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30 marzo 2018

Il grande lavoro di Tedino al Palermo

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In una stagione travagliata dal punto di vista societario, Bruno Tedino è riuscito comunque a dare un'identità di gioco forte e ambiziosa alla sua squadra

A Bruno Tedino non piacciono le cose semplici. Dopo aver chiuso la carriera calcistica a soli 22 anni, per un infortunio, ha iniziato subito ad allenare, facendo tanta gavetta nei settori giovanili della regione: San Donà, Treviso, Conegliano e Montebelluna. Nel frattempo scriveva di calcio sul Gazzettino Veneto per diversi anni, prima della grande chance nelle giovanili del Venezia, dove conosce Zamparini.

Poi arriva il salto in prima squadra: anni al margine del calcio professionistico, tra la C2 e la Serie D con San Donà, Novara, Pordenone, Sudtirol, Pistoiese, Sangiovannese e Jesolo. Nel 2013 il tecnico ha trovato il primo riconoscimento della sua carriera, ricevendo la chiamata in U-16.

Nonostante una carriera promettente, in Federazione (l’anno successivo è già in U-17), nel 2015 Tedino ha lasciato sposando il progetto del Pordenone di Lovisa, reduce da una retrocessione (con ripescaggio) in Lega Pro. Nei due anni in terza serie il tecnico ha trasformato i “ramarri” in uno dei laboratori tattici più importanti della categoria, abbinando gioco e risultati.

In due stagioni il Pordenone ha raccolto gli applausi di tifosi e addetti ai lavori, ma non è riuscito nel salto di qualità. La squadra è arrivata seconda nel 2016 e terza nel 2017, e nei playoff è uscita solo in semifinale, contro Pisa e Parma (poi promossi). Questa estate, quando tutto sembrava pronto per la promozione, è arrivata la chiamata dalla Serie B. La decisione di accettare la corte di Palermo è sembrata a molti un azzardo. Dopo l’esperienza nella tranquilla città friulana Tedino si è ritrovato nella piazza più ambiziosa e problematica della Serie B, con una squadra piena di potenzialità e incognite. L’accoglienza dei palermitani è stata subito fredda, complici le frizioni con la società e le scorie della retrocessione.

Ai problemi ambientali si sono aggiunte le incognite societarie: al momento della sua firma – voluta da Zamparini – la sua permanenza in Sicilia era già in bilico: con l’arrivo di Baccaglini sarebbe stato possibile anche un cambio di direzione tecnica, possibilità sfumata col tramontare della trattativa. La mancata cessione ha probabilmente salvato il lavoro del tecnico, ma lo ha anche reso più complesso: con la permanenza di Zamparini è scoppiata la protesta dei tifosi, poco soddisfatti della gestione economico-sportiva della società.

Il Palermo, come ammesso dal patron rosanero (http://www.mediagol.it/zamparini/zamparini-assicura-palermo-ha-40-milioni-di-debiti-ma-non-falliremo-e-il-closing/), aveva chiuso la stagione precedente con un buco da 40 milioni, una cifra che secondo alcuni era destinata a salire.

Sin dalle prime settimane, la concentrazione di Tedino si è rivolta al campo, nel tentativo di recuperare (anche mentalmente) una squadra reduce da una stagione pessima a livello sportivo e desolante dal punto di vista umano. «Quando siamo partiti il 12 luglio c’erano molte difficoltà – dice Tedino, poche settimane dopo il suo arrivo – molti ragazzi non credevano in un pronto riscatto, molta gente pensava di andare via».

Nonostante i tanti problemi che hanno attraversato l’estate rosanero – a luglio ci sono state due perquisizioni della guardia di finanza, a casa di Zamparini e in sede  – il tecnico è riuscito a cementare la squadra, lavorando con il diesse Lupo per convincere i giocatori a prendere parte al nuovo progetto tecnico. «Sono sempre stato abituato a lavorare sodo e secondo me è l'unica cosa da fare, il primo passo è dimostrare di avere attitudini alla città e alla “palermitanità”, per andare nella categoria che compete a Palermo».

Nel corso della sessione estiva la società ha confermato buona parte della squadra (Trajkovski, Chocev, Jajalo, Alesaami e Rispoli), compreso Nestorovski, rimasto nonostante le offerte dall’estero. La società ha quindi puntato forte sul blocco dell’anno precedente, rinforzato dall’arrivo di Bellusci (al posto di Andelkovic, veduto al Venezia) e di tanti giovani prospetti.

