista francese, venuto incontro, dà avvio al più classico degli elastici: sponda indietro per Jajalo, che apre il compasso e lancia splendidamente l'accorrente Rolando alle spalle del terzino avversario. L'esterno rosanero lascia rimbalzare il pallone, alza la testa, poi serve in mezzo un cross basso in favore di La Gumina, che brucia Ligi e scaraventa in rete un mancino potente e preciso. Applausi scroscianti e unanimi dalla platea e dalla galleria.

Se il terzo gol del Palermo è una sinfonia il quarto è un assolo del miglior musicista di giornata per l'orchestra del maestro Bruno Tedino. La partita di Igor Coronado contro il Carpi è un saggio delle capacità di un ragazzo non sempre continuo ma dal talento purissimo. Dopo aver segnato il primo gol su rigore e raddoppiato in apertura di secondo tempo con un bell'inserimento sul secondo palo, il trequartista brasiliano dà sfogo a tutta la sua creatività in occasione della rete della tripletta. Coronado riceve palla da una rimessa laterale in zona d'attacco, controlla il pallone orientandolo verso la porta, poi racconta una bugia al povero Jelenič, che credendolo in preda a un delirio d'onnipotenza particolarmente credibile visto il suo magic moment si fionda a respingere un tiro soltanto caricato e mai scoccato. Suola destra-piatto sinistro-piatto destro in un nanosecondo, avanti a testa alta a sfidare tutta la difesa del Carpi, un paio di tocchi ancora per cercare il centimetro e l'istante esatto da cui lasciar partire l'acuto che accarezza la base del palo e finisce in rete.

Spesso si dice che la differenza fra un giocatore normale e un campione è che il campione tira fuori il coniglio dal cilindro nel momento più difficile per la sua squadra. Ma in una rubrica come questa, che premia la bellezza in tutte le sue forme, il fatto che un gol così complesso sia arrivato in un momento della gara di totale appagamento per il Palermo e ancor più per Coronado, lo impreziosisce del fascino delle cose ostinate e innecessarie.

L’idea di “feticismo” è stata introdotta in ambito etnografico per indicare quegli oggetti inanimati che certe società ritengono carichi di poteri magici. Tradotto in psicologia da Sigmund Freud, il concetto ha assunto il significato di una parafilia, cioè di un’attrazione sessuale morbosa, verso una singola parte della persona amata, che funge da parte per il tutto. Il feticista dei piedi, ad esempio, vede nella persona amata solo due enormi piedi da adorare. Sembra la descrizione del sentimento che i tifosi di Serie B provano per il piede sinistro di Camillo Ciano.

Al piede sinistro di Ciano bisognerebbe dedicare un culto: consacrare opere d’arte, film, canzoni. Il calco del piede sinistro di Camillo Ciano andrebbe esposto nel grande museo della Serie B, insieme alla fronte di Andrea Caracciolo, alla riproduzione anatomica delle cosce di Archimede Morleo e ai baffi di Emiliano Mondonico.

Il sinistro di Camillo Ciano ha dato prova di un’altra grande espressione personale contro la Ternana. Circa alla mezz’ora di gioco, con una punizione da circa 27 metri. Ciano calcia con una rincorsa quasi orizzontale sulla palla, che non sembra dargli la sufficiente spinta. Eppure il tiro sfila via forte, di pura tecnica, e così teso che non si capisce come abbia fatto a superare la barriera in altezza. Quella di Ciano rientra nella categoria di punizioni rese ancora più belle da un mezzo miracolo del portiere, che sembra essersi messo d’accordo con l’attaccante per dare vita a una coreografia studiata. A parare la punizione è stato Andrea Sala, un portiere di di 24 anni dalla carriera piuttosto grigia e riassunta da un aneddoto: nel 2011 l’Inter lo prese in prestito dalla Pro Patria perché con la promozione di Bardi in prima squadra non aveva abbastanza portiere in primavera.

La punizione di Ciano è anche il momento in cui il Frosinone è andato maggiormente vicino al gol del vantaggio, in una partita che ha confermato il periodo non brillantissimo dei ciociari, che ora rischiano di farsi risucchiare dalla zona playoff, dopo un gennaio in cui erano sembrati una squadra fuori categoria almeno quanto il sinistro del proprio fantasista, Camillo Ciano.

Quante volte, quest’anno, resi riflessivi dal gelo invernale imprevedibile di Burian, vi siete scoperti assorti a chiedervi: “chissà come sta, Emanuele Calaiò, l’arciere”. Calaiò se ne è andato dalla Serie A nel 2014, quando ha firmato un contratto con il Catania e ha chiuso la stagione con 18 gol.

Dopo il fallimento dei siciliani Calaiò è ripartito da un’altra società fallita, però in Lega Pro, il Parma. Oggi Calaiò gioca ancora nel Parma e a 36 anni è un ragazzo. Guardatelo scoppiare di salute. In quest’azione non c’è particolare grazia: Calaiò fa un bell’aggancio di sinistro, ma non sembra pienamente in controllo del proprio corpo. Del resto è più vicino ai quaranta che ai trenta e mancano pochi minuti alla fine della partita. Sarebbe legittimo lasciarsi andare, mettersi a difendere stancamente la palla sulla linea laterale, prendersi un fallo. Prendere tempo con la squadra in vantaggio. Ma Calaiò è pazzo e dopo il controllo vuole prendere in controtempo il suo avversario con una giravolta di tacco. Effettivamente ci riesce ma è comunque troppo lento e l’avversario lo rimonta. Eccoci in un altro momento in cui Calaiò potrebbe rallentare, prendere fiato, guadagnare tempo. Ma Calaiò è pazzo e prova un altro dribbling a rientrare, l’avversario lo ferma ma gli concede il calcio d’angolo.

Emanuele Calaiò, l’arciere, quindi, sta benissimo e ogni domenica vi rassicura che non siete troppo vecchi per essere ambiziosi nella vita. I limiti del vostro corpo e della vostra mente sono lì per essere oltrepassati, anche quando sarebbe più logico e comodo non farlo. Grazie Arciere.

La storia del calcio è disseminata di magnifici gol annullati, ma non è certo disseminata di magnifici gol annullati del Brescia. Cogliamo allora l’occasione di questa rubrica per celebrare questo meraviglioso gol di Ernesto “El Flaco” Torregrossa (soprannominato El Flaco da noi adesso).

Ci sono diverse cose preziose di Torregrossa in quest’azione. Il dribbling col primo controllo di petto, dove ha mandato a scuola Petriccione; l’uso attento del corpo con cui difende palla nei corridoi intasati; la grazia quasi provocatorio con cui evita di nuovo Petriccione con uno scavetto e poi scarica su Bisoli. Il figlio d’arte poi chiude un uno due piuttosto complesso con un bel lancio di interno. Torregrossa dribbla di nuovo di petto in anticipo il difensore e scarica in rete. Ma stavolta non era petto secondo l’arbitro e il gol viene annullato.

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