Gnahoré, Coronado, Murawski e La Gumina sono solo alcuni dei giovani che sono arrivati in estate, dando forma a una squadra giovane (l’età media è tra le più basse della Serie B) e con molte incognite. Zamparini è stato subito intransigente, facendo intuire che la valorizzazione dei giovani avrebbe influenzato sia il futuro tecnico che quello economico del club.

Le idee tattiche di Tedino

Interrogato sul modulo, alla conferenza di presentazione, Tedino ha risposto di volere «un calcio fatto di principi, con giocatori che abbiano un’ottima tecnica, una grande rapidità di esecuzione e che ragionino di squadra […] un collettivo che abbia un equilibrio, una razionalità, e che sia anche elastica».

La presenza di due terzini come Rispoli e Aleesami ha convinto Tedino a partire dalla difesa a tre, già utilizzata nell’ultima parte della sua esperienza in Friuli. La vera continuità arriva dai princìpi di gioco: come a Pordenone Tedino ha cercato di impostare una squadra capace di interpretare in continuità le due fasi del gioco, tenendo il possesso anche con finalità difensive, e provando ad attaccare anche nella fase di non possesso.

Quella del 3-5-2 è la scelta naturale: con i tre difensori il Palermo si assicura la superiorità nella prima fase di possesso e lascia più libertà ai due esterni di centrocampo, con un riferimento “di ordine” davanti alla difesa (Jajalo o Murawski).

Più delicato il discorso a metà campo. La squadra ha iniziato la stagione con poche alternative, convincendo Tedino ad adattare prima Trajkovski e poi Coronado sulla mezzala. Sul centro destra il posto da titolare diventa subito di Eddy Gnahoré, giocatore esuberante, con ottimi mezzi fisici e capacità in conduzione. Importante, ad inizio stagione, è stata anche la rigenerazione di Chocev, reduce da una stagione traumatica.

Davanti l’unico punto fisso è stato Nestorovski, nonostante alcuni problemi fisici e i diversi impegni con la Nazionale macedone. Le sue assenze, specie all’inizio della stagione, sono pesate molto, e hanno influito sul basso rendimento offensivo della squadra (con 44 reti il Palermo è ottavo per gol segnati, molto lontano dai 66 dell’Empoli).

Nonostante questi numeri, e l’etichetta di “difensivista” affibbiatagli dai tifosi palermitani, Tedino ha impostato una squadra che fa della ricerca della verticalità il suo obiettivo principale. Questa viene cercata con una organizzazione posizionale abbastanza rigida, con i giocatori a occupare tutti i corridoi del campo, e una costante ricerca di soluzioni tra le linee.

Il Palermo occupa tutti i corridoi di campo.

Nel gioco di posizione di Tedino i ruoli non sono rigidi: la squadra ruota le posizioni in ogni zona di campo, facendo della fluidità il suo tratto più caratteristico. In fase di uscita le due mezzali arretrano verso il mediano per dare una soluzione in più in uscita, o si allargano per permettere la salita dell’esterno; nelle fasi di uscita le due punte vanno spesso a colmare il vuoto lasciato dal compagno in arretramento, accorciando verso il centro o dando un riferimento alto sull’esterno (soprattutto in contropiede).

La vera libertà arriva nell’ultimo terzo di campo. I rosanero cercano di avere sempre cinque giocatori in linea, ma l’interpretazione degli spazi viene lasciata ai giocatori, così da creare situazioni di uno contro uno nelle zone nevralgiche.

Sia Gnahoré che Jajalo, dopo il controllo, si alzano sulla linea degli attaccanti. L’avanzata dei due permette alla squadra di creare un 3 vs 3 al limite dell’area, nell’azione che porterà all’1 a 0 finale.

«Il primo messaggio che va dato è all’insegna della collaborazione, dare a ogni compagno a una soluzione e una comprensione di gioco». Il mantra principale della squadra è quello di offrire sempre due o più soluzioni al portatore di palla, garantendo continuità nel possesso.

È un progetto di gioco ambizioso, che all’inizio non viene assorbito bene dai giocatori. Le difficoltà iniziali sono aumentate dall’infortunio di Ingegneri, difensore ex Pordenone, richiesto da Tedino anche per le sue qualità in fase di uscita. Nelle prime giornate i rosanero faticano a gestire il possesso con la fluidità giusta, e il rendimento offensivo ne risente. Nelle prime nove giornate il Palermo è l’unica squadra imbattuta e ha la miglior difesa del torneo, ma pareggia 6 partite e segna appena 10 gol.

La permanenza ai vertici si basa soprattutto sulla fase difensiva, anche se sarebbe meglio parlare in termini di controllo della partita. Sin dalle prime giornate il Palermo si mostra come una squadra impositiva, nel possesso e nell’occupazione del campo, è aggressiva nelle fasi di transizione e molto ordinata nelle fasi più attendiste. Quando aspetta, il Palermo si chiude con un 5-3-2 corto e compatto, con i due esterni a fare la spola tra la mediana (quando non esce la mezzala) e la linea difensiva, e i tre centrali sempre pronti ad aggredire in avanti.

Szymiński esce sul portatore, aiutato da Coronado. Aleesami accorcia sulla linea dei difensori, formando una linea a 4.

L’aggressività di difensori come Struna e Bellusci permette ai rosanero di ovviare alle uscite dei centrocampisti senza perdere compattezza centrale, a costo di qualche rischio in più (si è visto soprattutto nelle due partite contro l’Empoli, capace di far valere la propria qualità negli uno contro uno).

La continuità

Nel corso della stagione – a parte qualche passaggio a vuoto – la squadra è riuscita a mantenersi su buoni livelli, nonostante qualche difetto (specie nella copertura del lato debole in transizione). Il gioco vale comunque la candela: con 27 gol subiti il Palermo è la migliore difesa del campionato di Serie B.

I continui problemi societari hanno probabilmente alimentato i vuoti di una squadra altrimenti molto continua. Nelle prime 23 giornate il Palermo ha perso solo due partite: la prima, col Novara, poco dopo che Zamparini aveva espresso l’intenzione di cedere la società; la seconda, col Cittadella, due giorni dopo l'istanza di fallimento chiesta dalla procura di Palermo. Lo scorso febbraio il rinvio della decisione della procura ha anticipato il peggior momento dei rosanero: 4-0 subito in casa dell’Empoli, con tanto di aggancio al primo posto.

La sconfitta ha avuto strascichi: nella due giornate successive i rosanero hanno perso con Foggia e Perugia, facendo sfumare il vantaggio in casa coi rossoneri e subendo un gol nel recupero in Umbria. Un ruolino terribile, che in poche settimane ha segnato il passaggio dal primo al terzo posto.

Nel corso della stagione Zamparini ha sempre cercato di rassicurare la piazza, respingendo le accuse (falso in bilancio, appropriazione indebita, riciclaggio) e minimizzando il buco di bilancio, che secondo la procura ammontava a 70 milioni (e non a 40). Le continue uscite del presidente, in bilico tra rassicurazioni e dichiarazioni di cessione, hanno avuto un effetto negativo, polarizzando la distanza tra dirigenza e tifoseria.

Per buona parte della stagione il Renzo Barbera è rimasto quasi sempre semivuoto, anche se negli ultimi mesi – con l’introduzione di sconti, promozioni e tariffe popolari – la media spettatori è tornata a salire.

Un fattore importante è arrivato anche dalla squadra, che ora sembra in netta ripresa. Le tre sconfitte consecutive hanno avuto un effetto quasi catartico: con Empoli e Frosinone ai primi posti la squadra di Tedino ha perso un po’ di pressione, ed è riuscita a ritrovarsi. La reazione è arrivata nella gara interna con l’Ascoli. Sotto di un gol all’intervallo i rosanero hanno chiuso il secondo tempo con 4 gol, tornando alla vittoria e trovando lo slancio per lo scontro diretto col Frosinone.

La vittoria coi ciociari ha segnato il rilancio in classifica, sbloccando definitivamente la squadra. I palermitani sono ora imbattuti da quattro partite, e nelle ultime 3 hanno segnato 8 gol.

La squadra sembra aver trovato finalmente la sua completezza, favorita dalla maturazione dei giovani (Coronado, Murawsi, Gnahoré) e dall’affacciarsi di nuovi protagonisti, La Gumina (tre gol e un assist nelle ultime 4) su tutti. Con il rigetto dell’istanza di fallimento, lo scorso giovedì, i rosanero sembrano finalmente usciti dalle difficoltà vissute negli ultimi mesi.

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